Visibilità o non visibilità, questo è il problema

Prendo spunto da questo articolo del blog Nonsolomamma di Elasti segnalatomi da una collega un paio di settimane fa (è già passato così tanto tempo? Si vede come sono sul pezzo da quando son diventata mamma…) per riprendere una questione che in effetti mi sta a cuore.
Ma secondo voi è davvero possibile che gli uffici del personale si mettano a spulciare sulle pagine di Faccialibro per decidere se un candidato… ops, una candidata può o non può andare bene per un dato posto? E che l’ago della bilancia sia l’amore che uno nutre per i propri figli?

Così l’altro giorno, pungolata da un paio di cose che mi sono successe, ho cominciato a martellare il marito con domande tipo: “Ma ti sembra che mi sia rammollita da quando c’è Piciurlik? Che parlo solo di figli, pannolini, cacche, parto e pancioni? Che ho messo davvero da parte molti dei miei interessi e delle mie passioni senza una vera ragione?”.
E quelle domande poi ne hanno scatenate altre.

Una su questo blog, per esempio.
Lo ammetto, vederlo comparire magicamente sul Venerdì di Repubblica mi aveva esaltato non poco, così quel pomeriggio avevo chiamato il parentado per far sapere cosa mi era successo. Dopo alcune reazioni entusiaste, ma me ne arriva una raggelante.

“Ma c’è il tuo nome? No? Ah, meno male!”.
“No, scusa, perché? Guarda che se uno legge un po’ per benino il blog al nome ci si arriva…”
“Sì, ma almeno su carta non c’è. Non è diretto. Se ho capito bene, uno deve farsi un bel giretto per arrivarci… Be’, sai, già sei messa male con il lavoro, se poi vedono che scrivi peste e corna sull’editoria puoi considerarti spacciata…”
“Io son già spacciata: ti ricordo che sono una neomamma in scadenza…”
“Appunto… Comunque, com’è che dicono? Partatene bene, parlatene male purché ne parliate?”
“Uhm…”

Risultato, quel pomeriggio ho inserito il link del blog sul mio cv.
Son testarda, se una cosa non mi va, non mi va, e combatto fino allo stremo.
Ma son solo cocciuta oppure ho anche istinti suicidi?

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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7 risposte a Visibilità o non visibilità, questo è il problema

  1. Silvia Pareschi ha detto:

    Io ti direi di stare tranquilla. Non mi sembra che tu parli male dell’editoria insultando persone o case editrici: semplicemente ti lamenti a buon diritto di un sistema, quello del precariato, che ormai tutti sanno essere ingiusto. Non credo che ci sia una lista nera dove qualcuno lassù in alto inserisca i precari che non stanno buoni e zitti e dica “questa qui non la facciamo lavorare più”. E se per rintracciare il tuo nome ci vogliono anche solo due minuti di ricerche, credo proprio che nessuno si metta a cercarlo per il puro gusto di inserirti in quella lista. Capisco la tua ansia, ma volevo solo tranquillizzarti un po’ 🙂

    • denisocka ha detto:

      Silvia, grazie, la mia ansia in realtà viene da altro, ormai do quasi per certo il mio mancato rinnovo. La cosa che mi infastidisce tanto, invece, è l’idea che ci si possa davvero trattenere per paura di essere letti da qualcuno che poi ti ostacola in qualche modo. O meglio, che io abbia in famiglia qualcuno che avrebbe preferito vedermi rassegnata a questa vita piuttosto che pacchianamente sbraitante di verità. Il precariato sembra un’onta, una specie di marchio che non si può, non si deve esibire. Schiena dritta e sorriso. Altrimenti poi non ci si può far belli di essere parte di questo mondo dorato, no? Che fatica!

  2. Daniele Petruccioli ha detto:

    Per esperienza (non mia, di mia moglie) posso dirti che le tue preoccupazioni sono reali. Ma a sbagliare non sei tu, sono i pregiudizi del paese in cui viviamo. Dobbiamo ricordarci e ricordare che questa non è la normalità: è la nostra – pessima – anomalia. Fuori di qui si diventa mamma senza sacrificare la carriera. Donne, non mollate: la crescita dell’Italia dipende anche (se non soprattutto) da questo.

  3. denisocka ha detto:

    @johnzkk: Grazie! GZ, sei tu?

  4. geleselibero ha detto:

    secondo me hai dei sani istinti suicidi

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