In assemblea, con nuovi mostri

Sono le 23,48.
Dopo aver pulito la cucina, giocato con il pupo, averlo allattato ed essere riuscita ad addormentarlo con tanta fatica, mi siedo e dedico qualche decina di minuti al blog, che sto trascurando un po’.
In questi giorni sono in consegna di una traduzione cominciata storcendo un po’ il naso e che ora che sono in fase di revisione e limatura comincia a piacermi: capita, a volte ci si affeziona a un libro che si sta traducendo anche se lo si sente lontano. Sono le strane cose che accadono ai traduttori. Sono traduttrice, accadono anche a me.

Ma torniamo a noi: oggi sono stata alla 4a assemblea della Rete dei Redattori precari.
Non voglio far finta di niente, un po’ ci sono rimasta male nel vedere che molti che avevano promesso di esserci non c’erano, ma i presenti, con i loro interventi intelligenti e propositivi, mi hanno subito rinfrancata.
Non starò a raccontarvi nel dettaglio gli argomenti di cui si è parlato (le cose fatte dalla Rete quest’anno a livello locale e nazionale, piccoli e grandi successi, piccoli e grandi insuccessi, cose da migliorare, problemi, riscontri, prospettive, impegni futuri, idee vecchie e nuove per far emergere sempre di più il problema del precariato editoriale, ecc.), mi limiterò a rendervi partecipe delle “belle” novità che giungono dal mondo dei meccanismi perversi di questo ambiente.

La riforma Fornero sembrerebbe non aver mutato troppo le cose in editoria, eppure cominciano a essere stranamente tanti i contratti che non sono stati rinnovati prima dell’estate (il mio fra questi, anche se voglio illudermi che il mio caso riguardi più la maternità e la sua conseguente “minore operosità“) e quelli trasformati in qualcosa d’altro, che come le uova di Pasqua “contengono la sorpresina“.

Benché mi preoccupino anche i primi casi, sono i secondi a incuriosirmi di più.
Le notizie inquietanti riguardano colleghi a cui, nel momento del rinnovo del contratto a progetto proposto per anni, questa volta, è stato proposto un contratto a tempo determinato.
Direte “Caspita, che bello! Finalmente un passo avanti!”.
No, calma, calma, mica si può avere tutto così facilmente, c’è un prezzo da pagare.
Se lo vuoi devi firmare una conciliazione fittizia, nel senso che pattuite un’indennità per i tuoi trascorsi in azienda, che riceverai, ma che poi ti verrà scalata dallo stipendio nei mesi successivi. In cambio di quel contratto a tempo determinato (non sicuro comunque) e di un indennizzo falso, quindi, firmi di non avere più nulla a pretendere per il passato. Un bel ricatto per chi se lo trova davanti, un bivio assurdo che non ha nulla di onesto. L’editoria sguazza sempre più nel fango.

E questo era il primo nuovo mostro di cui mi è giunta notizia, che spero sia solo una leggenda metropolitana e non la realtà, anche se lo dubito, e va ad aggiungersi alle partite iva monomandatarie, ai contratti a progetto fasulli, a quelli a cottimo illegali (il mio purgatorio per troppi anni), alle cessioni di diritti d’autore svilenti, gli interinali presto silurati, ecc.
Ma non è l’unico nuovo venuto, a quanto pare. Ora vi presento il secondo nuovo mostro.
Tenetevi forte… Ad alcuni fortunati, arrivati da poco, è toccato in sorte un altro gioiellino, una perla mica da poco: un contratto cocopro interinale, che già a dirlo così non si capisce che diamine sia, ma è chiaro che è una sòla per chi lo firma.
Mi gira la testa solo a pensarci
Qui mi fermo.
Sono le 0.23.
La prossima volta venite in assemblea.
Essere informati prima di certe cose è meglio.
Non posso mica raccontarvi sempre tutto io.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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