Leggevo stamattina

“Secondo me, non è nobile da parte di un intellettuale andare fiero del fatto di non essersi abbassato, guardate un po’, fino al lavoro fisico da schiavi, perché è riuscito a finire in un ufficio. In tal caso i membri dell’intelligencija russa del secolo scorso si sarebbero permessi di essere fieri solo se così facendo avessero liberato dal suo lavoro di schiavo anche il fratello minore.”

Aleksandr Solženicyn, Arcipelago Gulag, trad. di Maria Olsufieva, a cura di Maurizia Calusio, p. 1027, I Meridiani, Mondadori 2001.

Questo brano mi ha fatto tornare in mente molti dei miei colleghi cui importa solo della propria situazione individuale e non frega niente del generale andazzo “schiavista” dell’editoria… Un vero peccato essere così in pochi a adoperarsi per squarciare questo falso velo dorato

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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