Gli ectoplasmi

Sono qui davanti al computer, Piciurlik dorme, fuori piove, io potrei approfittarne per macinar pagine di una traduzione rimasta ferma a lungo o continuare ad attendere che in Italia finalmente si decidano a eleggere il Presidente della Repubblica, ascoltando il mantra delle sue elezioni piene di momenti assurdi, ma è sabato anche per me e il blog è rimasto fermo da un po’.

La situazione è di estrema gravità un po’ in tutti i settori, l’editoria non è da meno, e gli scambi che mi capita di avere con i colleghi sono devastanti.

“Oh, sai che alla fine Y. mi ha risposto?” mi scrive un collega bravo, bravissimo. “Mi ha detto che per il momento non ha niente da affidarmi. Non so se è vero o se in realtà sia solo una scusa per fare in modo che mi levi di torno, ma sono comunque contento. Non sono più un ectoplasma.”

Un altro collega, bravo, bravissimo anche lui, cerca disperatamente lavoro su un forum perché non si muove più una foglia, si rivolge ai colleghi, nella speranza di trovare qualcosa, ma tanti sono messi nella sua stessa situazione e lui non può che accontentarsi di sentirsi sollevato di non essere stato ignorato, almeno lì.

Sì, siamo ectoplasmi. Da una parte ci siamo noi che scriviamo in cerca di lavoro, siamo tanti, con mutui da pagare, figli da mandare a scuola, bollette che continuano ad arrivare implacabili. Dall’altra parte, gli altri colleghi, spesso precari come noi, o a volte tutelati (ma chi può veramente dirsi tutelato in queste condizioni economiche), che quel lavoro lo assegnano, anche loro con mutui da pagare, figli da mandare a scuola, bollette che continuano ad arrivare implacabili.

Così mi domando cosa ci sia, in questo caso, in questo particolare momento, dietro a questa abitudine tutta italiana di non rispondere a chi ti scrive: solo fastidio verso l’ennesimo scocciatore, insensibilità, o al contrario dispiacere per la sorte altrui che potrebbe essere presto anche la nostra, imbarazzo?

Non lo so. Non lo so proprio.

Quello che so per certo, però, è che sull’altare della crisi, che in editoria spinge a una diminuzione dei titoli da tradurre, alla perdita del lavoro precario, all’irrigidimento verso l’obbligo di apertura della partita iva per i collaboratori (o finti collaboratori, nella maggior parte dei casi), si stanno sacrificando lavoratori editoriali con grande esperienza. Lavoratori con una vita che prosegue, che non può rimanere in stand-by in attesa di una risposta che non arriva mai.

Che passi presto questo inferno.

Da ectoplasmi non si può resistere a lungo.

Annunci

Informazioni su denisocka

La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

7 risposte a Gli ectoplasmi

  1. Silvia Pareschi ha detto:

    Buongiorno Denise, lo so che non è una consolazione, però l’abitudine di non rispondere a chi ti scrive non è solo italiana. Gli americani lo fanno anche di più, almeno nell’editoria. Mio marito è giornalista freelance e lo sa molto bene.

  2. denisocka ha detto:

    Bentrovata, carissima Silvia. Quindi è un malcostume di tutta l’editoria in generale, un difetto internazionale? E io che me la prendevo solo con gli italiani! 🙂

  3. massimobettini ha detto:

    per la serie mal comuissimo nessun gaudio vorrei solo ricordare che questo atteggiamento non solo è internazionale ma riguarda tutti i settori e non soltanto l’editoria, i motivi probabilmente sono più o meno quelli elencati sopra, ai quali aggiungerei a volte, o spesso, la mancanza di sensibilità che va insieme alla comodità di adottare trucchi patetici tipo inventarsi riunioni per non rispondere al telefono.

    • denisocka ha detto:

      sì, è vero, non riguarda solo l’Italia e non riguarda solo l’editoria… 😉
      E anche qui, temo, ci sia mancanza di sensibilità, soprattutto quando magari chi ti scrive non lo conosci. Ma se vi conoscete? è lì che mi vengono un sacco di dubbi…

  4. Calembour ha detto:

    Ciao Denise, purtroppo devo far notare come anche tra colleghi non ci sono risposte.
    Mi sta accadendo da un po’, nonostante il mio impegno e presenza siano gratuiti e costanti. Ho cancellato dalla vista tali atteggiamenti con grade dolore. Credo che sia uno sport nazionale fregarsene di quel minimo di rispetto che ogni persona merita. Anche se poi sono gli stessi che si spaccano per difendere le bestiole sfortunate. Attenzione: sono la prima che adora tutti gli esseri viventi del pianeta. Tra loro ci metto anche gli esseri umani.
    Un abbraccio
    Simonetta

    P.S.: Tra questi soggetti ci sono anche quelli che si fotografano disperati davanti al PC dell’ufficio… ho capito che è uno scherzo, ma in quanti vorrebbero scherzare dalla postazione di un lavoro?

  5. denisocka ha detto:

    Ciao Simonetta,
    io mi ponevo quelle domande perché credo sempre nella buona fede della gente. So che al mondo non sono tutti agnellini e che la mia fiducia spesso è mal riposta, ma in questo periodo terribile non posso lasciarmi andare alla disperazione, devo continuare a credere che prima o poi qualcosa cambierà. Patetico? Forse. Però per il momento è l’unica cosa che mi fa andare avanti in questo ambiente così individualista.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...