Cose di Birmania… ops, Myanmar.

Sono quasi in dirittura d’arrivo, ci manca poco: a breve sbucherò finalmente dalla giungla.
E mi ritengo soddisfatta. Caspita, lo sono davvero. Anche questa volta mi sono affezionata alla mia creatura, e ne ho tutte le ragioni. È proprio un bel libroProfondo e vero, nella sua semplicità.

Tra un pannolino e l’altro, con il piccolo che va acchiappato mentre gattona verso ogni sorta di pericolo, mi sono dedicata alla traduzione dall’inglese di un romanzo per ragazzi. È  ambientato in Birmania, oggi chiamata Myanmar, e narra la storia di due ragazzi di etnie diverse, che si trovano ad affrontare l’esperienza della guerra in due fazioni opposte: l’esercito governativo e le popolazioni tribali ribelli.

Leggevo e traducevo, di giorno e dopo cena, se mi saltava fuori un momento di calma (o quasi), mentre la sera tardi, prima di addormentarmi, quando il peperino si trovava in un sonno profondo, andavo un po’ avanti nella lettura perché non riuscivo a staccarmene.
Troppo bello quando mi succede così.

Ora sono in fase di revisione e provo persino un po’ di malinconia all’idea di doverlo lasciare presto nelle mani di altri. Così ci pensa subito un bel dilemmone a tentare di farmi cambiare idea.
Ho un problema con il nome di due personaggi: Daw Widow e Auntie Doctor.

Vi spiego questa cosa scoperta da varie ricerche mentre traducevo. Il termine Daw in birmano significa Zia/zietta e si unisce al nome proprio di una donna adulta per dimostrarle rispetto. Es: Aung San Suu Kyi viene spesso chiamata Daw Aung San Suu Kyi, “Zia” Aung San Suu Kyi.

Ora il problema sta nel fatto che Daw qui viene unito a Widow come se fosse “Zia Vedova“. L’autrice ha scelto di lasciare Daw,  probabilmente per mantenere una caratteristica della lingua birmana, e di tradurre in inglese Widow per far capire il significato del suo nome (il personaggio è proprio una vedova).

Tuttavia, poi sceglie di tradurre per intero il nome di un altro personaggio, Auntie Doctor, forse per la cacofonia o eufonia di un eventuale Daw Doctor.
Che faccio con la versione in italiano?
Daw Vedova sarebbe il più vicino all’originale ma non è bellissimo da sentire; d’altra parte un Vedova Daw farebbe pensare che Daw sia il suo nome proprio e non rispetterebbe il fatto che va anteposto.

Eliminare Daw e passare a un Zia/Zietta Vedova, più armonioso da sentire, toglierebbe il bello di avere Daw.
Zia Dottoressa, o qualcosa di simile, per Auntie Doctor mi pare d’obbligo, altrimenti anche in italiano rimarrebbe la cacofonia di Daw Dottoressa. Daw Medico, trattandosi di una donna, non funzionerebbe, e comunque non è lo stesso un granché.
Suggerimenti? Colpi di genio?
I dubbi così sono il sale di questa professione. Altro che scoraggiarti: ti esaltano.

Ovviamente ho chiesto consiglio in un forum di traduttori editoriali, e sottoporrò il problema anche alla redazione. Per scoprire la soluzione che avremo adottato non vi resterà che comprare e leggere il libro. 
Non appena esce, ve lo dico. Tanto ne vale la pena.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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3 risposte a Cose di Birmania… ops, Myanmar.

  1. akikorossella ha detto:

    Se l’autrice ha lasciato Daw da una parte e Zietta dall’altra, sarebbe bene rispettare la sua scelta. Quindi io metterei Daw Vedova (simile all’originale, per fortuna) e Zia Dottoressa.

  2. denisocka ha detto:

    Daw Vedova non ti suona brutto? Però, un’altra scelta mi sa che non c’è… deciderà la redazione.
    Su Zia Dottoressa un collega traduttore mi proponeva Zia/Zietta Doc. Non è malvagio, no?

    • akikorossella ha detto:

      No, non mi sembra più brutto dell’originale, e io essendo anche scrittrice sono fissata con la volontà dell’autore XD
      Zia Doc è troppo americano, da noi non si usa l’abbreviazione Doc per i medici… piuttosto un ironico Dr Zia. Mi raccomando, dopo Dr non va il punto.

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