Una sera a Palazzo Reale

Quando quattro anni fa aprivo questo blog, lo facevo per trovare una valvola di sfogo, un modo per veicolare i miei pensieri, sfogarmi, non rischiare di somatizzare più del dovuto l’omertà che mi circondava riguardo al tema del precariato editoriale. E non impazzire.

Be’, trovarmi ieri, 22 gennaio 2013, a parlare insieme a tantissime persone di questo flagello per la cultura e per la vita di moltissime persone davanti a due importantissimi assessori di Milano, Stefano Boeri (Cultura) e Cristina Tajani (Lavoro), addirittura a Palazzo Reale in un incontro ufficiale è stato per me esaltante, indipendentemente dal tipo di sviluppo che potrà avere questo primo passo delle istituzioni.

Così recitava tra l’altro l’invito ufficiale:
“… In particolare vorremmo approfondire, per quanto di nostra competenza, alcuni aspetti e prospettive riferiti al lavoro intellettuale e creativo che rappresenta una parte consistente della filiera produttiva editoriale, anche in riferimento all’attuale contesto economico e normativo“.

La sala si è riempita pian piano, alla fine era gremita.
La prima a parlare è stata una rappresentante del Masterper l’editoria della Cattolica: il 90-95% dei loro diplomati (circa 20-25 l’anno) è e resta PRECARIO.
Un inizio bomba.

Hanno poi preso la parola, oltre ai due assessori, rappresentanti di Rerepre, Strade, Aiti, San Precario, un piccolo editore virtuoso (Liverani di Charta, la prova che se si vuole si può avere un’attività editoriale di successo con il 100% di assunti) che ha parlato di concorrenza sleale attraverso il precariato, giornalisti freelance, colleghi in difficoltà, qualche voce controcorrente e un po’ fuori dal coro, e anche dal mondo, oserei dire.

E infine, anch’io, con un piccolo intervento, anche se fino all’ultimo pensavo che sarei rimasta silente.
Ho spiegato un’idea che mi frulla in testa da tanto, cui ho spesso accennato anche in questo blog: il Comune di Milano potrebbe farsi portavoce e organizzatore di una piattaforma di editori e studi editoriali che abbiano il coraggio di firmare una CARTA ETICA 0% PRECARIETA’, con i punti di quel famoso annuncio provocatorio che Rerepre aveva lanciato alcuni anni fa. Questo per trovare vere case editrici virtuose, le uniche che dovrebbero essere meritevoli di fondi, aiuti, eventi, partecipazioni da parte del Comune.
Lo scroscio di applausi da parte sia della platea sia dei rappresentanti del Comune mi ha stupita ma anche reso molto speranzosa.

In definitiva, considero l’evento di ieri sera un momento importante, per una serie di motivi:
1. una vetrina del genere, con le istituzioni comunali, non può restare inosservata, e il tema affrontato è salito all’attenzione del grande pubblico. L’omertà non ha più senso. Il velo è squarciato.
2. al Comune non possono più dire: “Non lo sapevamo“. L’editoria può tornare davvero a essere l’orgoglio di Milano se la città farà da apripista nel recupero di diritti negati per troppi anni e della legalità.
3. sentire tante storie difficili ma da voci propositive, decise, pronte a non farsi più schiacciare, lontane quindi da quell’alone di “sfiga” che sembra circondare chi confessa di essere precario, non può che essere uno stimolo per chi ancora non ha trovato il coraggio di alzare la testa e far valere i propri diritti.
4. gli assessori si sono resi disponibili, nel limite delle loro possibilità, ovvio, a far invertire la rotta, per avere davvero a Milano una Cultura con la C maiuscola, in cui sviluppo della lettura, qualità e diritti non prescindano gli uni dagli altri.

Vedremo se saranno state solo parole al vento.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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14 risposte a Una sera a Palazzo Reale

  1. Precariamamma ha detto:

    Grandiosa!!!!!
    Sai come si dice, che il battito d’ali di una farfalla in Australia può creare un tornado in Messico? Bene, le parole al vento possono trasformare il vento in tempesta!

    • denisocka ha detto:

      Pensavo anche a un certificato tipo quello dell’Antimafia che si fa firmare alle imprese… poi ho deciso che forse avrebbero preso la cosa come irrispettosa e mi sono autocensurata un pochino 🙂

  2. alessandro ha detto:

    ieri non ho fatto in tempo a dirtelo, ma chiedere una carta etica al comune di milano, e in particolare a boeri, è stata una mossa interessante. Perche in città uno dei principali bacini di precarietà è proprio il Comune stesso (centinaia e centinaia di precari lavorano per il comune, sia al suo interno sia nei servizi che esternalizza in appalto), e per tacere dell’assessorato Cultura i cui eventi sono organizzati da aziende che impiegano quasi solo stagisti non retribuiti!

  3. fracatz ha detto:

    parole al vento, no,
    magari si è voluto sensibilizzare la gente visto le imminenti tornate elettorali

  4. Valzer ha detto:

    Condivido la soddisfazione, ma sarei molto cauto. È vero che si è squarciato un velo, ma poi bisogna verificare se qualcuno vorrà gettare lo sguardo sul panorama che nasconde (piuttosto male peraltro), che non riguarda solo l’editoria. Attenzione anche a non confondere editori grandi e piccoli (e aggiungerei, editori di nicchia, generalisti, scolastici ecc.), a prescindere dalla loro supposta virtù. Se posso dare un suggerimento, cercherei, tra le altre cose, di approfondire con l’amministrazione la possibilità di ottenere spazi di lavoro per i precari che lavorano a casa (o, i più “fortunati”, in piccoli studi) e non si recano ogni giorno presso gli editori (il cui numero è destinato a diminuire). Personalmente lavoro a casa perché non posso permettermi le spese di uno studio, ma non mi dispiacerebbe uscire ogni tanto per recarmi in un posto frequentato per lavoro da altri soggetti (non necessariamente editoriali), per condividere e scambiarsi conoscenze, esperienze, strumenti, consigli e, perché no, se capita, lavoro. Riprodurre un clima di redazione, evitando i difetti e le gerarchie degli studi editoriali.
    Comunque, state facendo un buon lavoro.

  5. Carla ha detto:

    Anche a me la tua idea è piaciuta molto (sono quella che ha preso brevemente la parola dopo di te) ieri ero un po’ di corsa ma ci tenevo a dirtelo.
    Carla

  6. Silvia Pareschi ha detto:

    Denise, sei una grande!

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