Il pacco

pandorino

Ieri mio marito ha ricevuto un bel pacco di Natale dal suo datore di lavoro. Panettone, vino, biscotti, olio, pasta, cotechino, lenticchie… Come ogni anno.
E come ogni anno io lo guardo, ne assaggio il contenuto e mi rendo conto che io non ne ho mai avuto uno.
Ed è come una madeleine, la mia madeleine natalizia, mi fa tornare in mente gli anni in cui lavoravo, sempre con contratti fuffolosi, ai siti internet di un grande gruppo editoriale. E poi gli anni a seguire.

Arrivavano le feste di Natale e una parte della redazione scendeva in portineria con il badge da dipendente a ritirare il panettone… udite udite, non un panettone come tutti gli altri, ma di ben cinque chili di strabordante inutilità. L’altra parte della redazione, quella precaria, vedeva i colleghi tornare su anche un po’ infastiditi da quel malloppone scomodo. E io mi domandavo come mai ai piani alti non si rendessero conto che forse (sicuramente) sarebbe stato piùgiusto, e meno ridicolo, regalare un panettone, che so, di due chili, ma a tutti. Alcuni dei fortunati ammettevano candidamente che cinque chili erano uno spreco, nessuno riusciva mai a mangiarlo tutto, una metà veniva scaricata puntualmente nella pattumiera. Ma poi tutti se lo portavano a casa senza dividerne mai una fetta con i colleghi precari.
La nostra dignità veniva calpestata anche in questo modo. A fette di panettone.

Sì, l’editoria è da sempre così con i suoi figli minori. Li irretisce, li convince che ogni loro sforzo sia per il bene comune, per la cultura, ma quando poi c’è da dividere la torta sono sempre i soliti ad aggiudicarsi una fetta. Agli altri, le briciole. Che si tratti di stipendi, compensi, diritti, malattia, maternità, pensione, tredicesime, premi produzione, rinnovi contrattuali… o di panettoni.

Che poi, a me il panettone non piace neanche.
Io preferisco il pandoro.

p.s.: Buone feste a tutti, e che il 2014 ci porti qualcosa di veramente buono. Altroché zucchero e uvette…

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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9 risposte a Il pacco

  1. Bia ha detto:

    Anche io ho vissuto la stessa scena, in Mondadori. Una tristezza infinita, quando una editor, mossa a compassione, ha portato dei mandarini a noi due precarie. Incredibile quanto amaro possa essere un panettone eh? 😉
    E comunque sono situazioni che sfiorano il grottesco.

  2. gattanna ha detto:

    Qui in DeA invece non danno niente a nessuno, ma in compenso i contratti a progetto a dicembre vedono una busta paga che arriva a 500 euro a suon di conguagli irpef… argh.

  3. Alice G. ha detto:

    Speriamo davvero in un 2014 migliore, quantomeno in termini di passa avanti 😀

  4. Anna ha detto:

    io spero di riuscire (almeno) ad aprire la partita iva… significherebbe più lavoro! ma ne sono anche terrorizzata… consigli?? 🙂 E che sia davvero un anno migliore per tutti

    • denisocka ha detto:

      Chiedi a me consigli sulla partita iva? Io che la vedo come la peste in questo settore? Ah, sbagliato persona 🙂

      • Anna ha detto:

        eh lo so, anch’io eviterei (per come è fatta in Italia adesso) ma se non esistono contratti e c’è solo la ritenuta d’acconto (io vedo anche questa come la peste!), cos’altro si può fare?! il dubbio è: quando conviene aprirla secondo te/voi lettori del blog?

      • denisocka ha detto:

        Le collaborazioni occasionali non possono superare i 5000 lordi annui totali fra tutti i committenti. Oltre quella cifra devi trovare altri tipi di contratto o aprire la p.iva che è ancora sostenibile nel regime dei minimi. Rientri nel regime dei minimi? Poi, dopo 5 anni, son cavoli amari… almeno in questo settore, ovvio

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