Precaria da 8 anni fa causa alla Mondadori e viene assunta!

Con colpevole ritardo, ribloggo questo post importantissimo pubblicato da Metagrafo.
Sempre a testa alta!

metagrapho

Dopo otto anni da precaria fa causa alla casa editrice. Ora è assunta – Articolo 36.

Qui per il medesimo argomento, pubblicato prima su Re.re.pre e in forma più succinta.

Ecco, l’ha fatto lei e lo farò anch’io. Bene, ora l’ho pure scritto, anche se il mio avvocato mi ha già fatto intendere che per la prima udienza ci sarà da attendere almeno sino all’inizio dell’anno nuovo. Ed è richiesta la mia presenza — wow, che emozione! ok, seriamente: ne avrei fatto volentieri a meno 😦

Non so se la casa editrice contro la quale ho presentato ricorso sia intenzionata ad assumermi in pianta stabile: in pratica mi chiese di ‘accomodarmi’ già alla fine del 1999, ma erano altri tempi e all’epoca l’uscita era pilotata in maniera da garantire una collaborazione esterna per parecchio tempo ancora.
Il collega con il quale avevo condiviso la stanza per buona parte degli…

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Informazioni su denisocka

La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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3 risposte a Precaria da 8 anni fa causa alla Mondadori e viene assunta!

  1. macché ritardo, Denise… tanto la MIA prima udienza è fissata al 17 marzo 2014 (poi mi dirai della tua)! Insomma, abbiamo tutto il tempo di bloggare e bighellonare, oltre a quello che ci hanno rapinato quando eravamo appena più giovani e di belle speranze (o no?), salvo poi chiuderci la porta in faccia senza tanti complimenti quando non servivamo più.

  2. denisocka ha detto:

    @Alessandro: io purtroppo non avevo le armi per fare niente (il mio cocopro a prestazione era una farsa ma a livello legale non ha mai dato speranza di essere convertito in un assunzione), ho sempre solo sperato che chi aveva le carte per farsi valere (obbligo di presenza in azienda, ferie, assenze da giustificare, postazione fissa, e-mail aziendale o quasi, ecc.) lo facesse con il dovuto coraggio. Per cambiare la situazione generale e trasformare il mondo del lavoro editoriale in qualcosa di più normale, con normali opportunità per tutti. Qualcuno quel coraggio lo ha avuto, ma rispetto ai numeri del precariato poche persone. Il coraggio non si vende un tanto al chilo e non si può pretendere quando si ha tanta paura di perdere non solo un lavoro ma la vita: ci sono colleghi che fuori da quella determinata CE non hanno messo mai il naso e sanno bene che non si trova un altro lavoro uguale dietro l’angolo, con la situazione così degenerata. Erano i numeri che potevano far cambiare rotta alla barca diretta contro l’iceberg. Non so cosa si possa fare ora. Io, da parte mia, posso dire però che ho sempre resistito al ricatto della partita iva, che infatti non ho ancora aperto.

    • grazie della risposta, anzitutto. Lo so che l’hanno fatto in pochi e che non si tratta di coraggio, ma di mera sopravvivenza (a volte). Io la famigerata p.Iva l’ho aperta nel 2009 per un lavoro che non era con una casa editrice, ma credo che i compensi percepiti nell’editoria non siano in grado di giustificarla. E’ davvero una situazione degenerata e snaturante. Cerchiamo di resistere. Alla prossima!

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