LA battaglia giusta


Ci penso da parecchio, è un bel pezzo che vorrei scrivere un post sull’argomento e nella settimana dedicata al reddito minimo garantito (15-21 ottobre 2012), mi sono decisa.
Dobbiamo VOLERE, ESIGERE, PRETENDERE IL REDDITO MINIMO GARANTITO.

Ora ne sono certa, certissima, convinta come non mai.
Ho le idee chiare.
Ne ho sentito parlare prima timidamente, e altrettanto timidamente ne ascoltavo le tesi, cercavo di capirne le ragioni, i pro e i contro, i possibili risvolti negativi, le opinioni contrarie.

Solo dopo una lunga ricerca, quindi, dopo aver ascoltato diverse campane, opinioni di esperti, di economisti, della gente comune, posso dire con certezza che la battaglia per ottenere il reddito di cittadinanza (reddito di base, reddito minimo garantito, chiamatelo come vi pare) è una battaglia per la modernità, LA battaglia dei nostri giorni.

I nostri sono i giorni delle opportunità mancate, degli sprechi, del denaro pubblico finito a chi non lo merita, della flessibilità che si è trasformata in precarietà, in occasione di ricatto, in svilimento della cultura, del merito e delle persone.
Ottenere anche in Italia un diritto già presente in quasi tutti i paesi avanzati è possibile, è doveroso, è necessario.
Per scardinare il ricatto, ricreare vere opportunità, rimettere in circolo denaro evitando che la gente calpesti la propria dignità per non finire sotto la soglia di povertà.

Tra i fautori dell'”io mi sono fatto da me“, “io sono il capo di me stesso” (per fortuna non tutti coloro che aspirano al lavoro autonomo o ne sono detentori a pieno titolo hanno idee preconcette sull’argomento) ci sarà sicuramente chi si ribellerà all’idea, anche solo a livello teorico, per paura che il reddito minimo si trasformi in occasione di “parassitismo” (questa parola mi ricorda anche troppo l’Unione Sovietica e le sue aberrazioni).
I “piatti di pasta al pomodoro” a ufo li lascio a chi non si informa a dovere.

Da bambina mi domandavo come mai i lavoratori in cassa integrazione si lamentassero tanto, avessero quelle facce sconsolate, distrutte: dopotutto ricevevano buona parte dello stipendio senza fare niente, senza essere obbligati ad andare al lavoro, non era poi male, no?
Ma, appunto, quelli erano i pensieri limitati di una bambina, che di dignità, una dignità che si costruisce anche attraverso il lavoro, non ne sapeva niente.
Con il reddito minimo la gente si assuefarà alla “mancetta” dello Stato?
Davvero? Ci credete sul serio?
Non penso proprio. Almeno non nei grandi numeri.
Dai, su, che non ci credete nemmeno voi!

C’è un comitato che sta raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare.
Tutte le informazioni sui luoghi dove firmare le trovate qui:
REDDITO GARANTITO

Poi, due iniziative a Milano (io sono in Lombardia e vi segnalo quelle della mia zona, ma ce ne saranno di sicuro un po’ in tutta Italia):

Sabato 20 ottobre , ore 15
AGORÀ PER IL REDDITO, ospitata da Macao a Milano:
una piazza aperta per confrontarsi sul reddito di base, di cittadinanza, garantito, sui diritti di un nuovo welfare e sui modi per ottenerli.

Venerdì 26 ottobre, ore 21
San Precario vs. i politici
Casa della cultura, via Borgogna 3, Milano:
chiederemo conto agli esponenti della politica del perché il reddito non venga introdotto, in un paese dove solo un disoccupato su quattro riesce ad accedere agli ammortizzatori e dove più della metà dei contratti sono precari.

Infine, vi segnalo lo splendido video sulla necessità del reddito minimo che sta circolando in questi giorni sulla rete. Lo vedete in alto.

Allora, via, tutti a firmare per i nostri diritti!
Per tornare al livello dei paesi civili.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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