Addio, Bane of the Dreadfort

Ho sempre avuto una visione chiara su come avrebbe dovuto essere il lavoro editoriale per rappresentare davvero un ambiente di cultura sano e ricco di stimoli.
Per un po’ la mia è stata solo una visione. Poi ho avuto la fortuna di lavorare con Sergio Altieri e le altre colleghe del “team Martin” e quella visione si è fatta carne.

Sergio, in realtà, nel mio passato di redattrice precaria, mi era già passato davanti centinaia, migliaia di volte. Qualche “ciao” nei corridoi, ma niente di più, perché quell’omone dall’aspetto burbero, che intervallava parole italiane a espressioni gergali americane, era il direttore di una redazione con la quale non c’era mai stata l’occasione di collaborare.

Poi l’esperienza di redattrice che finiva, quella di traduttrice che cominciava.
E cominciava anche l’esperienza delle traduzioni della serie Wild Cards di G.R.R. Martin, un ciclo fantascientifico di romanzi, che abbiamo tradotto in quattro, Sergio Altieri, Alba Mantovani, Giusi Valent e io, con la revisione di Grazia Bosetti; un team di traduttori che si è dedicato poi anche alla traduzione di questo libro: https://it.wikipedia.org/wiki/Il_mondo_del_ghiaccio_e_del_fuoco.
Tutto all’interno del ciclo andava coordinato, tutto doveva essere coerente, nessuno poteva fare di testa propria. Glossari infiniti, nomi di personaggi fantasiosi ed evocativi da decidere insieme, trame da condividere per non incappare in granchi traduttori.
E lì ho conosciuto davvero Sergio.

Un paio d’anni di mail lunghissime cariche di intelligenza, cuore, rispetto del lavoro altrui; riunioni leggere come piume, dopo le quali tornavo a casa con la sensazione di essere una traduttrice migliore, e una persona migliore; telefonate fiume piene di calore, parole di incoraggiamento, risate. Poi quell’ultima pizzata, in cui c’eravamo detti di non lasciar passare troppo tempo, anche se di lavoro in team per noi sembrava non essercene più.

Ora sono qui, a scorrere fra le lacrime ogni mail di quei momenti. A ricordare le parole di una telefonata che ha segnato per me una svolta interiore.
Lady Denise, sto leggendo le tue pagine proprio ora, non ho resistito, dovevo chiamarti. My Lady, tu sei una fuoriclasse.”
“Oddio, Sergio, davvero? Son venute bene? Perché io sono sempre piena di dubbi. Sapessi quante volte mi han trattato a pesci in faccia in questo lavoro.”
“Ah, sì, my Lady, e tu mandali a ‘fanculo.”

Lui era così, abituato a motivare i colleghi e i collaboratori, non a demolirli.
Ci penso e ci ripenso, ogni volta che boccheggio, e da ieri ripercorro quegli istanti nella mente con maggiore gratitudine e felice di avergli detto in tempo che cosa le sue parole avevano significato per me in quella e in altre occasioni.
Addio, Bane of the Dreadfort.
L’unico vero fuoriclasse qui eri tu.
Non ti dimenticherò mai, man.
Mai.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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