Il forfait degli artisti (a new version)

Qualche giorno fa ho pubblicato un post che in un giorno solo mi ha portato un numero di visite giornaliere mai visto in oltre quattro anni di blog.
Argomento: le proposte scandalose, legate alle tariffe altrettanto scandalose, rivolte da piccoli e grandi editori ai traduttori editoriali.
Il giorno seguente, per ragioni di privacy (conteneva dati sensibili che, forse, potevano mettere in situazioni poco gradevoli alcuni colleghi), ho deciso di toglierlo.
L’argomento però merita e non va lasciato cadere nel vuoto, per il bene di un’intera categoria di lavoratori, della filiera del libro e, secondo me, anche degli editori stessi.

Quindi, rieccolo, riadattato.

Nell’ambiente ormai tutti sanno che fra colleghi le informazioni circolano: tizio paga, tizio non paga, tizio prova a fare il furbo, tizio paga tariffe da fame, tizio è corretto nei pagamenti, a tizio non interessa più la qualità e cerca sprovveduti, a tizio interessa ancora la qualità e cerca professionisti
O forse non tutti lo sanno perché c’è ancora chi fa proposte scandalose con la non-chalance dell’azzeccagarbugli: 3-4-5 euro lordi a cartella (di 2000 battute) o forfait di 600, 1000, quando va bene 1500 euro per un numero di pagine che non sembra mai inferiore alle 300.
E, a volte, queste proposte qualcuno le fa persino nella piena consapevolezza dell’iniquità delle cifre, ma pronto a giustificare se stesso incarnando il ruolo dell’editore squattrinato ma votato alla nobile causa della cultura, il mecenate che aiuta il principiante, il pensionato, la casalinga, lo studentello, ad arricchire il suo cv privo di esperienza con titoli di tutto rispetto

Ebbene, è giusto che si sappia anche fuori dal giro dei colleghi più solidali: le tariffe definite minimamente dignitose per la traduzione letteraria partono, per le lingue più “comuni“, da cifre a cartella (mi riferisco ai 4 euro) di almeno quattro-cinque volte tanto. Ancor più alte per le lingue “particolari“. E sui forfait, be’, contando che per quel numero di pagine ci vogliono almeno dai tre ai sei mesi di lavoro, anche in quei casi di dignità ne rimane poca.

Eppure le proposte oscene in questo campo non si sprecano, e ogni collega può tirare fuori il corollario delle sue, e fare a gara a raccontare le bestialità più avvilenti che gli son capitate.
Quella parolina, “forfait“, mi ha fatto tornare in mente anche una proposta oscena fatta a me qualche anno fa (Potete leggerla qui), e ha riportato a galla due riflessioni veloci veloci che, a dir la verità, mi sembrano ormai anche un po’ scontate, .

traduttori, i redattori, i revisori, i grafici, gli editor, gli impaginatori, i fotografi, i giornalistieccLAVORANO, e con il loro LAVORO ci CAMPANO.
Pagano le bollette, il mutuo, mettono il pane a tavola, mandano i figli a scuola, si comprano quelle cosucce che piacciono tanto a tutti. Non sono gentili signore della Milano o della Roma bene annoiate  che tra un bridge e l’altro si leggono due bozze o traducono Camus per la delizia loro e delle amiche del circolo, convinte che un forfait sia la ciliegina su una deliziosa torta capace di arricchire il loro “cv di titoli di tutto rispetto“.

Provate a chiedere all’idraulico se si accontenta di riparare una perdita per una cifra a forfait che arricchisca il suo “cv di tubi artistici“?
Non oso nemmeno immaginare cosa potrebbe rispondervi.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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5 risposte a Il forfait degli artisti (a new version)

  1. Elisa ha detto:

    A me era capitata una proposta di stage di traduzione a distanza dall’inglese all’italiano. 3 mesi “gratuiti” (leggasi: schiavismo), e poi, nel caso di “superamento dello stage”, contrattino di collaborazione di 5,00 a cartella. Ho rifiutato, ma avrei voluto denunciarli per la proposta, salvo chiedermi: e a chi dovrei denunciarli? La legge glielo consente.

  2. Giovanni Turi ha detto:

    Sollevi molte questioni interessanti; il punto è, purtroppo, che il lavoro intellettuale non viene percepito come “lavoro” a tutti gli effetti…

  3. Marty ha detto:

    Quanta verità… È un problema che accomuna non solo noi “lavoratori dei libri” (io edito, correggo, perfino impagino, scrivo, revisiono, insomma ho fatto un po’ di tutto e sto studiando traduzione letteraria) ma anche un’ampia serie di altri lavoratori che sono, al giorno d’oggi, FONDAMENTALI per la riuscita di un’impresa/azienda/progetto. Illustratori, coloristi, letteristi (no ok non so se si chiamano così ma lasciatemela passare!), perfino fotografi, grafici, informatici, per non parlare di chi pretende di fare e-commerce ma di non pagare adeguatamente chi glielo mette in piedi da zero!
    Il problema, a questo punto, sarà anche chi prova a fare il furbo, ma quei poveri malcapitati che accettano di lavorare gratis o sottopagati solo perché “eh ma sono nuovo almeno mi faccio un nome” danneggiano a mio parere gravissimamente sia loro sia noi altri…
    Spero tanto che l’atteggiamento cambi, da parte di tutti, e onore al merito a chi parla chiaro come te: dobbiamo finirla di sentirci inferiori a un impiegato o a un idraulico, come dici tu, solo perché pensano di poterci trattare come se lo fossimo. Quando poi, onestamente, senza di noi sarei molto curiosa di sapere che cavolo pensano di fare… pubblicare i SE AVREI? Perché giuro l’ho visto in alcuni libri pubblicati.
    No il meglio è stato trovarmi in un e-book testuali parole:

    HYBRID ENGLISH
    Scarica gratis la versione inglese “ibrida” (tradotta con traduttore automatico). Correggila per noi e guadagna sulle vendite!

    Con, tra l’altro, refusi perfino in questo annuncio, che vi risparmio. Eviterò anche di nominare la “casa editrice” con molte virgolette, giusto per mostrare più rispetto di quanto loro ne mostrino per noi (lavoratori ma anche lettori).

    • denisocka ha detto:

      Marty, in questi giorni mi è capitato di finire in pronto soccorso pediatrico. Mi guardavo intorno e dopo aver visto la puntata sul precariato di Presa diretta di qualche giorno fa mi guardavo intorno domandandomi se quei medici tanto bravi fossero precari. Il precariato è dilagato al punto che si parla anche di dottori precari… logico che se sono capaci di farlo con i medici, si sentiranno più che autorizzati a precarizzare quattro sfigati amanti dei libri che dopotutto se fan schifezze non ammazzano nessuno… che desolazione…

      • Marty ha detto:

        Sì davvero, è una cosa ridicola.. Mi spiace usare una frase abusata, ma: dove andremo a finire?
        Tornando al post, giusto ieri ho visto un annuncio di un tizio che si offriva per traduzioni dall’inglese a 1.50 a cartella… No words

        (mi spiace comunque per la tua visita al pronto soccorso, spero niente di grave!)

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