Dietro le quinte

Ci sono cose che mi piacerebbe un mondo raccontarvi, delle chicche su come a volte in editoria si prendono delle decisioni su alcuni libri, cose che purtroppo, per via dell'anonimato che mi sono giocata tempo fa, non posso permettermi di raccontare. Persone che andrebbero fatte vedere per quelle che sono, altre che andrebbero portate in trionfo per come si comportano.
Diciamo che oggi ho deciso di mordermi la lingua e di non lasciarmi prendere dalla tentazione di spiattellare tutto. Per il mio bene.
Cambierò leggermente argomento e farò un po' di pubblicità a me stessa, raccontandovi delle ripercussioni sulla sottoscritta per via del Salone del Libro di quest'anno, con paese ospite proprio la Russia.

Ecco, appunto, gli autori russi, snobbati a più non posso, in generale, dall'editoria italiana, che all'improvviso diventano il centro di tutto. Tutte le case editrici a trovarne uno che valga la pena di pubblicare in modo da avere in catalogo qualcosa da presentare al Salone. La corsa alla Russia era cominciata e io, tanto impegnata a tradurre il mio amore (Il tempo delle donne) e a portare avanti gli altri libri per guadagnarmi il pane, non me ne sono accorta.
Così, quando mi sono resa conto che lo show era cominciato, tutti i libri che per anni avevo cercato in tutti i modi di proporre alle case editrici a me più vicine me li sono ritrovati tradotti e pubblicati da altri (e sono almeno tre, più altri che mi incuriosivano ma che non avevo avuto il tempo e la forza di toccare con mano dedicandogli lavoro gratis).

Se da un lato questo mi dispiace molto perché libri ai quali tenevo, dopo tanti sforzi, tanto lavoro non retribuito, dopo tanti "no" nel migliore dei casi, o silenzio=non ci interessa nel peggiore, hanno visto la luce in Italia senza che potessi partecipare a nessuna delle fasi della loro lavorazione, dall'altro questa è la conferma che quanto a intuito letterario "scema scema" non sono.
E il giorno in cui lascerò definitivamente l'editoria, sfiancata da questo precariato che mi tormenta e avvilisce, so che se la prima a perderci qualcosa sarò io (un lavoro che faccio con entusiasmo, passione e correttezza, in favore forse di più dignità e serenità), subito dietro, a perderci, ci sarà questo mondo editoriale, che non sa investire veramente e a lungo termine sui suoi uomini/sulle sue donne, rincorre spesso filoni ma senza un vero progetto, senza un vero desiderio di fare cultura, sempre e solo per ottenere un guadagno a breve termine.

Ora spero che questa valanga di titoli dalla Russia aiuti il lettore italiano ad affezionarsi a un mondo letterario in cui fatica a trovarsi a suo agio (non si capisce come mai però questo accada solo se l'autore è russo, se invece la firma è di uno scrittore di lingua inglese la Russia o l'Unione Sovietica diventano immediatamente interessanti; che sia un preconcetto di molti editori italiani che investono poco sui russi?).
E che le luci su una letteratura interessante come quella russa (la fase dei libri sui nuovi russi, finalmente, sembra tramontata!) non si spengano insieme a quelle del Salone del Libro di quest'anno.

Qualche buona speranza la vedo in alcune nuove case editrici minori, cui mancano però i mezzi delle grandi. Auguro loro, davvero, di cuore, ogni fortuna.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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8 risposte a Dietro le quinte

  1. gogol85 ha detto:

    Infatti ad esempio ho scoperto leggendo il programma della Fiera che avevano tradotto Похороните меня за плинтусом…

  2. denisocka ha detto:

    Ecco, esatto, beccato al volo uno che cerco di proporre da quasi quattro anni… 🙂

  3. utente anonimo ha detto:

    Ah, bellissimo Sanaev… e bravi a nottetempo – come sempre mi lascia basito la confezione, che personalmente detesto.
    Ho notato anch'io la corsa ad accaparrarsi il russo di turno, e salvo qualche sorpresa così così (leggi alla voce: latynina), sono rimasto piacevolmente sorpreso dall'investimento, perché va a beneficio di tutti. I bei russi non si esauriscono in fretta, per fortuna, e chi mastica di Russia e si trova con un piede (forse anche meno) nell'editoria, ha qualche proposta (sogno?) nel cassetto.

