Traduzione… questa sconosciuta

Ecco, oggi mi piacerebbe parlare un po' di traduzione.
Traduzione letteraria, naturalmente.
Tradurre è fantastico, ma farlo richiede competenze specifiche.
Per le traduzioni tecniche ti servono conoscenze speciali in un determinato settore.
Per le traduzioni editoriali, serve ciò che molti colleghi traduttori definiscono "quella cosa lì che ce l'hai o non ce l'hai". Puoi affinare il tuo stile acerbo, però c'è, è lì, ed emergerà solo a furia di leggere, tradurre, esercitarti.

Sono approdata alla traduzione per caso. Qualche pezzo in subappalto per aiutare colleghi in ritardo sulla consegna (dunque non firmati), tante traduzioncine d'altro genere. Poi la prima vera occasione, spuntata dal nulla.
Fu entusiasmante, ma complicato, estenuante per i tempi di consegna, per le mie insicurezze. Subito dopo riconobbi con me stessa che non ci si può improvvisare traduttori: pensai di frequentare un paio di corsi di traduzione letteraria per capirmi meglio, notare se c'era un genere che mi si addiceva di più, oppure disilludermi. Uno dei migliori investimenti (per di più minimo) della mia vita.

E pensare che quando preparavo la tesi, ormai oltre dieci anni fa, il mio professore-relatore-mentore di allora mi buttò letteralmente fuori dal suo ufficio il giorno che lesse il mio saggio di traduzione (ai tempi veniva richiesto come parte finale della tesi).
"Un lavoro come il tuo non può essere scaraventato al vento per quattro cartelle indecenti! La traduzione è un'arte, è il testo che ti parla in un'altra lingua e vuole che lo trasformi nella tua, con la stessa eleganza e naturalezza dell'originale. Forza, ho fiducia in te, ricomincia da capo."
Non lo scorderò mai. 

Oggi invece, dopo alcuni anni di traduzioni quasi esclusivamente dall'inglese, ho due libri russi da tradurre contemporaneamente, insieme ad altri lavori di revisione e redazione. E penso: "Finalmente!", ma anche: "Porcaccia!", ogni volta che resto una giornata intera su un termine e mi ritrovo in un forum traduttori quattro madrelingua con quattro idee diverse.
E c'è ancora, fra i profani, magari aspiranti traduttori, chi mi chiede se traduco 20-30-40 o addirittura 50 pagine al giorno!
A volte se arrivo a due è un miracolo.
Oggi traduco S. e C., domani chissà…

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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7 risposte a Traduzione… questa sconosciuta

  1. Sara_Ludmilla ha detto:

    "entusiasmante, complicato, estenuante"
    Sono tra gli "aspiranti" e non mi verrebbero in mente parole migliori per descrivere l'idea che mi sono fatta della traduzione letteraria.
    Posso chiederti se credi veramente che il traduttore letterario debba avere un dono, oppure è (solo, anche) questione di esercizio? E se lo deve avere, come riconoscerlo?
    Grazie per il blog, ti seguo con piacere.

  2. denisocka ha detto:

    @Sara_Ludmilla: ne sono più che convinta. Ci vuole un dono che va coltivato, ovviamente. Chi mi conosce personalmente sa quanto sia critica verso i corsi che dovrebbero prepararti a lavori tanto ambiti: spesso danno più che altro lavoro a chi li organizza. Quelli di traduzione letteraria, invece, se ben strutturati, sono un buon modo per misurarsi con le proprie aspirazioni e i propri limiti. Sei costretto a confrontarti con altri aspiranti traduttori, con le prove settimanali (che sono un microcosmo di quello che ti aspetterà in futuro all'ennesima potenza), con il giudizio di professionisti. In bocca al lupo.

  3. utente anonimo ha detto:

    Che meraviglia, mi consigli dei corsi anche a me? Come si inizia questo difficile mestiere? Io ho studiato letteratura e filologia, parlo, leggo e scrivo con scioltezza il tedesco. E' un mercato affollato?
    LaStancaSylvie

  4. denisocka ha detto:

    @Sylvie: abbastanza affollato, i titoli dal tedesco non sono tanti quanto quelli dall'inglese. Poi, se uno è abituato alla certezza e alle sicurezze di uno stipendio decente e fisso, qui non le troverà mai. Tariffe infami, nessun ammortizzatore sociale (ancor meno di un cocopro o una partita Iva), pagamenti da 60 giorni (nel migliore dei casi) in su, difficoltà a essere presi in considerazione per una prima prova di traduzione… difficile, difficile… per questo sono convinta che gli "aspiranti traduttori letterari" debbano  prendere coscienza delle proprie capacità e di ciò che li aspetti prima di lanciarsi.

  5. lauraboh ha detto:

    Anche io consiglio un corso di traduzione letteraria a chi vuole avvicinarsi a questo mondo. Io non sono una traduttrice, ma lavoro molto con i traduttori e il corso mi è servito per avere almeno un'infarinatura sulle tecniche e la "filosofia" che c'è dietro. Io ne ho seguito uno molto basico (organizzato da radio popolare e dalla libreria del mondo offeso di milano) e secondo me non è sufficiente per chi vuole intraprendere questa carriera. Altri più approfonditi però non saprei indicarne.
    Ciao!
    Laura

  6. Sara_Ludmilla ha detto:

    Grazie per il consiglio. So bene che è un mondo difficile: grazie al tuo e ad altri blog, internet è per me una finestra sull'editoria, ambito nel quale mi piacerebbe lavorare. Purtroppo quello che leggo spesso non è incoraggiante: ci penserò su ben bene, magari dopo aver frequentato un corso che mi aiuti a mettermi alla prova e a comprendere le mie potenzialità e i miei limiti.
    Dopo aver spulciato il web, ho in mente un corso di traduzione che si presenta abbastanza completo e a prezzo contenuto. Vorrei chiederti se lo conosci ed eventualmente un tuo parere ma non so se sia questo il luogo adatto. Casomai è possibile inviarti un MP? Non so bene come funzioni qui…
    Ciao e grazie ancora per avermi risposto.

  7. denisocka ha detto:

    Sì, scrivimi pure in privato. io poi ti dirò quali ho frequentato io.

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