L’orgoglio dei libri

2015-03-30 10.00.21 Ieri sono stata a BookPride, la fiera dell’Editoria Indipendente, organizzata ai Frigoriferi Milanesi, dal 27 al 29 marzo. Per tre ragioni:

  1. dovevo parlare a un evento sui lavoratori dell’editoria;
  2. incontrare alcuni editori indipendenti;
  3. comprare bei libri che in libreria, in generale, si faticano ormai a trovare tutti insieme con quella possibilità di scelta.

Partiamo dal motivo n.1:

L’evento era il seguente:

C’è chi corregge, c’è chi traduce: tra redattori precari e traduttori autonomi, verso le buone pratiche, a cura di Chiara Di Domenico. Con Elisa Comito (Sindacato traduttori editoriali), Francesco Sole (Slc-Cgil), Odei, Rete Redattori Precari. A cura di ODEI, l’Osservatorio degli Editori Indipendenti. Io ero la rappresentante di Rerepre (Milano), il mio nome l’unico dimenticato, ma chissene, creava comunque aspettativa su chi sarebbe stato il/la “ribelle” con l’ardire di mostrare il proprio volto in quella sala 😀

Nonostante fosse dalle 10 alle 12, in orario d’apertura, di domenica mattina, il cambio dell’ora legale, la Stramilano a togliere gente, la sala era discretamente piena, l’auditorio particolarmente interessato, diviso fra editori indipendenti, colleghi traduttori e redattori/lavoratori editoriali, semplici lettori. Gli argomenti emersi sono stati molto interessanti, il tempo poco: bi(bli)odiversità, contratto condiviso, filiera trasparente, legalità, comunanza di intenti, ritorno di immagine attraverso la creazione di un prodotto culturale che spicchi rispetto alla massificazione anche per correttezza nelle pratiche del lavoro, in un primo passo piccolo (ma i passi piccoli sono in fondo quelli più grandi) verso un accordo, speriamo, dei lavoratori della filiera editoriale con gli editori più volenterosi e DAVVERO alla ricerca di un’etica che li renda “bi(bli)odiversi”, non a parole, ma nella sostanza, nei fatti. Io ci credo, ci spero, da inguaribile ottimista (utopista?), essendo una lavoratrice editoriale che ha sempre desiderato vedere il libro fra i prodotti BIO, da acquistare con scelta responsabile. Come sarà possibile, tutto da vedere.

E veniamo al motivo n. 2:

Ho girato per gli stand, chiacchierato con vari editori conosciuti negli anni. La fiera sembra aver avuto un buon esito: lettori forti, lettori attenti, dunque compratori forti e attenti. Ieri, domenica, causa Stramilano, l’affluenza era ridotta, ma sabato c’era stato un boom.

E siamo al motivo n. 3:

In un paio di queste chiacchierate, ho avuto un paio di conferme su ciò che sapevo già. Le librerie di catena si fanno pagare fior di cifre per mettere in vetrina, sugli scaffali, nelle pile più in vista certi titoli e non altri. Così finisce che i titoli più interessanti, coraggiosi, se non si vanno a cercare con il lanternino, dai pochi librai indipendenti, con titolo, autore e casa editrice alla mano, fai fatica a trovarli.

Voi penserete, be’, che dici di nuovo? Credi davvero che non lo sapevamo? Sì, forse, lo sapevate, ma le cifre che chiedono, quelle le sapete? Sono cifre da far tremare i polsi, cifre che un piccolo-medio editore non si può assolutamente permettere, che se le sentisse un comune mortale, magari pure aspirante lettore responsabile, col cavolo che si fiderebbe più ad acquistare un solo titolo visto in vetrina…

E torno così al tema che mi preme sempre: con i contributi, le tredicesime, i premi produzioni, ecc. non pagati ai finti collaboratori, fra le altre cose, i grandi gruppi si sono comprati anche gli spazi in vetrina appiattendo, ammazzando la varietà. E riducendo il numero di lettori anziché aumentandoli.

Mio padre me lo ripete sempre: la pubblicità è l’anima del commercio.

Speriamo che i piccoli editori, non potendo combattere su un certo campo, si convincano che la via della trasparenza e della bi(bli)odiversità REALE sia quella giusta anche nell’ottica di un ritorno d’immagine, che costerebbe loro di certo meno di un libro in vetrina nelle librerie di catena.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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3 risposte a L’orgoglio dei libri

  1. ciao,
    mi pare che originariamente lo slogan fosse quello della BIBLIOdiversità, ma siccome il precariato (e tutto il resto, di cui avrete sicuramente discusso, anche se fugacemente) AMMAZZA, penso che ci stia bene anche l’accorciamento in BIO, anzi: BI(BLI)O 😉
    Sulla dimenticanza del tuo nome, ci sarebbe da chiedere all’ufficio stampa… Ma a pensarci bene forse (inconsapevolmente) riflette proprio la situazione che sta vivendo ReRePre in questi ultimi mesi, con te a giocare in due staffe, una delle quali però ti va stretta… Grazie comunque di esserti sobbarcata anche questo onere (più che onore, direi…), altrimenti ti avrei supportata volentieri con la mia presenza (però comunque avresti dovuto essere tu a parlare).
    Last NOT least: hai mandato un segnale, un grido, un allarme per chiedere rinforzi, rincalzi, sostegni, puntelli, eccetera alla platea (mi riferisco alla ‘nostra’ rete, ovviamente)?
    Un abbraccio

  2. denisocka ha detto:

    Sì, sì, sul manifesto di Odei loro parlano di Bibliodiversità. Io in modo provocatorio, invece, ho usato sia ieri sia qui Biodiversità, legandomi ai concetti dei prodotti Bio. Non ricordo se per l’emozione ho sviluppato bene il concetto o ho l’ho solo accennato. BI(BLI)O rende benissimo l’idea.
    Sul grido d’allarme, anche quello è stato a malapena accennato, quando ho parlato di quanto si vive bene fuori dall’editoria e che la maggior parte dei membri attivi di Rerepre ora fa tutt’altro e non andrà avanti a lungo a combattere per chi non smuove un dito per sé. Come dicevo, il tempo era poco.

  3. non voglio apparire polemico (men che meno con te, poi…!), ma forse anche STradE si batte «per chi non smuove un dito»: e mi riferisco sia a coloro che pur militando nel sindacato non si fanno mai sentire/vedere, sia a coloro (e sono molti di più, certamente) che invece ne stanno fuori (per scelta, intendo, non perché ne ignorano l’esistenza). Però questa consapevolezza, che il sindacato traduttori non può non avere (altrimenti vivrebbe nell’iperuranio, e non sarebbe una bella cosa…), non gli impedisce appunto di portare avanti ugualmente il proprio impegno, la propria battaglia che (voglio sperare) andrà a beneficio di tutti (i traduttori). A presto e grazie di tutto

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