“Conigli e boa” di Fazil’ Iskander

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Ne parlo ora, ma è uscito il mese scorso.

Ne sono molto orgogliosa quindi lo segnalo anche qui sul mio blog.

Il pericolo per i russi, infatti, è sempre lo stesso: che ottimi libri passino inosservati nel marasma di titoli a volte anche di basso valore che si pubblicano nel nostro paese.

La letteratura russa contemporanea ha sempre fatto fatica a decollare. Più fa fatica a decollare, meno si investe in essa lamentandosi che non decolla, meno si investe, più fa fatica a decollare. Un circolo vizioso che perdura.

Qui sotto la quarta e a questo link un ASSAGGIO.

Che cosa accadrebbe nel Regno dei conigli e nel Regno dei boa se un giorno un semplice coniglio cominciasse a ragionare con la propria testa e mettesse in dubbio secolari usanze di morte? Quali conseguenze potrebbe scatenare il suo tentativo di ribellarsi allo status quo? Un giorno il Ponderatore, un coniglio con il compito di meditare sulle cose, si rende conto per caso che i suoi simili si lasciano inghiottire dai boa perché impietriti dal terrore, non per la capacità dei serpenti di ipnotizzare le proprie vittime. Ma proprio chi dovrebbe essere felice di quella scoperta, il Re, vuole che le cose restino invariate. E se quella menzogna e il terrore nella sua forma più subdola fossero l’unico modo di mantenere il potere e l’equilibrio fra le specie? In Conigli e boa Fazil’ Iskander ci presenta un apologo ironico, una favola filosofica sui rapporti fra il potere e le persone, fra terrore e realtà, fra verità e menzogna. Paragonato per toni e ispirazione alla Fattoria degli animali di George Orwell, è diventato un classico pedagogico fin dai tempi della sua pubblicazione di clamoroso e inaspettato successo.

Utilizzando la tradizione russa del racconto come forma di critica sociale, Iskander introduce il lettore alla vera società sovietica attraverso due gruppi di animali – i conigli e i serpenti, i deboli e i forti.
«Per i suoi voli di fantasia e la sua abilità apparentemente inesauribile nell’intessere storie l’opera di Iskander è stata spesso paragonata a quella di Gabriel Garcia Marquez».
The New York Times Book Review
«Iskander si è conquistato un posto di valore nella tradizione degli autori russi satirici, fra il Gogol’ delle Anime morte e il Nabokov di Lolita».
Elmar Krekeler, Los Angeles Times
«Nelle sue storie, anche quando descrivono immani tragedie, c’è sempre tanta ironia». La Repubblica
«Iskander immerge il lettore in un’umanità pittoresca, legata ai ritmi delle attività quotidiane, ma propensa a evadere verso le regioni della fantasia… Le storie traggono valore dalla loro stravaganza o eccezionalità».
Corriere della Sera
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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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