    Ancora una volta brava Voland, per Prilepin. Quello era da fare, punto. E l'avrebbero potuto fare in tanti, anche più grossi. Bene così.
    Ciao
    Simone

  4. denisocka ha detto:

    Il problema, Simone, è che se tu sei cosciente di avere per le mani qualcosa di buono ma non ti ascoltano perché chi prende le decisioni non può toccare con mano e degli scrittori russi non si fida, tu come fai a farglielo capire? Non hai la palla magica, non puoi promettere vendite da best-seller, solo qualità, e non sempre quella interessa. Se a questo poi aggiungi il fatto che già fatichi a vivere di precariato editoriale, ti sembra una sconfitta tremenda ogni minuto usato gratis per scoprire opere interessanti che nessuno o quasi filerà.
    Quindi, dici bene, un investimento generale sui russi può portare del buono per tutti, sempre sperando che si sia un po' smorzata questa diffidenza verso le opere contemporanee di quel paese.

  5. utente anonimo ha detto:

    Ho letto e apprezzato molto l'ultimo paragrafo su fb (Livorati). Incuriosita, sono venuta a leggere anche il resto. Cambia soltanto la lingua (traduco dall'ungherese), il resto: le considerazioni, le perplessità, i problemi, le frustrazioni, e anche la passione, sono gli stessi. Anche la conclusione.
    Grazie.
    Andrea Rényi

  6. gogol85 ha detto:

    E anche "Il bibliotecario" di Elisarov hanno tradotto! Per Atmosphere libri, che non avevo mai sentito tra l'altro, ma forse sono solo io…
    In futuro mi leggerò Грех di Prilepin, vediamo se conferma le strombazzanti promesse.

  7. utente anonimo ha detto:

    Ehi Denise,
    grazie perchè mi comunichi una passione per il tuo lavoro e per la letteratura e il mondo dei libri in generale, che davvero mi dà forza.
    Io appartengo a tutt'altra categoria, con un contratto sicuro ma che si deve accontentare tutti i giorni.
    Amo la letteratura Russa da profana e da pochi anni…sono ancora ai grandi classici (sto leggendo L'Idiota da ieri sera).
    Tieni duro e in bocca al lupo per il piccolo!

  8. utente anonimo ha detto:

    Certo, Denise, capisco la frustrazione ma solo in parte la condivido.
    Certamente perché non sono un traduttore nè un agente, perciò se caldeggio un libro e la proposta viene cassata me ne faccio necessariamente una ragione, lo vedrò uscire – com'è già successo – per altri. Mi arrabbierò per la cura redazionale, magari, per la confezione, la copertina, o può essere che sia soddisfatto, che dica "hanno fatto meglio di quanto potevamo fare noi, qui", ma tanto fa. Fatto sta che ogni minuto che spendo nella lettura è innanzitutto un minuto che investo (in un collegamento a qualcos'altro, più interessante e al contempo spendibile?), poi se ne esce qualcosa di più tanto meglio, per questo ci si prodiga in discussioni, schede, ricerche, telefonate. Se quel libro invece non lo vedrò uscire, se mi verrà detto che i russi non vanno, che il libro in ogni caso è troppo lungo, la lingua complessa, lo stile alto ecc. penserò che per la c.e. è un'occasione persa, per me lo stesso (di lavorare sul testo con amore), ma, va da sé, la proposta resta lì, in attesa di tempi più maturi, che i lettori ricomincino a guardare a est senza pregiudizi, senza timore o avversione, o che ci sia un editore più disponibile (anche se non è questo, ritengo, il vero problema). Nella speranza che non sia il libro che vuoi fare da anni, il libro a cui sei più affezionato e che nessuno ha mai pubblicato.
    Credo che questa caccia al russo sia senz'altro un fenomeno estemporaneo, destinato a non durare, ma che produrrà qualche frutto: i nomi circolano, gli autori anche, è ora che il ghiaccio si sciolga una volta di più. Zdem ottepel'.

    Il discorso naturalmente è molto diverso se la proposta è anche di traduzione, non solo di pubblicazione, e per questo ti capisco. Da qui, penso che di libri buoni ce ne siano una miriade e che quello di avvistarli – e ogni tanto portarne uno a casa – sia uno degli ultimi piaceri affascinanti nelll'editoria contemporanea. Non è il caso di farselo portar via.
    Sul precariato un'altra volta.

    (Grech non l'ho letto, ma Patologie è bello. Quello che ho letto di San'kja mi ha entusiasmato meno, mi sembra un po' retorico.)

    Ciao,
    Simone

     

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