Disoccupazione

Eccoci arrivati: dopodomani è Natale.

Poi, anno nuovo vita nuova.

Una vita senza lavoro.

Mi era già capitato una volta, l’impressione del vuoto imminente, ma allora ero redattrice cocopro a prestazione ed era bastato un giro per qualche redazione attigua e informare della mia disponibilità per ritrovarmi a lavorare ai libri più belli e interessanti che mi fossero capitati per le mani, alla migliore tariffa di sempre.

Si era chiusa una porta, si apriva un portone.

L’anno in cui ho lavorato meglio, revisionando traduzioni, quasi sempre, di ottimi traduttori, pagati abbastanza bene, come me per revisionare.

 

Poi è bastato un pancione per far cambiare tutto.

Perché una gravidanza, oltre che gioia (e per me era un miracolo inaspettato), a volte è anche distrazione, complicazioni di salute, imperfezione sul lavoro, ma quando sei precario, e del tipo più infimo, non te li puoi permettere. Non ti puoi permettere una gravidanza. Non ti puoi permettere il lusso di dire di no a un ricatto.

Men che meno in concomitanza di una riforma del lavoro sciagurata.

 

Ora siamo alla seconda riforma del lavoro sciagurata e il clima è di nuovo pessimo.

Il numero di colleghi traduttori bravi con il vuoto davanti è impressionante. I titoli in lavorazione sempre meno. Gli illusi dal canto delle sirene dell’editoria, invece, sempre di più.

È come se tutte le case editrici stiano aspettando di vedere cosa porterà il nuovo anno, se i numeri delle vendite continueranno a ridursi all’osso, o se qualcuno tornerà a comprare i libri.

 

Io, dal canto mio, intanto, userò il cervello per capire che farmene di questo cervello.

Il 2013 era stato per me l’annus horribilis, in cui pagavo lo scotto per una scelta di dignità: non aprire la partita Iva.

Nel 2014 stavo cominciando a riprendermi, e siamo di nuovo da capo.

Confido lo stesso nel 2015. Da inguaribile ottimista.

Per ora, Buon Natale.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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2 risposte a Disoccupazione

  1. gattaliquirizia ha detto:

    ti faccio i migliori auguri per il nuovo anno, e, trovandomi nella tua medesima situazione lavorativa, spero anche per me, non dico in un portone, ma almeno in una porta, non tarlata e grande abbastanza per farmi entrare senza dover fare equilibrismi & acrobazie 🙂

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