Riflessioni di una blogger letteraria

Innanzi tutto, sono una blogger? Be’, sì, diciamo di sì, anche se non mi ritengo tale nel vero senso della parola: mai controllato più di tanto il flusso di lettori, mai pensato di farlo diventare un lavoro con sponsor e via discorrendo, mai “fatto giornalismo da blogger”…
Ieri però una collega mi ha fatto riflettere su una cosa. Mi faceva notare che l’indirizzo del mio blog era linkato in uno dei blog letterari più frequentati degli ultimi mesi, per poi commentare: “Immagino ti abbia portato un mucchio di visite…”
Me le avrà portate? Boh, a me non sembra.
Allora ho paragonato il numero delle visite sul mio blog e quello delle visite del blog letterario super quotato di questi mesi, e pam, la rivelazione: quelle che ho ricevuto io in tre anni, l’altro blog l’ha ricevute in tre mesi.

Dunque, qui urge una riflessione seria: che differenze ci sono fra i due blog?
Scritto meglio? Probabile, lo leggo anch’io con entusiasmo.
Più provocatorio? Certo, ha uno stile tagliente e un atteggiamento verso quello che lui chiama il “popolo bue” e gli aspiranti scrittori privi di talento che gli invidio. Ha tutta la mia stima.
Più interessante? Anche, o forse no, chissà, può dipendere dai punti di vista.
Più intrigante? Eh già, l’autore è anonimo, quindi può concedersi più rivelazioni e commenti espliciti; io l’anonimato me lo sono giocato per amore del Biglietto stellato.
Meno egocentrico? No, anche lui si concentra molto sulle sue esperienze personali.

Poi, trovo la chiave di tutto, o forse solo di una piccola parte ma che spinge notevolmente su caso e motivazione di alcuni lettori a frequentarlo: la posizione dell’autore.
Entrambi denunciamo un’editoria che non funziona, scorretta, cui interessa più il conto economico nell’immediato e altre normali nefandezze che il bene della cultura, ma da angolazioni diverse.

Lui, agli occhi dell’utente comune, è in posizione di potere e può offrire possibilità lavorative. Un editor, che decide delle sorti di autori esordienti, e che quindi potrebbe notare la scrittura e inventiva dell’esaltato di turno capitato sulle sue pagine. Io, una mezza calzetta, e lo dichiaro pure con orgoglio.

Perché mi viene da pensare questo? Non fraintendetemi, adoro chi legge e commenta il mio blog, ci sono momenti che spaccherei il computer perché ci impedisce di conoscerci dal vivo, andare a prendere un caffé, chiacchierare vis-à-vis delle cose che ci succedono. Capitano spesso, però, anche a me messaggi in privato nei quali mi si chiede come lavorare nell’editoria, come diventare traduttori, come raggiungere proprio quel mondo i cui meccanismi perversi cerco di evidenziare ma che comunque riesce sempre, nonostante tutto, ad attirare persone che pur di finirci in mezzo, vedere il proprio nome sulla copertina o su un retrofrontespizio si farebbero tagliare una gamba…
Non oso immaginare cosa riceva lui!

Bene, abbastanza provocatorio?

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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8 risposte a Riflessioni di una blogger letteraria

  1. denisocka ha detto:

    in onor del vero, gli anni di vita del mio blog sono due, ma letterariamente ci stava meglio tre…

  2. sempreinbilico ha detto:

    … Ma sai che ero convinta che Anonimo informato fosse un tuo amico? 🙂

  3. denisocka ha detto:

    @sempreinbilico: no, non lo conosco personalmente… almeno credo, visto che è anonimo, appunto… magari invece lo conosco pure, chissà!

  4. utente anonimo ha detto:

    Mah, secondo me anonimo informato è un mitomane e non è affatto chi dice di essere.Salutoni!Laura

  5. utente anonimo ha detto:

    forse in parte hai ragione, ma, di fondo, scorrendo le pagine di AI, io le trovo illeggibili. a prescindere da qualunque discorso di merito o di rispecchiamento con il potenziale bacino d'utenza o di interesse stimolato dalla posizione di potere. non puoi confrontarti con quella cosa lì. Altra lingua, altri intenti, altra estetica.anch'io sono pieno di dubbio sui miei blog in questi giorni, e non ne vengo a capo, ma ti prego, dimmi che non è quello un modello col quale confrontarsi  :)(federico novaro)

  6. denisocka ha detto:

    @laura: ma no, dai! La collega di cui sopra pensa di aver intuito la sua vera identità da vari indizi.  Chissà se ha ragione…@federiconovaro: perché illeggibile? Su questo non mi trovi d'accordo. Tuttavia, tranquillo, nessuno prende a modello nessuno. Io scrivo come scrivo e questo nessuno me lo toglierà. Ma riflettere sui modi in AI cui descrive il suo mondo editoriale mi sembra più che doveroso: ne dà, almeno, una visione meno edulcorata, per esempio, del grande blog editoriale di successo "Secondo Piano", ora fermo da un po'. Lì più di una volta io e altri colleghi avevamo fatto notare alla sua autrice che il mondo editoriale che descriveva  ormai, per la maggior parte, non esisteva più, che se non parlava anche di precariato avrebbe diffuso una visione idilliaca sbagliata e alimentato speranze. Risposta in poche parole: mi dispiace per la situazione del precariato, ne sono al corrente, ma io sono in questa posizione e questa racconto. Risposta in effetti più che legittima ma ai fini della mia "lotta contro l'omertà editoriale" mi sembra che con AI si sia fatto un passo in avanti almeno da questo punto di vista.

  7. sognandola42 ha detto:

    Sono capitata qui per caso effettuando una ricerca sulla tag "russia" (sono una russista) e sono rimasta colpita dal tuo stile. Complimenti, gran bella penna! Ciò che regola le leggi di un blog è cosa ignota, io mi meraviglio delle mie quasi 4000 visite in circa un anno di scrittura, c'è chi ha appunto blog da anni e registra visite inferiori. Dipende dagli argomenti trattati, dal modo con cui lo fai, a chi ti vuoi aprire e se ci riesci ( e come). Passerò spesso di qui, ancora complimenti, a presto!

  8. denisocka ha detto:

    @sognandola42: grazie per i complimenti, fanno sempre piacere. In realtà la mia preoccupazione non è tanto data da quante persone bazzichino in questo blog, ma quanta gente riesca a capire la cosa che mi preme di più: il mondo dell'editoria non è ammantato di cultura e meraviglia, ma duro, settario, sfruttatore… e c'è una divisione netta fra le persone con cui lavori, moltissime meravigliose, e i meccanismi perversi, insani, insensati, ai quali sei costretto a sottostare. 

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