E l’ansia sale

Dopo mesi di attesa ci siamo: ora sappiamo, più o meno, di che morte dobbiamo morire.
Eppure io continuo a sperare che dopo dieci anni di onorato lavoro in editoria io non sia più soltanto un numero, ma una persona, una redattrice a volte imperfetta, che ama quello che fa anche se di tanto in tanto lo detesta (o meglio, glielo fanno detestare).

Ne riparleremo alla scadenza del mio contratto. Per ora leggetevi la riflessione, fatta dagli amici di Rerepre, sulle probabili conseguenze in editoria della riforma del lavoro.

Riforma del lavoro: a chi giova?

La riforma Fornero ha preso corpo e, salvo un’improbabile opposizione parlamentare, d’ora in avanti nulla nel mercato del lavoro sarà come prima.
La ratio dell’intervento è chiara: maggiore stabilità per i giovani in ingresso barattata con una maggiore facilità (leggasi libertà) di licenziamento da parte delle imprese; incoraggiamento del lavoro dipendente; disincentivazione dei contratti a termine e a progetto mediante aumento dei relativi contributi; contrasto alle finte partite IVA mediante, forse, l’introduzione dell’obbligo di stabilizzazione; sostegno al reddito limitato nel tempo e accompagnamento al reinserimento lavorativo per il dipendente che perde l’impiego.
Nessun ammortizzatore sociale, invece, per l’atipico che rimane senza lavoro, neppure quell’abbozzo di intervento a favore dei collaboratori a progetto noto come “bonus una tantum”.

Comunque la si voglia giudicare, la riconfigurazione del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali è un progetto a medio-lungo termine di cui vedremo i frutti solo tra diversi anni. Prima della sua completa messa a regime, invece, vivremo una fase liminale in cui alcuni (i lavoratori già inseriti nel sistema di tutele previste dalla normativa odierna e quelli che avrebbero avuto concrete chance di rientrarvi, oltre ai collaboratori a progetto) subiranno una perdita secca, mentre altri (una fetta più o meno consistente di coloro che sarebbero stati condannati a entrare nel mercato del lavoro come schiavi – condizione di tanti giovani e non più giovani cresciuti professionalmente all’ombra delle controriforme dei vari Treu, Maroni e Sacconi) beneficeranno, almeno sulla carta, del nuovo ordinamento.

Così sintetizzato il quadro della situazione, che cosa accadrà nel nostro settore?
Non abbiamo la sfera di cristallo, ma è facile prevedere che gli editori, mentre non si faranno certo sfuggire i vantaggi della maggiore flessibilità in uscita, troveranno gli opportuni escamotage per sottrarsi ai vincoli della stabilizzazione e agli aggravi contributivi previsti per i contratti a termine e a progetto.
Come? Ad esempio ricorrendo più spesso ai contratti di cessione diritti (una vera truffa per editor e redattori), oppure costringendo i co.co.pro. ad aprirsi la partita IVA… salvo poi togliergli un bel po’ di commesse per evitare di dover essere indiziati di abuso del lavoro autonomo.

E che ne sarà di coloro che con tanta fatica si sono ritagliati un posticino di relativa serenità nell’attuale mercato del lavoro (collaboratori a progetto genuini, partite IVA con committenza prevalente ma sicura…)? Restino pure così, se le imprese glielo concedono, ma si preparino a veder aumentare la differenza tra compenso lordo e netto, e non pretendano di essere assistiti dallo Stato quando il lavoro non c’è. In alternativa, chiedano di essere stabilizzati (!), oppure si trasformino in “imprenditori di se stessi” e facciano concorrenza ai loro colleghi, naturalmente a suon di tagli alle tariffe: nel nuovo ordinamento sono delle anomalie che, per amore o per forza, dovranno estinguersi.”

Da: http://www.rerepre.org/index.php?/20120321258/ultime-news/riforma-del-lavoro-a-chi-giova.html

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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