Punti di domanda

Tanti punti di domanda.

C’è stata una volta in cui sono stata chiamata a rivedere la revisione di una traduzione. Era uno sfacelo. Mi avevano detto che la revisora era una stagista alle prime armi, ma aveva toccato pochissimo per paura e inesperienza e il libro così proprio non andava. Avevo quindi dato la colpa al traduttore (non dirò se maschio o femmina) per certe perle. Giochi di parole non capiti, strutture legnose, erroracci, frasi idiomatiche non riconosciute.

Il nome mi era passato di mente. Oggi sono andata a rivedere per curiosità chi fosse e sono rimasta basita. Il nome di un traduttore di grande esperienza (nessuno dei miei contatti, state tranquilli).

A questo punto mi chiedo: cosa sarà successo?

1. In realtà mi avevano mentito in redazione, la stagista alle prime armi aveva corretto inserendo gli strafalcioni. Era colpa della stagista.
2. Era farina del sacco del traduttore che per quell’occasione:
A: aveva bevuto.
B: aveva firmato la traduzione ma nella realtà, oberato da troppi lavori, aveva subappaltato il lavoro a uno studente alle prime armi senza nemmeno rileggere prima di consegnare.
C: Il libro gli faceva schifo e aveva lavorato da schifo.
D: Aveva lavorato da schifo, ma siccome sono passati anni, forse era anche lui alle prime armi e ora ha imparato dai suoi errori, è una stella nel firmamento della traduzione, dimentichiamo tutto, e volemose beeeneee!

Io continuo a non capacitarmi.
In editoria succede davvero di tutto, ma voglio comunque dargli il beneficio del dubbio, perché io quando ero molto più acerba di così qualche stupidata l’ho fatta.
Anche più di una.

Altri indizi non ne do.
Non li avrete nemmeno sotto tortura.

P.s.: calma e sangue freddo, amici traduttori, non voglio fare terrorismo psicologico. Non è nessuno che conosca direttamente.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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Una risposta a Punti di domanda

  1. Marco Bertoli ha detto:

    Scommetterei dei soldi sul punto 2B: nemmeno traduttori insigni sono alieni dall’adoperare «negri» e negretti, anche se di solito non comprano a scatola chiusa.

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