Pausa cinematografica

Come vi dicevo, in questo periodo ho in cantiere due traduzioni e una revisione dal russo, il tutto con scadenze abbastanza lunghe, quindi mi sto giostrando il tempo passando, appunto, il tempo un po’ su una, un po’ sull’altra, e un po’ sull’altra ancora, portando avanti tutto contemporaneamente. Ora capisco perché una cara collega traduttrice mi ha definito ultimamente “donna bionica“…

Comunque, questo delirio lavorativo, a suo modo, per me invece che stressante è incredibilmente rilassante. Unico neo: compensi zero per un bel po’.

Così, ieri, mentre traducevo qualche pagina di quell’opera di fiction contemporanea, mi è tornato in mente una recensione in cui si trovavano delle analogie fra questo libro e la storia narrata in un classicone cinematografico sovietico: Mosca non crede alle lacrime.
Mi sono detta: “Perché non lo riguardi?”. A casa non ce l’ho, sapevo dell’esistenza di una copia sicura all’Istituto di Slavistica, dove mi sono laureata, ma voglia di alzare il culetto per andare a Milano non ne avevo (anche perché era alta la probabilità che fosse in prestito). A quel punto è partita la caccia in rete.
Potevo scaricarlo, ma chissà perché non mi fido mai fino in fondo a scaricare così, senza un po’ di zucca.
Rai Movie, che io tra l’altro non vedo ancora a casa mia, lo aveva dato il giorno prima alle 6,30 di mattino (ma guarda le coincidenze!).

A quel punto non restava che una sola fantasmagorica fonte: YOUTUBE.
15 pagine di film! Per poi rendermi conto solo oggi che in Google video era intero…
Visto tutto, in lingua originale e senza sottotitoli. Pomeriggio di lavoro perso, ma in fondo anche guadagnato.
E qui arriviamo all’amara scoperta: sto dimenticando il russo parlato e questa cosa mi inquieta molto. Che posso fare per giostrami con questa vita lavorativa assurda che mi ritrovo e correre ai rimedi?

P.s.: Comunque quel film è troppo bello… mi sono fatta un sacco di risate!
p.s.s.: adesso sto riguardando delle scene in Google video e lì si sente meglio, il sonoro è meno impastato quindi… sto capendo molto meglio, ma l’inquietudine di ieri un po’ resta…

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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