Ditelo

In questa Italia se qualcuno non ti paga non puoi dirlo: potresti diffamarlo.

Se una casa editrice, uno studio editoriale, un’agenzia tarda a pagarti o non ti paga (e ce ne sono di blasonate che ci marciano) non puoi dirlo: potresti diffamarli.

Se una casa editrice lucra sulla speranza della gente offrendo corsi fuffa non puoi dirlo. C’è chi l’ha detto e ha rischiato.

Se sei precario dell’editoria da anni, ti sfruttano, ti obbligano a un palese stato di illegalità, non puoi dirlo: rischieresti il posto e… saresti meno figo di quel che vuoi apparire.

Se dopo anni di precariato ti obbligano ad aprire la p.iva e a diventare un fornitore e ritardano a pagarti (tanto sei un fornitore, che gliene frega a loro), non puoi dirlo: sentiresti ancor di più che ti han fregato.

Se ti lasciano a casa dopo anni di contratti illegali, impugni il contratto o semplicemente minacci di farlo o pensano che potresti farlo e ti offrono una buona uscita, non puoi dirlo:  la clausola di riservatezza manderebbe all’aria tutto.

Ma se sei stato un cocopro per anni, quasi un decennio, andando a lavorare tutti i giorni come il tuo collega di scrivania assunto e a un certo punto trovi il coraggio di denunciare l’illegalità della cosa e li porti davanti al giudice del lavoro e vinci, puoi dirlo, diffondere la notizia e non c’è niente che possono farti.

Mobbing? Forse…

Ma, in fondo, non ti stavano mobbizzando già prima?

Questa la notizia che sta circolando e che trovate sulla Home di Rerepre.

Ditelo.

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Informazioni su denisocka

La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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16 risposte a Ditelo

  1. Calembour ha detto:

    Forse se non hai P.I. non sei un professionista… questo è quanto mi risulta ultimamente!
    P.S.: da leggere con tanta ironia.

    • denisocka ha detto:

      Dopo dieci anni di lavoro di redazione posso fare la redattrice solo per 5000 euro l’anno in collaborazione occasionale, che quest’anno son volati via (e ancora non pagati) ad aprile. Nessuno mi vuole a condizioni diverse. Ho una professionalità che potrò tornare a spendere solo se aprirò la p.iva. Per ora traduco.

      • Calembour ha detto:

        Io mi riferisco a una possibilità, sfuggitami sotto il naso, invece che essere agevolata da alcune persone, che bene mi conoscono e che avrebbero potuto aiutarmi. E questo mi dispiace tanto, ma tanto. Sono felice, però, perché questo fatto mi ha messo in evidenza aspetti che non avevo mai visto prima. Ne terrò conto per un prossimo futuro!

      • Mammafelice ha detto:

        Mi sembra piuttosto normale che professionalità di questo tipo si possano spendere solo se in possesso di P IVA. Mi trovo spesso in questa situazione: a non poter dare abbastanza lavoro a chi non ha P IVA, limitata da questi 5mila euro l’anno. Parlo ovviamente di P IVA vere, lavorando da casa, scrivendo per vari committenti.

      • denisocka ha detto:

        Non mi sembra affatto normale se si esternalizzano figure che son sempre state esterne e poi finisci per essere monomandataria come la maggior parte delle p.iva che conosco in editoria. AUG! 😉

  2. denisocka ha detto:

    Tutti amiconi nell’editoria, ma al momento del bisogno solo pochi ti aiutano. è la realtà.

  3. Ma lo sai quanto ci è voluto per quella vittoria citata? Il comunicato dice “mesi”, ma il fatto è che tanti non si possono permettere di rischiare di perdere (né in tanti casi l’attesa del verdetto). Grande problema che non so se qualcuno ha mai tentato di risolvere… Sarebbe una follia una mutua di sostegno per precari in vertenza?

    • denisocka ha detto:

      Sarebbe un’ottima idea, invece!
      Lo so, Francesca, lo so che le complicazioni sono tante, ma resta comunque un precedente importantissimo e il suo coraggio questa volta l’ha ripagata.

  4. denisocka ha detto:

    E aggiungo: stiamo vivendo da anni di “se” e “ma” e sono scuse che ci diamo per non alzare la testa. Gli impedimenti li conosciamo bene tutti, ora cominciamo a prendere in considerazione anche gli stimoli ad agire. Non siamo più nemmeno capaci di gioire per queste cose?

  5. Mammafelice ha detto:

    P IVA monomandataria non è P IVA vera 😀
    (quindi è giusto che queste aziende vengano costrette ad assumersi le loro responsabilità!)

