In pieno stupore

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In questi mesi il blog è un po’ fermo.

Tante le cose che vorrei raccontarvi, alcune sulle quali è meglio non esprimermi, altre che forse non vi interesserebbero nemmeno.

Due cose, però, stanno rappresentando un tale spiraglio di luce in questo momento difficile che non posso non scriverne.

Ho passato anni mortificanti in cui l’editoria non faceva altro che spingermi a credere di non valere nulla, che dopo di me c’era la fila, che se c’ero o non c’ero all’editoria poco importava. Che meritavo di prendere cifre infime, di non avere un contratto sicuro, di elemosinare lavoro.

E invece ora ho ricevuto due dimostrazioni di stima per il mio lavoro che mai avrei pensato di ricevere.

Lo so, ci sono casi in cui la modestia dovrebbe essere la regola, per non apparire tronfi, non diventare antipatici, ma mi sono ormai così abituata al peggio che quando mi succede il meglio quella ritrosia finisce per risultarmi innaturale, perché DEVO esultare. Non riesco a trattenermi.

Ora ve le dico.

La giornata di un opricnik di Vladimir Sorokin, pubblicato da Atmosphere Libri, è arrivato prima nella long-list, poi nella short-list di un nuovo premio dedicato alle traduzione letteraria dalle lingue slave, il Premio Polski Kot, parte di un festival dedicato al mondo slavo, Slavika, che si è svolto a Torino fra il 15 e il 21 marzo 2015.

Be’, dopo essere arrivata in finale, la mia traduzione ha pure vinto, ex aequo con un altro libro:

Cultura karaoke di Dubravka Ugresic, traduzione di Olja Perisic Arsic e Silvia Minetti, edito da Nottetempo.

Sono stata a Torino a ritirare il premio, il primo “gatto” di casa, il 19 marzo, e ho trascorso una giornata splendida con mia sorella e Barbara Delfino, traduttrice dal polacco e dal russo, nonché animatrice del premio e del festival insieme, tra gli altri, ad Alessandro Ajres, proprietario del circolo culturale Polski Kot, docente di lingua e letteratura polacca e voce del programma Vodkabolario in onda su Radio Flash Torino.

Li ringrazio. Come ringrazio Atmosphere Libri per aver deciso di dar voce a Sorokin in Italia quando ormai tutti gliela negavano.

Poi la seconda cosa…

Sempre La giornata di un opricnik è fra i prefinalisti del premio Gregor Von Rezzori per la miglior opera di narrativa straniera.

Attenzione, qui non sono io a essere premiata come traduttrice, il premio Gregor Von Rezzori ha una sezione a parte per i traduttori, altri lodevolissimi colleghi sono stati segnalati, ma penso comunque che se quest’opera di Sorokin sia riuscita a farsi notare, visto che è passata attraverso la mia traduzione, un po’ di merito possa prendermelo anch’io.

Tutto questo mi riempie di orgoglio e mi fa capire che hanno sempre sbagliato loro a non volermi. E a non volere tanti di voi.

E ho sempre sbagliato io a convincermi che in fondo, nel mio caso, un po’ avessero ragione.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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