L’angolo di Freud

Vi racconterò un sogno fatto l'altra notte.
Lo riassumo velocemente:

Ho problemi a raggiungere casa, rimango a dormire da una delle mie coordinatrici, poi insieme andiamo al lavoro.
Arriviamo in redazione, e non è più la redazione che conosco, è tutta bianca: scrivanie bianche, sedie bianche, moquette bianca, armadi bianchi, divisori bianchi, computer bianchi, cestini per la pattumiera bianchi.
Io sono l'unica che si stupisce per questa cosa, ma non dico niente perché per i miei colleghi è tutto normale.

La mia coordinatrice comincia a scappare per i corridoi come fa sempre, io la inseguo per dirle qualcosa e mi accorgo di avere addosso un paio di calzini neri dentro un paio di scarpe da tennis guarda caso… bianche.
Solo che all'improvviso un piede è rimasto senza il calzino nero. Cerco di fermarla per farglielo notare, ma lei ha troppo da sbrigare, non mi dà retta.
Così trovo in tasca un altro paio di calzini neri e ne uso uno, che mi metto al piede.
Ma dove sarà finito quello che ho perso?

Non me ne preoccupo più, quando all'improvviso veniamo convocate dal direttore editoriale io e la coordinatrice.
Ebbene sì, il calzino nero che avevo perso è finito su uno di quei tavoli bianchi, nel mezzo della redazione bianca, ed è un delitto lasciare un calzino nero in giro dove c'è tutto bianco.
Sanno che è mio e vogliono capire perché ho lasciato in giro quel calzino. La colpa è anche della coordinatrice che non ha saputo vigilare su di me.
Io, esterrefatta, ne discuto apertamente con il direttore editoriale, una persona sempre molto gentile e ragionevole, gli faccio notare che un calzino nero lasciato in giro non può fare alcun male, che nella vita i problemi veri sono altri.
Lui risponde: "La cosa non mi convince. Verrò a capo di questa situazione".

Che vorrà dire?
L'ho raccontato a tavola anche ai miei colleghi: chi mi ha detto che per lui ho un senso di colpa, chi che ho il terrore di fare un errore, chi mi ha consigliato la neuro… Poi una redattrice storica, già andata in pensione, divenuta ora collaboratrice, mi ha dato in privato una versione che mi ha fatto riflettere molto…
Voi cosa ne pensate?
Lettori e lettrici psicoanalisti per diletto, SCATENATEVI!

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Informazioni su denisocka

La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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2 risposte a L’angolo di Freud

  1. denisocka ha detto:

    Peccato, non si è scatenato nessuno, speravo in qualche idea brillante!

  2. denisocka ha detto:

    Ho riletto dopo tanto tempo questo post e ora posso dire quale fu allora la versione che la collega “storica” mi disse in privato. E lo posso dire perché lei ormai è in pensione.
    Pensava che il calzino nero fosse la verità che io sola avevo il coraggio di dire e alla quale tentavo con tutta me stessa di ribellarmi. L’editoria cercava di dipingersi immacolata, mentre io, indossando quei “calzini neri”, ero l’unica che non voleva uniformarsi a un finto stato di cose sbagliate. Allora mi sentii lusingata da quelle parole, ma anche tremendamente sola.

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