Recensione troppo personale di una mamma precaria

Di recensioni non ne scrivo mai. Al massimo mi limito a segnalare ogni tanto qualche libro degno di nota su cui ho lavorato personalmente.
Perché in questo blog c’è altro da dire.
Perché le recensioni dei blogger ormai puzzano sempre più di servizio servizievole e il rischio di farsi degli scrupoli, ed essere meno sinceri, è sempre dietro l’angolo.

Eppure oggi voglio parlarvi con onestà di un libro che è stato sul mio comodino per qualche mese, che ho letto nei ritagli di tempo, quando la mente aveva bisogno di staccare dalle altre storie che mi invadono i pensieri per lavoro: “Di mamma ce n’è più d’una” di Loredana Lipperini.
L’ho preso perché sono mamma da 23 mesi ormai, perché sono sempre stata mamma dentro anche quando fuori non c’era verso che accadesse. E perché incuriosita dalla sua autrice, che è stata fra i pochi giornalisti/scrittori/persone di un certo peso culturale ad aver preso a cuore sul serio il problema del precariato editoriale e alla luce del sole.

Tuttavia, nonostante l’ammirazione che nutro nei confronti della sua autrice, all’inizio ero incavolata nera con lei, perché mi sentivo schiacciata dalle sue tesi secondo cui la scelta di diventare genitori era una spinta ad adeguarsi a una maternità a tutti i costi che ci impone questa società. Leggevo e mi dicevo: “No, no, non è per tutti così. Non cadere anche tu in questi luoghi comuni. C’è chi desidera davvero diventare madre, ma non per questo si sente superiore a chi di figli non ne vuole o non ne può avere”.

Poi ho continuato a leggere e tutto quello che vi ho trovato dopo è stato un riappacificarmi con la rabbia iniziale, perché leggevo e faticavo a staccarmi, presa nel vortice dei dati, delle storie personali , nelle testimonianze, parti che avrei voluto durassero all’infinito perché più vicine a me e alla mia storia, altre che ho preso come curiosità, ma alle quali avrei dedicato meno spazio, in favore appunto di tematiche che sentivo più mie.

Così alla fine posso dire che ho amato molto questo libro, tanto che poi ho cominciato a pensare che forse, quell’inizio faticoso fosse tale solo per me, che ci vedevo un dito puntato dove il dito puntato non c’era.
Perché sono felice di essere mamma, come non mai, ma concordo a pieno con chi dice che ci vogliono mamme a tutti i costi ma poi il mondo trama, fa l’impossibile, per renderci la vita assurdamente difficile, buttandoci fuori alla prima occasione, per esempio, dal ciclo produttivo.
Da mamma precaria lo so bene.

Annunci

Informazioni su denisocka

La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...