Di tutti i colori

Se lavori nell'editoria e non sei tutelato da un contratto di ferro anche l'urlo di un moscerino, convinto di essere un leone, ti può far paura.
A suo tempo, non potendone parlare subito mi ero sfogata solo con questo post:
Pillole di saggezza

ripromettendomi poi, quando le acque si fossero calmate, di parlarne in modo più esplicito e sereno.
Ecco a cosa mi riferivo con quel post criptico.

Uno dei coordinatori con i quali collaboro mi scrive una mail, mi chiede come sono messa con i lavori di quel periodo: 
"Ho una bella gatta da pelare," mi dice "un libro scritto senza capo né coda. Mi serve un redattore esperto che me lo rivolti come un calzino, che gli dia un senso, ne trovi l'uniformità. Autore italiano, non uno scrittore, un p. famoso. Il libro deve uscire tassativamente il giorno x, quindi va licenziato il giorno y. Hai una settimana."
"Come una settimana? E come faccio a capire bene il libro e le sue intenzioni, a sottoporre all'autore le varianti?"
"Il libro è breve, devi lavorare di getto e informarlo che le varianti che lui vedrà sul primo capitolo sono solo una passata per rodarti, per capire bene che genere di interventi sul testo puoi fare, quanto ti concede di muoverti, ecc."

Bene, accetto. Uh, che errore!
Ricevo il numero di telefono dell'autore, lo contatto e gli ripeto, sottolineandolo più e più volte, il consiglio ricevuto, le parole del coordinatore. Gli invierò un primo capitolo, lui non dovrà spaventarsi ma solo farmi capire quali fra quegli interventi considera accettabili e quali fuori strada in base al libro nella sua interezza. Questo solo perché i tempi sono strettissimi. Accetta di venirmi incontro così, penso che ha capito.

A parte alcune cose un po' sconclusionate, rimango ben impressionata soprattutto dalle parti di vera narrativa, tanto che se avessimo avuto tempo e avessi avuto davanti una persona ragionevole gli avrei consigliato di ridurre alcune parti e ampliare quelle di racconto. Più interessanti e meno tipiche della sua figura.
Però, purtroppo, non ho davanti una persona ragionevole.

Riceve il primo capitolo, il giorno dopo mi telefona e come preso da un attacco di smemoratezza acuta mi sbraita contro chiedendomi come mi sono permessa di toccare così il suo lavoro e dicendomi che non so fare il mio mestiere, che il libro era perfetto così com'era, non gli serviva nemmeno l'editing, perché lui è una star televisiva e il suo modo di esprimersi deve rimanere riconoscibile. Mantengo un minimo di sangue freddo, cerco di essere accomodante, gli ripeto da capo quanto detto il giorno prima e aggiungo: "Adesso, in base a quello che ci siamo detti vado a riportare tutto come prima e inserisco solo le cose indispensabili. Lei ci dia un'altra occhiata, che magari qualcosa mi è sfuggito, così me lo segnala, e vediamo di non lasciare niente di inadatto". Sembra d'accordo, ci diamo appuntamento al giorno dopo.

Intanto avverto il mio coordinatore che forse le cose andranno per le lunghe. Mi risponde di finire il lavoro tenendo presente che è un autore, a quanto pare, poco disponibile a varianti. Così faccio.
Il giorno dopo: silenzio. Non avendo bisogno di toccare granché e di scervellarmi troppo prendo il via e finisco una prima passata.
Il giorno successivo ricevo una telefonata dal coordinatore: il simpatico autore senza più nemmeno passare dalla sottoscritta ha preso e chiamato direttamente il direttore lamentandosi della redattrice che gli era stata affidata.
Casco dalle nuvole. Risposta: non ti preoccupare, conosciamo troppo bene te e il modo in cui lavori per non capire cosa sia successo.

Resto lo stesso sulle spine e mi sento mortalmente offesa: com'è possibile che esistano persone così poco umili da non considerare il prossimo degno nemmeno di un confronto civile? O per lui essendo io una semplice redattrice non ero degna di una seconda telefonata?
Il giorno dopo arrivo in redazione. Mi ferma subito la mia coordinatrice principale, mi dice: "Ho saputo di R.", e ride. "Non ti preoccupare, abbiamo avuto tutti il nostro R. A volte anche più di uno…"
Il coordinatore decide di prendere in mano lui la situazione: libro lincenziato, invece che una settimana dopo, sei mesi dopo.
Io, ora, se posso evitare gli pseudo autori italiani preferisco. Meglio i traduttori.
I più umili, di solito, sono i più bravi.
Quando vedo R. in tv cambio canale.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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