Non so far di conto?

In questi giorni sto leggendo un libro che mi ha passato una collega con il seguente commento: “Tienitelo pure, te lo regalo, dice un ammasso di cazzate”. Non sono d’accordo, lo trovo interessante.
Il libro è il seguente:
Oliviero Ponte di Pino, I mestieri del libro, Tea 2008

L’ho iniziato e non lo trovo affatto malvagio: per chi conosce l’ambiente offre molti spunti di riflessione; per chi non ne sa nulla invece può essere una buona introduzione, che potrebbe essere ottima se non glissasse su concetti chiave.

Come il precariato editoriale, per esempio, che viene chiamato, in una visione rosea, “esternalizzazione”, liquidato in fretta e limitato fra le righe (almeno fin dove sono arrivata a leggere) a quello che dovrebbe essere ed era un tempo, una necessità per venire incontro alla qualità: in parole povere (l’analisi è mia), io, casa editrice non posso avere redattori/editor che conoscano tutte le lingue del mondo e tutto lo scibile umano, quindi devo avvalermi di consulenti specializzati in quel preciso ambito per quel preciso libro, perché la qualità non ne risenta. Giusto, giustissimo… se fosse davvero così.

Ma veniamo, invece, a una delle tante informazioni importanti che si possono trovare in questo libro e che torna a evidenziare quanto detto da Guaraldi alla tavola rotonda di Bologna.

Si tratta di una tabella sul conto economico di un libro che serve per stabilire il prezzo di copertina:

tabellaeditoria
Oliviero Ponte di Pino, I mestieri del libro, Tea 2008, tabella a p. 91.

Non so se da sola la tabella sia chiarificatrice, visto che c’è la spiegazione delle varie voci nelle pagine precedenti (per questo vi invito a leggere il libro per intero), in ogni caso se si prendono quel 3,33% dei costi redazionali e il 16% di struttura non si arriva al 20% di cui parlava Guaraldi (e nel 16% non ci sono solo gli stipendi dei lavoratori della struttura ma tutto il costo fisso). Il 60% della distribuzione è lì chiaro come il sole.
Quindi ripeto ancora la domanda: perché è indispensabile tagliare con tale veemenza su chi fa materialmente i contenuti di un libro? Dove finisce la qualità se non si fa crescere internamente il redattore, grafico, ecc. ma lo si lascia sempre nel limbo senza una via d’uscita?
C’è qualcosa, secondo voi, che mi sfugge riguardo a queste percentuali e la possibilità di risparmiare abbassandole?

AGGIUNTA:
Dimenticavo! Oggi è la Giornata Internazionale del Libro, in un certo senso anche la mia festa. Sono benaccetti gli auguri 😉

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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4 risposte a Non so far di conto?

  1. utente anonimo ha detto:

    Sì, tutto assurdo, quindi tutto normale. Non sono affatto stupita, davvero.LaStancaSylviehttp://downshiftingbaby.wordpress.com/

  2. _Angra_ ha detto:

    Ciao, arrivo qui dal  blog di AnonimoInformato, piacere di conoscerti.Anch'io ho apprezzato il libro di Ponte di Pino. Come hai fatto notare sorvola sugli aspetti meno edificanti del mondo editoriale, ma d'altra parte non pretende di essere un libro inchiesta. Parla, diciamo, di un mondo molto ideale.La tabella che hai riportato ha un errore grosso come una casa: i 2,54 euro di guadagno a copia sono in realtà 18 – 17,46 = 0,54 euro, guadagno ben più misero. Da quella tabella risulta quindi che un editore deve investire 180.000 euro per guadagnarne 5.400 riuscendo a vendere 10.000 copie, che non sono poche. Da un conto del genere viene da chiedersi chi glielo fa fare… insomma, dalla tabella risulta che l'editore è una specie di benefattore nei confronti dei suoi dipendenti ;))

  3. denisocka ha detto:

    @Angra: oh, porca miseria! Hai ragione! I conti non tornano proprio! Mai titolo di post fu più azzeccato! E non sono l'unica a non saper far di conto… o c'è qualcosa che ci sfugge?  Comunque, benvenuto/a!

  4. _Angra_ ha detto:

    Non so, da quella tabella sembra che un libro tirato in 10.000 copie tutte vendute a un prezzo di copertina di 18 euro sia lì lì per fare pari. Qualche centinaio di copie di reso ed ecco che l'editore lavora per la gloria. E' vero che i margini in editoria sono sempre sul filo del rasoio, ma in quel modo sarebbe impossibile fare l'editore. Probabilmente caricare su un solo titolo 28.800 euro di costi di struttura è un po' esagerato.Hai ragione a dire che il problema è in quel 60% che se ne va tra distribuzione e vendita, e l'unica soluzione a mio avviso è passare all'editoria digitale, che elimina dalla tabella le voci più dispendiose (spese di commercializzazione e distribuzione, costi industriali fissi e variabili) e fa sparire i resi. Di ebook si parla molto qui:www.steamfantasy.it/blogCiao, buona giornataP.S. sono un maschietto

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