Chi mme piglia pe’… Frangesa

Ecco, forse sono stata fraintesa. Forse non mi sono spiegata bene.
Quando parlavo di una possibilità per diventare editor di slavistica intendevo renumerata il giusto, con un contratto serio, non per la gloria!

Facciamo un passo indietro.
Mesi fa scrivo questo appello disperato in questo post:
La via giusta

e dopo un po’ di tempo mi contatta un editore dicendo: “Ho letto il tuo blog… bla bla bla… sto aprendo una casa editrice specializzata nell’Est europa… bla bla bla… ti piacerebbe lavorare per me… bla bla bla… però la sede non è Milano… Bla bla bla… lavoreresti soprattutto da casa”.

Be’, dopo vari mesi di silenzio posso dire che, almeno per me, quelli erano tanti bla bla bla, perché quando poi si è arrivati al dunque, a parlare di cifre tutto è caduto come un castello di carte.

1. Voleva qualcuno che dirigesse la collana/casa editrice ma senza pagarlo come un direttore editoriale: avrei dovuto trovare i testi, contrattare e acquistare i diritti a poche briciole, tradurli pagata… a FORFAIT???? (un forfait molto basso, naturalmente, che non avrei accettato nemmeno per un rosa da edicola dall’inglese) o farli tradurre a FORFAIT da qualcun altro, ma bravo. Quindi lavoro di scouting e coordinamento gratis. Ottimo.
2. L’unica entrata a parte quel FORFAIT sarebbe stata una percentuale sulle vendite, che nemmeno su libri Mondadori o Rizzoli avrei potuto accettare.
3. Nessun contratto lavorativo stabile.

Io coglionazza… ops, Frangesa… ho chiacchierato con lui dandogli un sacco di dritte (ma non tutte ovviamente) su agenti letterari, correnti, cifre, tariffe di traduzione standard, perché in fase di contrattazione credevo solo che fosse un po’ sprovveduto sui reali meccanismi e fasi di lavorazione di un libro tradotto. Forse la sprovveduta ero io…
Ma era davvero così? E se fosse stato davvero in buona fede?

Da quel giorno non si è fatto più sentire. Io, che dovevo chiedere di vincoli contrattuali nella mia CE, nemmeno.
Oggi sono andata per curiosità sul suo sito e ho letto un annuncio di ricerca traduttori per lingue slave.
A questo punto mi domando: avrà intortato qualcun altro? O una figura più autorevole di me nella slavistica lo avrà fatto rinsavire e rimesso sulla retta via? Come pagheranno questi poveri traduttori? Davvero a forfait?

Be’, se così fosse, sappiate cari aspiranti traduttori di lingue minori slave che se il forfait non vi viene almeno 13-14 euro a cartella di 2000 battute (per una piccola CE) fino a oltre 20 euro per una grande state facendo solo beneficenza all’editore.
Poi, a voi la scelta.

P.s.: messaggio per l’editore. Non ho fatto nomi, in fondo in fondo spero ancora nella tua buona fede, che tu abbia considerato troppo cara la sottoscritta per una piccola CE ma abbia deciso di pagare le traduzioni anche leggermente meno ma a cartella. Da questo può dipendere la tua serietà e il risultato finale della traduzione.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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9 risposte a Chi mme piglia pe’… Frangesa

  1. utente anonimo ha detto:

    Questa storia sembra quasi uguale a quella del "governance manager" che cerca senior editor / junior editor / correttori di bozze per la casa editrice segreta.Forse il fatto è che in tanti si improvvisano editori (basti vedere l'indice di mortalità "neonatale" di queste imprese) pensando che sia tutto facile e poi, alle prime difficoltà, non sanno più che pesci pigliare.

  2. ElisinoB ha detto:

    I traduttori in Italia (forse anche nel resto del mondo?) hanno vita dura. Al Festivaletteratura di Mantova si sono presi diversi applausi, in più di un evento, proprio come incoraggiamento per il loro lavoro mai riconosciuto abbastanza.Ma io rinuncerei volentieri alla gloria degli applausi in cambio di una remunerazione dignitosa. A fine mese dobbiamo arrivarci tutti. Traduttori inclusi.

  3. denisocka ha detto:

    @Alessandro: sì, sì, è venuto in mente anche a me. Per gli altri, stiamo parlando di un misterioso annuncio di lavoro giunto in una lista per addetti ai lavori.@Elisino B: e con i redattori, come la mettiamo? Niente applausi per noi a Mantova, scommetto. Diciamo che i traduttori (io sto a cavallo delle due categorie) almeno hanno una maggiore visibilità per quel nomino su frontespizio o retrofrontespizio. Chi si è fatto in quattro, otto, sedici per revisionare, redazionare, correggere, impaginare, ecc. ecc., una persona che è quasi sempre precaria, vessata e in bolletta, non figura mai da nessuna parte… a Mantova lo sanno?

  4. utente anonimo ha detto:

    Ma in definitiva, Denise, dovrebbe essere la sorte naturale del redattore quella di rimanere nell'ombra. Sempre più spesso i nostri nomi compaiono nei colophon, ma ti dirò che rinuncerei volentieri a questa gloria eterna per un più effimero e sostanzioso conto bancario.Alessandro

  5. denisocka ha detto:

    Alessandro, rimanere nell'ombra ha senso se ti senti parte della CE in cui lavori, allora quel marchio è come se ti rappresentasse. Ma siccome sempre più spesso si parla di precariato, di persone che lavorano da esterni o da interni ma con contratti infimi, che possono perdere il posto o le collaborazioni per un capriccio della sorte o per il capriccio di qualcuno, credo che sarebbe giusto cominciare a far figurare i nomi anche di questi professionisti. Lo so, campa cavallo…

  6. Leanan_Sidhe ha detto:

    Tradurre pagati a forfait? La tentazione di scrivere tutta un'altra storia infarcita di immagini blasfeme sarebbe troppo forte…

  7. denisocka ha detto:

    @Leanan_Sidhe: sarebbe fantastico, almeno farebbe capire a certi testoni dell'editoria che i contenuti non sono l'optional del libro ma il suo clou! Peccato però che poi andrebbe nel torto il traduttore avendo venduto i diritti di un lavoro non svolto a regola d'arte…

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