Articolo intervista: molto interessante!

Questo bellissimo articolo di Gianmarco Murru è tratto dalla rivista online Mediterranea.
Lo condivido dalla prima all'ultima parola, mi sembra quasi di averlo scritto io!

"Nell’immaginario comune, l’editoria è un mondo dorato ambitissimo, dove fare cultura non può che essere la prerogativa per un lavoro meraviglioso, nobile, integerrimo, carico di responsabilità alte. In pochi, invece, sanno che nella realtà si tratta di un ambito in cui i diritti dei lavoratori sono violati quotidianamente, in nome di leggi del mercato durissime e di un prestigio ormai effimero, che “ricatta” e “schiavizza”.

Rerepre, la Rete dei Redattori Precari, una libera associazione nata a Milano, ma diffusasi in tutta Italia, si adopera per squarciare questo velo dorato, nel tentativo di migliorare le condizioni dei lavoratori editoriali. Abbiamo intervistato Beatrice E., parte attiva di Rerepre e redattrice precaria da molti anni in una grande casa editrice.

Quando e come è nata la Rete dei Redattori Precari?

Rerepre è nata nell’aprile del 2008, su iniziativa di due degli attuali iscritti del gruppo. In molti ci eravamo accorti che a rendere sempre più precario il mondo del lavoro editoriale era anche la mancata comunicazione fra colleghi nelle stesse condizioni di difficoltà e ricattabilità. Loro hanno avuto l’idea, molti altri si sono uniti subito. Il sito http://www.rerepre.org, la nostra principale cassa di risonanza, è stato messo online nel dicembre del 2008. Oggi siamo più di 140. Fra noi non ci sono solo redattori puri e semplici, ma anche traduttori, editor, grafici, impaginatori, responsabili diritti, addetti ufficio stampa, copy e altre figure “misconosciute” del settore editoriale.

Quali sono gli obiettivi della categoria, cosa si chiede alle istituzioni?

Ovviamente ci opponiamo alla precarizzazione selvaggia del settore editoriale, soprattutto quando sotto lo schermo di contratti cosiddetti “atipici” si mascherano situazioni di lavoro dipendente. Se ci vogliono flessibili, la flessibilità deve essere reale, anche nell’organizzazione del lavoro, non solo nella possibilità di essere lasciati a casa. Inoltre la flessibilità andrebbe pagata profumatamente, mentre ora i compensi stanno andando sempre più al ribasso. Per questo vorremmo introdurre anche delle tariffe di riferimento per le nostre professioni: è indegno che case editrici e studi editoriali ci paghino così poco… Pensa che da un sondaggio effettuato qualche mese fa tra i colleghi risulta che il 60% di noi guadagna meno di 1200 euro lordi al mese!
Che cosa chiediamo alle istituzioni? Innanzitutto una seria politica di contrasto alle irregolarità contrattuali e l’introduzione per via legislativa di meccanismi che rendano conveniente ricorrere a forme di lavoro a termine solo quando strettamente necessario. In una prospettiva più ampia, poi, crediamo che l’attuale sistema di ammortizzatori sociali sia inadeguato a fronteggiare la precarizzazione generalizzata e strutturale del mercato del lavoro italiano. Perciò siamo favorevoli all’introduzione di un reddito di cittadinanza che serva a garantire un’entrata mensile minima a tutti, a prescindere dalla condizione lavorativa e familiare individuale. Non sarebbe troppo costoso per le finanze pubbliche, è stato dimostrato: quello che ci vuole è solo la volontà politica di farlo."

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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2 risposte a Articolo intervista: molto interessante!

  1. utente anonimo ha detto:

    Io ODIO l'EDITORE.
    LaStancaSylvie

  2. utente anonimo ha detto:

    Grazie per i complimenti ma io ho solo fatto le domande, per  la sostanza dell'articolo bisogna ringraziare Denise a cui va la mia personale stima.
    Gianmarco

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