Buon anniversario precario

Bene, alla fine il giorno fatidico è arrivato. Se solo me l'avessero detto dieci anni fa non ci avrei mai creduto. Anzi avrei risposto: "Non io, io mi tirerei fuori prima!". E invece…
Eccomi qui, ancora precaria, incinta, i diritti e la dignità ridotti all'osso.
Dieci anni fa oggi, di anni ne avevo 25, mi laureavo a pieni voti.

Okay, ricapitoliamo le esperienze di questi dieci anni:
– un anno circa con borsa di studio per giovani promettenti in università come assistente. Intanto l'amore per la cultura mi fa rinunciare a offerte di stage in una Banca e un contratto di formazione lavoro in una multinazionale degli elettrodomestici. Il governo Berlusconi fa togliere gli assegni a tutti i borsisti, anche io perdo il mio già misero. Sono solo un numero. Provo il dottorato? No, no, no, no, troppo precaria la carriera universitaria.

corso Fse di sei mesi per redattore editoriale con successivo stage in agenzia letteraria: l'agenzia è piccola, il titolare mi ha già detto ancora prima di accettare che non tengono nessuno, prendono stagisti a rotazione. Se mi sta bene è così altrimenti ciccia. Mi serve lo stage per completare il corso, imparo tutto il possibile, ma mi riprometto che di stage non ne farò più. Da domani si lavora con compenso.

contratto cocopro per due anni part-time in un sito internet, contemporaneamente iniziano le collaborazioni esterne (traduzioni, revisioni, bozze, letture, ecc.) per tante, tante, tante case editrici: le norme sempre diverse mi mandano in confusione, mi sembra follia pura non poter imparare in una sola CE. è una crescita professionale che devo gestire da sola, in uno sviluppo orizzontale, non verticale, con tempi massacranti (quelli sono rimasti), picchi di lavoro (se rinunci un paio di volte non ti chiamano più), tariffe infami. Di pasticci ne faccio, meno di quelli che la condizione causerebbe, accetto i compensi più alti (già miserrimi) e comincio a lasciare indietro quelle CE che pagano troppo poco (super miserrimi).
– alla scadenza dei due anni, per paura di cause, al sito tutti cadono come mosche, stanno per lasciare a casa anche me: mi tolgo la soddisfazione di andarmene prima. Ora farò solo lavoro editoriale.
– contratto cocopro a prestazione (sei pagato a cartella o a lavoro) nella CE più grande d'Italia: inizio nella redazione da cui partono più o meno tutti, ma piano piano comincio a collaborare anche con altre redazioni.

E arriviamo a oggi: per la sottoscritta, sembra non esserci via d'uscita da questo precariato a cottimo. Le vicissitudini della vita mi fanno smettere di cercare possibilità in altre CE.
Finalmente sono incinta, a 35 anni, e che ne siano passati 10 senza possibilità di uscire da questa situazione lavorativa indecente in questo momento passa in secondo piano. Valuterò dopo la nascita del bimbo se continuare così, rassegnata, sperando che cambi qualcosa, o gettare al vento dieci anni di esperienza editoriale e buttarmi in qualcos'altro…
Sempre che alla mia età, una donna con un figlio piccolo riesca a trovare qualcos'altro
Buon anniversario precario, Denise.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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8 risposte a Buon anniversario precario

  1. silviapare ha detto:

    Grazie della testimonianza, Denise. Ti auguro di cuore di trovare qualcosa di meglio.
    Silvia

  2. utente anonimo ha detto:

    Se deciderai – a malincuore – di buttarti in qualcos'altro, ti capiremo tutte/i.
    Emanuela C.

  3. Leanan_Sidhe ha detto:

    Grazie, mi hai appena convinta a perseguire nella carriera universitaria. Tre anni di dottorato con borsa, eventualmente sei anni da ricercatrice, poi o la cattedra o il suicidio. Mi sta bene. 

  4. Leanan_Sidhe ha detto:

    E comunque buona fortuna per tutto.

  5. utente anonimo ha detto:

    Ciao Denise.
    Anche io sono stata parecchio assente negli ultimi mesi, ma ci tengo a farti i complimenti per il Pinciurlo, davvero 🙂
    Io alla fine, dopo tante vicissitudini, fra cui uno stage non retribuito in una piccola casa editrice, mi sono decisa a emigrare. È vero, quello sarebbe stato il lavoro della mia vita, ma io ormai ho quasi 30 anni, non so se rendo l'idea… Quando hanno saputo che avevo avuto un'offerta di lavoro all'estero, hanno detto che volevano farmi una contro-proposta, ma quando ho detto loro per chi sarei andata a lavorare non me l'hanno neppure fatta – per pudore, suppongo. La redattrice che lavorava con me prendeva 800 euro con un contratto a progetto, e aveva diversi anni più di me. Un'altra, che aveva un part-time, ne prendeva 500.
    È vero, ora faccio la traduttrice tecnica, che non era il lavoro dei miei sogni, ma standoci dentro mi sono accorta che invece è molto bello, che è addirittura divertente. E, soprattutto, è un lavoro dove la persona viene rispettata, è un lavoro dove il lavoratore ha dignità.
    Non tornerei indietro per tutto l'oro del mondo, non finché la mentalità italiana (delle case editrici ma non solo) resta questa, dove vince chi ti f*tte di più (scusa il termine, ma altri proprio non ne trovavo).

  6. utente anonimo ha detto:

    PS. Ho dimenticato di firmarmi, sono Marina, nota anche come Sonnenbarke 😉

  7. denisocka ha detto:

    Marina, hai fotografato alla perfezione la realtà. Quando lo provi, se hai un po' di lucidità e non ti fai fuorviare dalla passione, capisci che quel che dico è vero. Le CE italiane sono miopi, non capiscono che far crescere professionalmente e con soddisfazione un proprio dipendente o collaboratore non significa necessariamente vederlo volare subito verso altri lidi, ma costruire a lungo termine una base solita per un prodotto editoriale di qualità (la prova: conosco bravissime redattrici storiche andate da poco in prepensionamento che hanno festeggiato qualche anno fa ben 35 anni in azienda).  Ora invece interessa solo l'abbattimento dei costi nel breve periodo a discapito della qualità, che finisce per reggersi come può solo sulla passione di pochi rincitrulliti come la sottoscritta.
    Sono contenta che tu sia soddisfatta della scelta fatta e ti auguro davvero ogni fortuna.
    p.s.: tu ne hai 30, io fra qualche settimana ne farò 36!

  8. utente anonimo ha detto:

    Mi pare una miopia tutta italiana, questa. Io ci sarei restata molto volentieri per tutta la vita, nella mi piccola casa editrice, se il mio lavoro avesse avuto una dignità. Così, invece, è normale che la gente se ne vada.

    Sì, so che hai qualche anno più di me, rimarcavo la mia età solo per ribadire quanto sia assurdo e umiliante lavorare *completamente gratis* alla soglia dei 30 anni…

    Anche io ti auguro di cuore ogni fortuna,

    Marina

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