    Dall’altra parte so per esperienza che le persone davvero capaci, con la P IVA riescono a lavorare molto. Perché siamo in presenza di un mestiere molto liquido, che si presta realmente all’essenza del freelance. La mia idea è semplicemente quella di non dare troppo valore al contratto fisso (che tanto non esiste più) e trovare invece una propria strada imprenditoriale. Non è per tutti, certo, ci mancherebbe. Ma è una buona alternativa, soprattutto in un momento in cui le aziende non possono davvero assumere, ma hanno comunque bisogno di persone. E parlo sempre di lavori autonomi veri, non finti.
    Per il resto, penso che sia sacrosanto appoggiare le vostre lotte, che ritengo giuste. Ma siccome ho perso la fede nelle istituzioni, a volte penso sia meglio arrangiarsi da soli, inventandosi un lavoro su misura. Per alcuni è un’utopia, per altri – pochi impavidi – piano piano diventa vita reale.

    • denisocka ha detto:

      Ok, allora siam d’accordo, anche se diffido un po’ della soluzione imprenditoriale a tutti i costi e per tutti. Tutti imprenditori? Ma anche no. E io sono figlia di genitori che sul lavoro autonomo hanno basato la vita. Questo però è un settore in cui è molto difficile avere una buona entrata da redattore freelance: lo dismostrano i numeri di Editoria Invisibile, dove le partite iva plurimandatarie sono quelle che nel settore in media guadagnano meno. ARIAUG! 😉

      • Mammafelice ha detto:

        Sono d’accordo. Infatti ho precisato che non è un lavoro per tutti.
        Ma se oggi trovi un lavoro interessante, come fai? Rinunci perché hai finito il bonus dei 5mila euro? E per le traduzioni come funziona?
        Sembra paradossale, ma a me è successo molto spesso di non sapere come pagare qualcuno che non aveva pensato al problema dei 5mila euro. Un delirio. Chiaro che la Legge sul lavoro è totalmente inadeguata, ingiusta, schifosa. Non parliamone.
        Poi io non ti voglio convincere, sia chiaro, proprio perché essere freelance è una scelta ponderata e rischiosa e avventurosa. Ma vedo le mie collaboratrici: chi di loro ha aperto la P IVA sta lavorando molto; le altre sono al palo, perché a metà anno sono già fuori dai giochi. (Ripeto: parlo di lavoro autonomo vero, gente che lavora da casa, non dall’ufficio 8 ore al giorno).

    • skirna ha detto:

      Se la PIVA è monomandataria sei costretto a lavorare solo ed esclusivamente x quell’azienda… io ho la P.I. da tanti anni e lavoro con diverse case editrici, anche (soprattutto) estere… (impagino volumi didattici). Spesso neanche ho mai visto o parlato a voce con i miei interlocutori! E non parlo neanche l’inglese!! Ma mi sono arrangiata e nel frattempo, in questi anni di crisi, sono ancora qui…

      • denisocka ha detto:

        Oh, io non ce l’ho mica con le p.iva, per scelta o per obbligo che siano. Mettiamolo subito in chiaro. Io ce l’ho con i ricatti e l’illegalità (la p.iva monomandataria è un controsenso in termini, al limite della legalità), che son cose diverse. I singoli casi fortunati non possono che rincuorarmi, ma i dati della ricerca Ires parlano chiaro: vi invito a visionarli. Poi @skirna: io di lingue ne conosco quattro ma posso fare la redattrice solo con la mia lingua madre. La grandi CE ora fanno impaginare in India e in Cina. La deriva è già vicina anche per gli impaginatori…

  6. denisocka ha detto:

    @Mammafelice: oh, son mamma felicissima pure io! Le traduzioni letterarie si pagano in regime di diritto d’autore (con detrazione apposita ma zero contributi). Una collega mi ha detto che il suo commercialista gli ha spiegato che dopo i 5000 potrebbero darti lavoro lo stesso, solo che devono impegnarsi a pagare i contributi per la cifra oltre i 5000. Non so se aveva bevuto o se è vero.

    • Mammafelice ha detto:

      E’ vero, ma è uno sbattimento enorme. Mica per i soldi, ma proprio per lo sbattimento. Aggiungici che sopra i 5mila SICURO ti fanno un controllo, e lo dico da una che non fa nemmeno un centesimo in nero: è uno sbattimento. Come azienda, io non lo farei: il mare è pieno di pesci, e ho sempre pensato che se chi lavora non si mette in condizione di lavorare, non può darne l’incombenza agli altri.
      Interessante il regime del diritto di autore: grazie perché non lo sapevo.

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