Storie di ordinarie traduzioni

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Quando alla 1,33 di notte, leggendo “cupboards“, ti domandi come facciano delle tazze a contenere tutta quella roba, è ora di smettere di lavorare e di andare a dormire.

Al mattino, tazze e credenze tornano sempre tutte al loro posto.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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2 risposte a Storie di ordinarie traduzioni

  1. aure1970 ha detto:

    Anche io, a quell’ora, travaso il vino nei fischi…

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