San Girolamo, salvaci tu!


Ho aspettato la giornata di oggi per scrivere questo post, ma in realtà ci penso da un po’.
Ultimamente, avendo le ore contate e poco tempo per avere la certezza di riuscire a consegnare in tempo lavori redazionali come quelli che mi venivano assegnati prima dell’arrivo di Piciurlik (revisioni, editing, impaginazioni, consulenze, apparati di vario genere, alette, letture, ecc.) perché con tempistiche molto più pressanti, ho capito che la traduzione in questo momento della mia vita, con le case editrici che di posti interni (precari o meno) ne offrono sempre meno, e in particolare a una neomamma, è l’unica strada percorribile.

Ho sempre detestato consegnare in ritardo, sempre considerato la puntualità una forma di rispetto verso le persone con cui lavoro. Dedicarmi esclusivamente o quasi alla traduzione è diventato l’unico modo per continuare a far mia questa pratica di correttezza.

Così oggi che è San Girolamo, protettore dei traduttori, voglio dedicare questo post alla traduzione.
Vi parlerò dell’importanza di riconoscere il ruolo del traduttore citandone sempre il nome. Sono anni che accanto alle battaglie per debellare il cancro del precariato dall’editoria (una lotta che, purtroppo, sembra ormai un lanciarsi da suicida contro i mulini a vento) porto avanti anche questa importante richiesta di riconoscimento.
E vi racconterò qualche episodio avvenuto in queste ultime settimane.
Innanzitutto vi invito a guardare il breve video di Stefania Da Pont, traduttrice dal giapponese e curatrice del blog Piano B, e di suo marito Gianpiero Mendini, videomaker, qui sopra.
I libri non si traducono da soli. Una sacrosanta verità espressa in un video semplice quanto efficace.

Direte, Sì, lo sappiamo, non si traducono da soli, ma poi, nella vita quotidiana, quanto rispettate il diritto d’autore (perché di questo si tratta) ogni volta che citate sui social network, sui vostri blog, in recensioni, brani, anche solo frasi, di libri, autori stranieri, senza indicare il nome di chi ne ha reso possibile la fruizione in italiano?

Ultimamente mi è capitato di farlo notare su due pagine facebook di addetti ai lavori e le due diverse reazioni rendono bene l’idea della poca considerazione che si dà alla questione. In un caso mi hanno ringraziato per la segnalazione e la cosa non ha che accresciuto il mio rispetto nei loro confronti. Ovviamente spero che mantengano la promessa di fare più attenzione.
Una seconda addetta ai lavori, invece, ha talmente sminuito la cosa che ha finito per stimolare tutta una serie di commenti offensivi e poco professionali di altri utenti che per ridicolizzare la mia osservazione hanno lanciato frasi tipo: “E l’anno di edizione?”, “E il numero di pagina?”, “E lo stampatore?”.
Poi in privato, un’altra collega ha cercato di farmi notare che in editoria ci sono battaglie ben più importanti da fare contro storture ben più gravi di non citare su FB il nome di un traduttore.
A me lo dice? Io che vivo sulla mia pelle la scelta di non voler piegare la testa quando cercano di spingermela giù con i meccanismi perversi del precariato?
E allora, più grave del precariato c’è anche la fame nel mondo, no? Perché perdere tempo a combattere il precariato di “borghesuccineanche troppo svegli che accettano di tutto pur di dire che lavorano in una casa editrice, quando c’è il Terzo Mondo che soffre?
Perché ogni stortura, ogni sopruso, ogni mancanza di rispetto va combattuta con i mezzi che si hanno.
Punto.

La mancata citazione del nome del traduttore può sembrare una sciocchezzuola, una questione di lana caprina, ma in realtà fa parte di una stortura ben più grande: è solo la punta di un iceberg, un tassello di un disegno più ampio in cui si cerca di sminuire il più possibile i lavoratori del libro (non solo i traduttori) per evitare che acquistando più importanza poi cerchino di vedere riconosciuto il diritto a una renumerazione più adeguata al proprio ruolo.

