In dieci anni

Stamattina ho letto su una lista di addetti ai lavori una collega redattrice che chiedeva lumi sulle tariffe, stupita dal fatto che un lavoro di revisione gli era stato pagato una cifra a cartella ridicola. Anche gli altri lavori per altre case editrici avevano cifre di poco più alte. Ma è così dappertutto?, chiedeva. Altrimenti conviene cambiare mestiere, era la sua sagace conclusione.

Così ci ho pensato.
Quella cifra la presi una sola volta in vita mia, la mia prima revisione. Poi in un’altra era più alta di quasi un euro: a quella cifra ne feci alcune, ma ci stavo stretta, strettissima. E dovevo revisionare in fretta, e qualche cazzatiella ci finiva dentro.

Poi passai a lavorare per un’altra casa editrice: lì la cifra era di altri 50 centesimi più alta. Feci tante, tantissime revisioni, e traducevo anche, a tariffe più decenti. Ma alla prima richiesta di alzare la tariffa, mossa dall’esasperazione… una discussione, un litigio, niente più lavoro. La “bravissima” Denise non serviva più. Dentro un’altra. Tanto c’è la coda.

Intanto però in un’altra casa editrice mi davano la stessa cifra. Solo che nella redazione vicina arrivavano a più del doppio della cifra presa per la mia revisione d’esordio nel 2004.
Solo con quella tariffa vivevo bene, è stato l’anno in cui ho lavorato con maggior serenità, revisionando i libri più belli, tradotti da bravi traduttori, che prendevano probabilmente anche loro cifre decenti… cui si sommavano anche lavori per redazioni con tariffe di poco più basse. Ma se facevo la media, potevo dirmi soddisfatta. Mai più sotto una certa cifra.
Ovvio, niente tutele, premi produzione, tredicesime, malattie.
Quindi soddisfatta davvero non ero, ma qui si parla di tariffe.

Così stamattina, rileggendo quelle cifre ho sentito come un vuoto nello stomaco. Anche perché oggi, a quelle cifre vanno aggiunte anche le spese del mantenimento della partita iva.
Insostenibile.

Sono passati dieci anni e le cifre non si sono mosse.

E lo stesso per le traduzioni: stesse cifre del 2004.
La vita va avanti, è sempre più cara, i diritti sono sempre meno, le difficoltà sempre maggiori.
Le tariffe, invece, sempre uguali.
Le persone che vogliono fare questo lavoro, sempre di più e sempre poco informate.

Unica via d’uscita: far circolare le informazioni.
Ma se poi continuano a esserci nuove leve che accettano (come feci io stessa, quando però le informazioni e i luoghi di aggregazione erano molto limitati) in nome di una speranza effimera, lavorare nell’editoria, sarà sempre più difficile.
è sempre più difficile.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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