Mamma acrobatica e piena di dubbi

Prima che Piciurlino nascesse tutti mi dicevano: “Vedrai i primi mesi che fatica!”, e io lo sapevo che era vero, ma non pensavo che si parlasse di enormi acrobazie fisiche e mentali.
Ora mi spiego meglio.
I primi mesi, come ogni donna che sia stata neomamma sa benissimo, sono un’ansia continua: oh cavoli rigurgita, non fa la cacca, si graffia con le unghiette, dorme troppo o troppo poco o per niente, piange, ha il culetto rosso, mangerà abbastanza? crescerà abbastanza?… solo per dirne alcune. Perché quello in cui ci si è ficcati mani e piedi, felici, con il frugoletto fra le braccia, è un mondo nuovo, pieno di dubbi, insicurezze, paura di sbagliare.

Le ore di sonno che perdi ti fanno anche perdere lucidità, e dopo tutto questo di certo non hai voglia di affiancare al “lavoro di mamma” anche un altro lavoro, che sebbene spinto dalla passione, è sottopagato la maggior parte delle volte, incerto, complicato, precario.

E capisci che quando tutti ti dicevano quella famosa frase avevano in mente la realtà di una neomamma tutelata e si riferivano quindi solo a una parte di quello che stai vivendo tu.
E pensi: “Ma chi? cosa me lo fa fare?”.
Chi te lo fa fare di alzarti tre volte per notte, badare al pupo tutto il giorno e in ogni piccola pausa durante le rare nanne cui si giunge a fatica, ogni passeggiata con i nonni, ogni oretta stiracchiata con il papà fra pappa, poppate e cambi di pannolini, tradurre una pagina, scrivere un apparato, leggere una proposta e recensioni, guardare le classifiche di vendita russe, compilare una scheda? E tutto questo a volte al mac, a volte su carta a letto, a volte con il piccolo attaccato al seno e… ebbene sì… anche sulla tazza. Ogni lavoro spezzettato, intervallato. Ti concentri ed è già ora di lasciarlo. Così una cosa che facevi in mezza giornata te la trascini per chissà quanto.
Però vai avanti.

Ormai non è più la passione a fartelo fare, è la paura.
Sai che vali, ormai lo sai eccome, ma continua a frullarti una cosa sola in testa, una domanda batte sempre lì: “Non è che quando ci sarà da rinnovare il contratto, per ora congelato, la scusa della tua ‘inoperosità’ dovuta alla maternità ti varrà un bel ‘Grazie e arrivederci’?”.
E poi: “Se e quando saranno modificati i contratti precari (ancora non si capisce come), se davvero li renderanno più cari di un’assunzione a tempo indeterminato, qualcuno vorrà finalmente investire sul serio su di me? O perderò del tutto il treno di questo lavoro, visto che giovane non lo sono nemmeno più?”.
Chissà. Staremo a vedere.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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5 risposte a Mamma acrobatica e piena di dubbi

  1. Alice ha detto:

    Cara, non posso che incrociare le dita affinché accada il meglio per te 🙂

  2. Lori ha detto:

    Ecco, non avrei saputo dirlo meglio (digito al buio e con mezza mano, col pupo, raffreddato, addormentato addosso).

  3. akikorossella ha detto:

    Come ti capisco… i primi giorni dopo il parto dovevano imboccarmi perché non avevo nemmeno la forza di mangiare… e lo stesso giorno in cui sono tornata a casa dall’ospedale ho dovuto rimettermi a studiare per non saltare gli esami all’università 😦
    Poi non ti dico la fatica di portare la neonata su e giù per i ponti di Venezia e allattarla tra un esame e l’altro XD
    Adesso che ha nove anni vorrei avere un altro paio di bambini, perché non voglio superare di troppo i 30 anni, ma nei prossimi due anni dovrò lavorare gratis (sto per iniziare la pratica forense), senza ferie, senza malattie e soprattutto senza maternità…

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