Per chi lo faccio?

Ci sono volte in cui mi ritrovo mani e piedi in un progetto che so essere sacrosanto e mi domando: “Ma chi me lo fa fare?”. Perché so che basterebbe un minimo sforzo di molti per riuscirci, ma alla fine ci si arena perché in pochi si fa troppa fatica.

E succede ogni volta che ci riverso energie, entusiasmo, tempo, anche denaro… ma soprattutto cuore. Cuore che apro alle persone intorno a me, con le quali cerco un’alleanza, mi confido, un terreno di giustizia comune, nella speranza che capiscano l’importanza di quel piccolo passo

Eppure ogni volta quelle persone mi deludono. E non lo fanno perché mi rispondono apertamente: “No, grazie, non mi interessa, io sto bene così” (e anche su questo ci sarebbe molto da dire) ma perché non rispondono, fingono di non aver sentito, di non aver letto.
E non fanno nemmeno un piccolo sforzo per migliorare le cose.
Ma poi si lamentano. Si lamentano che le cose così non vanno, che non c’è nessuno che li difende.

Sono un po’ stanca degli individualisti, di chi delega e non si espone mai, di chi si nasconde sempre, anche quando non c’è nulla di rischioso, di chi con il suo atteggiamento rinunciatario o menefreghista in partenza affossa anche gli altri che provano a cambiare le cose.
Sì, sono stanca.
Tanto.

Alla prossima lamentala che sento, mi alzo e me ne vado.
Oppure li picchio?

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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5 risposte a Per chi lo faccio?

  1. fruttacandita ha detto:

    lamentarsi è uno sport che sta diventando olimpico…

  2. utente anonimo ha detto:

    devo dedurne che alla plenaria eravate quattro gatti?

  3. denisocka ha detto:

    E io devo dedurre chi sei? ;-)A parte gli scherzi, comunicazione di servizio: utenti anonimi, please, vi potete firmare? Grazie. Poi rispondo.

  4. utente anonimo ha detto:

    scusa, sono azzurropillin.di solito commento su blog che riconoscono automaticamente la mia utenza gmail, per cui su quei blog non sono anonima 🙂

  5. denisocka ha detto:

    @fruttacandita: lamentarsi è umano, in effetti mi sto lamentando anche io dei colleghi in questo post, ma almeno io, un giorno, potrò dire ai miei figli o ai miei nipoti che non ho accettato passivamente ciò che mi accadeva. Che ci ho provato.@azzurropillin: la mia critica era rivolta di più ai miei colleghi di redazione che a tutti i redattori precari perché avevo scritto loro un'e-mail accorata sull'importanza di essere presenti almeno a questa riunione, per essere informati su cosa c'è al di fuori del nostro guscio, indipendentemente dalle scelte personali volute o imposte, dalle convenienze dei singoli, ecc. Non c'era un intento rivoluzionario o ribelle, ma informativo. Ma anche questa volta, oltre a lasciarmi sola, non hanno nemmeno risposto al messaggio, una cosa che mi manda in bestia. So già che stamattina qualcuno verrà a chiedere notizie o a dirmi a voce come mai non è venuto… Be', la prossima volta vieni e ti informi. Non sono stata eletta rappresentante o portavoce di un bel niente, e non voglio esserlo. L'unione fa la forza? L'unione qui non c'è, quindi nemmeno la forza. Scusatemi, in questi giorni va così, magari poi mi passa…

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