Svuotate

Ormai è più di un mese che non scrivo niente su questo blog. Un po’ la vita, un po’ le traduzioni, un po’ che mi sento svuotata.

Sì, svuotata, una parola ricorrente in questi giorni.

Parlavo ieri con una collega facendomi raccontare cosa fosse rimasto delle redazioni di un grosso gruppo editoriale milanese, prima piene di finti cocopro, ora vuote di finte partita iva obbligate. Vuote, svuotate, appunto, perché al ricatto: “Da ora in poi se vuoi continuare a lavorare con noi devi aprire la partita iva” si è aggiunto l’obbligo di restare a casa, farsi vedere il meno possibile in casa editrice.

La casa editrice, dove menti ricche, creative, incontrandosi dovrebbero dare il meglio per un prodotto come il libro, che è merce, sì, ma di un genere speciale, non sono più terreno fertile.

E le redazioni svuotate sono aride, tristi, i libri vengono fatti a pezzi da collaboratori lontani, che non si sono mai visti in faccia, che non hanno mai scambiato due chiacchiere, una battuta, un sorriso alla macchinetta del caffè, in mensa, alla postazione propria e condivisa. Non hanno sostenuto idee, non hanno discusso soluzioni, scelto guardandosi in faccia. Ognuno nella propria casa, in attesa del lavoro successivo, della tariffa imposta, nella speranza che le cifre sempre più al ribasso permettano di sostenere l’incredibile peso di una partita iva in un ambiente come quello dell’editoria.

L’illegalità dei finti cocopro si è trasformata nell’illegalità legale (perché più difficilmente dimostrabile) delle finte partite iva. Una prima ondata è passata e ha spazzato via un primo strato di noi. Una seconda ondata passerà a breve. Poi ce ne sarà una terza. Finché sarà scomparsa ogni traccia dell’illegalità passata, ma anche del buono di un ambiente lavorativo creativo, lasciando fantasmi di “redazioni non più redazioni” da cui far partire materiali e incarichi, sempre meno a singole persone, sempre più a studi (ma rigorosamente i meno cari, indipendentemente dal rapporto qualità prezzo) che si “smazzino” tutti i libri, più un fastidio che una creatura, da riavere indietro belli e pronti, patinati fuori, ma chissà come dentro, e su cui stampigliare solo un marchio, anch’esso svuotato di saperi e cuore.

Chi è rimasto, fa il proprio lavoro spinto da una corrente che sa terribilmente, orribilmente sbagliata. E tutto questo mentre l’editoria si prepara a lustrarsi le penne a Bookcity e in tv con un talent ad hoc, Masterpiece.

Sì, credo che questa prima battaglia si sia conclusa e che abbiano vinto loro. Solo tanto coraggio, tanto sprezzo del pericolo, tanto altruismo, tanta lungimiranza avrebbe potuto salvarci. Ce n’è stato troppo poco di tutto.

Noi, che facevamo i libri con passione, rispetto, speranza, strangolati da una gavetta senza fine, che sognavamo legalità per un lavoro bello come non mai, abbiamo perso. E hanno perso anche i lettori. Hanno perso i libri. Ha perso l’editoria.

Ora la seconda battaglia si giocherà, secondo me, sui diritti alle partite iva, che in questo ambiente tutto sono tranne che professionisti dall’entrata facile, ma che si stanno moltiplicando come funghi.

Perderemo anche questa seconda battaglia? Noi, da sempre Davide contro Golia.

Eppure, anche se so di aver perso, io so di aver vinto. Insieme ad altri, che hanno avuto il coraggio di alzare la testa, che non si sono lasciati piegare dalla paura.

Sì, abbiamo perso ma anche vinto.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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Una risposta a Svuotate

  1. precariamamma ha detto:

    che dire, svuotata anch’io 😦

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