Ognuno fa il suo mestiere, ma qualcuno lo fa meglio di altri

Finalmente questa odissea è finita.

Il mio Mac portatile è tornato a casa di nuovo funzionante. Un sollievo, finalmente. Ci sono voluti quasi due mesi.
Il Mac necessitava di un cambio di tastiera. Era ormai di poco fuori garanzia. Vado in un negozio di riparazioni e rivendita di accessori informatici usati e ricondizionati a Cologno Monzese, un paese vicino al mio. Lì mi sono sempre trovata bene, ma evidentemente erano cose di poco conto.

Mi dicono, sta tirando le cuoia, la vuoi cambiare? Sì. Allora ti faccio arrivare la tastiera di ricambio? Sì. Me la cambiate voi però perché io non sono in grado! E ci mancherebbe, è il nostro lavoro! Do un anticipo di 50 euro. Un lavoro di una giornata. Passano un paio di giorni, nessuno si fa sentire. Dopo una settimana chiamo io. Risposta: abbiamo aperto il mac e la tastiera originale è saldata al corpo del computer. Chiedo, ma è un difetto solo del mio? No, a quanto pare la nuova generazione di mac portatili ha la tastiera saldata. Loro non lo sapevano. Lasciacelo ancora qualche giorno che scopriamo come si fa. E già lì dovevo scappare a gambe levate, ma si erano sempre comportati bene, gli ho dato fiducia.

In totale, dopo telefonate, attese, proroghe, promesse di trovare un tecnico competente che abbia una fantomatica macchina supersonica da sei milioni di euro per risolvere la cosa, vado con mio figlio di 5 anni direttamente in negozio. Sono passate 4 settimane.
Entro, il titolare è al telefono. Non risponde al saluto. Arriva uno dei tecnici, piazza sul banco il mio mac e la scatola della tastiera mai montata. Il titolare mette giù e dice: non ce l’abbiamo fatta e non ho trovato nessuno che lo sappia fare. Tieni. E io: e i 50 euro di anticipo me li ridate? No, ti tieni la tastiera. Al mio “Ma stai scherzando?”, in tono calmo, da cui partire per una discussione in cui fargli capire le mie ragioni, il titolare comincia a inveirmi contro con frasi tipo: Sei una maleducata, io ti sbatto fuori a calci nel c*** e la tastiera te la ficco in c***. Gli manca pure la fantasia per gli insulti, visto che quella parola viene ripetuta più e più volte insieme ad altri epiteti poco gentili davanti a mio figlio in età prescolare.

Discuto un po’ dandogli del cafone incompetente, facendogli notare da figlia di artigiani che se mio padre dicesse a una cliente che per cambiare il tubo di scarico di un bagno ci vuole un modello particolare, che faccio signora, glielo ordino, e poi aprisse il muro e si accorgesse che quel tipo di tubo non ci passa, non direbbe alla signora, ora mi paga il tubo e se lo tiene, le ridarebbe i soldi e lui rimanderebbe il tubo dal fornitore o se lo terrebbe. Mi ridà i soldi sbraitando insulti irripetibili sempre davanti a mio figlio e dicendo che lo fa perché è un signore. Usciamo, Mathy mi dice: Quel “signore” deve stare attento perché se si comporta sempre così il prossimo Natale Babbo Natale non gli porta niente.
Torno a casa, accendo il Mac. La tastiera ora è completamente morta e gira la ventola, cosa mai successa prima. E non dopo ore di uso, dopo un minuto dall’accensione. Impossibile lavorarci con una tastiera esterna ora, perché lentissimo.

Trovo su internet un altro tecnico nel giro di mezz’ora, in un paese non vicinissimo al mio ma abbordabile. Incrocio le dita. Ci sentiamo direttamente il giorno dopo, mi dice che se gira la ventola è perché probabilmente hanno rovinato la scheda madre toccando con strumenti non adatti nel tentativo di cambiare la tastiera. E tutti i Mac portatili di nuova generazione hanno la tastiera saldata. Dal 2009 circa. Un tecnico competente lo sa. Poi il danno si rivelerà una sciocchezza: gli incompetenti avevano spanato e perso quasi tutte le viti di chiusura e il Mac ancora mezzo aperto andava in crisi. Il nuovo tecnico sarà costretto a farsi arrivare oltre ai pezzi principali necessari (tastiera, diversa da quella che mi avevano ordinato loro, scocca esterna e trackpad), anche delle viti nuove, che mi abbonerà.

Morale: la miglior difesa è l’attacco. Secondo loro… Sapevano di aver fatto un guaio e la cosa migliore era trovare il modo di non farmi più rimettere piede in quel negozio.

In 40 anni di attività mio padre non ha mai mai mai usato una parolaccia davanti a un cliente, tantomeno se donna e con bambino in età prescolare. Non ha mai alzato la voce, perché per lui il cliente ha sempre ragione, anche se per caso avesse torto.

Auguro a questi incompetenti che la loro attività vada a gambe all’aria il prima possibile.
Ah, dimenticavo la chicca: sul muro del negozio è pieno di frasi di stampo cristiano. Da cristiana questa cosa mi irrita ancora di più.

Auguro invece al nuovo tecnico, un ragazzo giovane che sa però il fatto suo alla stragrande (infatti vi scrivo dal mio Mac, finalmente) che mi ha salvata, con un preventivo onesto che non mi ha costretta a vendere un organo al mercato nero, e ha fatto un lavoro impeccabile, di avere grande successo nel suo lavoro. Perché se lo merita. Lui.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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