Quando tutto cambia e nulla cambia (Pavese e i social network)

Ci ho creduto? Non c’ho creduto?

Ma chissenefrega.

La lettera di un incazzoso Pavese con il suo Editore è circolata ieri viralmente per tutto il web.

Come fa notare una collega traduttrice, Gaja Cenciarelli, su un social network, era una lettera scherzosa, che è stata diffusa priva del suo contesto.

Ma è davvero importante quel contesto, per noi, in questo momento storico?

Ci è mai fregato sul serio di Pavese e del suo vero rapporto con Einaudi? O erano le parole stesse di quella lettera a farci saltare sulla sedia per la loro attualità?

Io, in tutta sincerità, non ho cercato quel famoso contesto, non mi interessava. I sei sigari, per esempio, erano un indizio evidente. L’ho voluto seguire? No.

Eppure, la viralità con cui la lettera è circolata, per alcuni in piena coscienza che di scambio scherzoso si trattava, la dice lunga sul desiderio di alzare la testa che abbiamo.

E alziamola ‘sta testa, allora! 

Cerchiamo di avere più coraggio. Di dire “no” almeno noi quando va detto.

E uniamoci agli altri colleghi, rischiando qualcosa per la dignità nostra e della categoria intera!

Pavese non se ne avrà a male, statene certi.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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