è di questi giorni la nota di una collega traduttrice, Isabella Zani, che esasperata dalla poca considerazione che si ha per la professione ha scritto una lettera pubblica indirizzata a un redattore di una certa casa editrice (una delle tante) che rimandava in continuazione di pagarla. Normale amministrazione per i lavoratori del libro, purtroppo.

Vi invito a leggerla, la trovate qui: LETTERA DI ISABELLA ZANI A UN REDATTORE.
Forza Isabella, forza colleghi, redattori e traduttori, e perché no, case editrici virtuose, siamo tutti sulla stessa barca.
E il mare è mosso

ATTENZIONE: Breve aggiornamento: ho appena saputo direttamente da Stefania Da Pont che il video italiano Texts don’t translate themeselves di Origami Videography ha vinto il concorso internazionale indetto dal Ceatl “Spot the translator”. Bravissimi!!!

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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10 risposte a San Girolamo, salvaci tu!

  1. Eh, il solito benaltrismo. “Non lamentarti, che c’è di peggio”. A tutta questa gente auguro di godere, in tutto ciò che fanno, della stessa considerazione che loro dedicano al lavoro dei traduttori.

  2. andrearenyi ha detto:

    “L’anno dell’edizione”, “Il numero di pagine”, sono ovviamente richieste pretestuose di chi è infastidito anche per la mite rivendicazione di vedere riportati i nomi dei traduttori, veri e propri co-autori, nelle recensioni e nelle citazioni. Esistono battaglie ben più importanti, ma questa non esclude le altre, e forse nel piccolo si possono ottenere dei risultati, mentre dubito che con i nostri mezzi potremo mai debellare la fame nel mondo. Io continuo la mia con la pagina Fb “Il nome del Traduttore”, la sto facendo per voi giovani, condannati – così sembra – al precariato perenne con sempre crescenti problemi (pagamenti, per citarne uno importantissimo).

    • denisocka ha detto:

      Esatto, non esclude le altre. è come dire che siccome in una casa la cucina si sporca di più, sistemi e pulisci sempre e solo quella, ma poi lasci lurido in particolare lo sgabuzzino, perché è più piccolo delle altre stanze e non è degno di attenzione… lo so, sto delirando, ma sono rimasta molto male da certi commenti.

  3. Angela ha detto:

    Finalmente ho trovato questo blog! Avevo letto su FB stralci di questo post che mi aveva incuriosita ma non avevo trovato il link. Io ho lavorato diversi anni in case editrici e posso dire che, a mio parere, il traduttore letterario ha lo stesso valore dell’autore. O almeno, io lo metto sullo stesso piano. E non dimentico mai di citarlo, sia su FB che sul mio blog. Il traduttore è colui che permette a me ignorante delle lingue (e della cultura) straniera di accedere anche ai capolavori.
    Per quanto riguarda nome dello stampatore o numero di pagina… ci stiamo dimenticando degli ebook? Lì perde di valore il numero di pagine o lo stampatore, mentre continua ad avere grandissimo valore un traduttore (nella speranza che sia bravo…)
    Ciao Angela

    • denisocka ha detto:

      Benvenuta, Angela! E quanto tempo ci hai messo, ti aspettavamo! Scherzo…
      Senti, dici di aver lavorato diversi anni in case editrici, ma quando i tempi era un po’ meno neri di ora e qualche possibilità di non essere precari c’era? Oppure sei una delle tantissime che dopo anni di precariato, sfinite, abbandonano il mondo dell’editoria? Così, curiosità.

  4. Hanno vinto!!!!! Evviva!!! Grazie, lo scopro adesso da te!!!!

  5. (Scusa l’abbondanza di punti esclamativi, ma ci volevano proprio!)

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