Di parchi, nonni e lavoro

A metà settembre si spalancheranno, finalmente, dopo vari tentativi e graduatorie, per il mio Piciurlik le porte del nido comunale. Per me significherà finalmente orari di lavoro più fissi e meno bisogno che nonne, nonni e zia fatichino dietro al pupetto: alzata regolare la mattina, corsa al nido, rientro, traduzione continua fino all’ora di andarlo a prendere, a pomeriggio inoltrato.

Mentre attendo con ansia l’inizio di questa nuova routine per lavorare un po’ meno la sera, nelle pause della nanna, di notte, ho ancora un paio di giornate di sole nelle quali un paio di ore sono dedicate al parco.

Il parchetto che frequento io è pieno di bambini accompagnati da schiere di… nonni e nonne. Se li si osserva da lontano si può pensare che siano poche le mamme che badano ai pupetti, che le altre siano piene di lavoro e non possano far altro che lasciare i figli ai nonni.

Ma se si dedicano due minuti a chiacchierare con quelle armate di baby-sitter di famiglia, si scopre che la realtà è ben diversa: portano i pupi al parco i nonni perché molte delle mamme o hanno perso il lavoro e sono alla ricerca costante di un nuovo posto, o sono precarie e non si possono di certo permettere di chiedere part-time (ma quale part-time?).

E senti storie assurde, dolori familiari legati al lavoro che non c’è o che c’è senza diritti, e non si capisce come si possano sopportare, come in questa nazione non ci si ribelli a un simile stato di cose.

Pochi sono i discorsi dei nonni orgogliosi del lavoro dei propri figli.

Così a volte mi domando se sono sfortunata io ad attirare tutte storie simili alla mia.

O se la percentuale di mamme precarie o rimaste senza lavoro è davvero così spaventosa.

Possibile che il resto del mondo rimanga indifferente?

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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3 risposte a Di parchi, nonni e lavoro

  1. bia ha detto:

    mia sorella non è precaria e ha un lavoro coi fiocchi… certo, coi fiocchi se non hai figli, perché la obbliga a orari assurdi e non può programmare nulla. E i nonni, di conseguenza si adeguano, ma non è che siano proprio felici, appunto…

  2. Dreaming Alice ha detto:

    Eh, io mi chiedo come si possa continuare ad assistere a tutto questo senza reagire. Ci vorrebbero scioperi a oltranza, piazze perennemente piene di gente e chi più ne ha più ne metta. E invece no, la gente si accolla situazioni assurde senza ribellarsi…

  3. Precariamamma ha detto:

    è che ormai queste sono le storie “tipiche”, non sei tu che le attrai 😦

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