Come diventare redattore

Avevo promesso che con l’anno nuovo avrei scritto un post dando qualche dritta per riuscire a lavorare in editoria.
Ora che mi mancano una quarantina di pagine alla fine dell’editing del libro infinito, mi concedo una mezzora per pensarci e scriverlo, ma non so quanto potrà piacere o rivelarsi utile.

Dunque, cosa serve?
1. una LAUREA?
Sì, ma anche no. Più che una laurea, serve un’istruzione elevata, meglio se specializzata in qualche argomento. Ho colleghi bravissimi che non hanno preso la laurea ma che, per esempio, hanno collaborato per molti anni a una rivista letteraria o si sono rivelati avere una cultura generale davvero pazzesca, con una particolare propensione per qualche tematica ben precisa. Le lauree sono le più disparate invece: lingue, filosofia, legge, lettere, ecc. Su un cv che però giunge non imbucato da nessuno la laurea sembra contare ancora, e meglio se letteraria.

2. un CORSO in EDITORIA?
Direi di sì. Mi duole dirlo perché quelli spuntano come funghi e moltissimi non offrono reali possibilità o non spiegano con sincerità il futuro precario che attende. Serve averne frequentato uno per assicurare in modo implicito: “Io le cose basilari le so, non ti preoccupare, non dovrai rispiegarmi da capo come segnare un refuso o cos’è il colophon. Sarò subito bell’e pronto da sfruttare!”. Consiglio: ottimizzare i tempi cominciando a informarsi bene sul rapporto costi e benefici di quelli disponibili (prezzo retta, possibilità stage, contatti con quali case editrici, ecc.), magari poco prima della Laurea, in modo da non perdersi in mille tentativi prima di non avere i requisiti minimi indispensabili.

3. CONOSCENZE?
Ovviamente non guastano, ma sfatiamo il mito che si lavora in editoria solo se conosci qualcuno. Molti si fanno imbucare, passando la trafila ufficiale, ma molti, come la sottoscritta, hanno solo avuto una gran faccia tosta. Ci ho impiegato di più a farmi notare, e ho dovuto insistere, andando avanti come un carro armato, ma quando per un lavoro serviva qualcuno con la mia specializzazione è stato scelto il mio cv anche senza “sponsor”.

4. RIDURRE AL MINIMO LE SPERANZE fin da subito sulle possibilità di un posto A TEMPO INDETERMINATO?
Sì, direi proprio di sì. I casi di persone che dopo anni vengono assunte stanno diminuendo. Le CE, per la maggior parte, hanno detto esplicitamente che vogliono solo “fornitori esterni”, per ridurre i costi a breve termine, non valutando invece quelli a lungo termine (conseguenze: risultati scadenti, ripartire da capo sempre con nuove persone, la perdita di elementi importanti che se ne vanno alla prima occasione dopo che la CE, senza volerlo, ha investito sulla loro preparazione).

5. ACCETTARE QUALSIASI COSA?
NO, NO, NO, NO, E ANCORA NO! Bisogna sapersi dare un limite e imparare a conoscere l’ambiente dell’editoria in generale attraverso il contatto con altri colleghi. Come dico sempre, questo lavoro è bellissimo, ma non vale la dignità di nessuno. E credo che fra l’atteggiamento da tappetino e quello educato ma deciso abbia sempre premiato di più il secondo. Tanto se ti vogliono dare un calcio nel di dietro, te lo danno lo stesso, “tappetino” o meno.

Ora le vostre domande, sempre che ce ne siano…

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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15 risposte a Come diventare redattore

  1. utente anonimo ha detto:

    Dai, almeno un esempio al punto 2. ci vorrebbe!

    Angelo

  2. denisocka ha detto:

     @Angelo: non posso far pubblicità spudorata anche perché di anno in anno le cose cambiano e la responsabilità non me la prendo, ma in generale attenzione a quelli che ti insegnano il mestiere in breve tempo. Quando ci si informa, secondo me, la prima cosa da chiedere sarebbe la possibilità di stage/collaborazione futura in CE, ma soprattutto in quali CE e con quali prospettive.

  3. utente anonimo ha detto:

    Ok! Il fatto è che le esperienze migliori sono offerte dai master, più che dai corsi, proprio per quello che dici tu: la possibilità di entrare in case editrici degne di questo nome, una durata sufficiente a darti le competenze tecniche che vengono enunciate nel programma e dei docenti del settore. Buon lavoro!

    Angelo

  4. denisocka ha detto:

     @Angelo: sì, mi trovi abbastanza d’accordo in linea di massima… se l’editoria non fosse già satura, però. Perché formare ogni anno nuovi redattori se poi non ci sono grosse possibilità di inserimento? Che senso ha iniziare a formare, se poi questa formazione si blocca all’interno delle CE e i redattori che giungono a un buon livello rischiano il posto ogni giorno? Non so, sono combattuta… Del resto, mi si chiedeva quali fossero le vie per lavorare in editoria e in effetti quella della primissima formazione editoriale con contatti mi sembra ancora l’unica percorribile (tenendo però ben presente il futuro che ti aspetta). A me questa consapevolezza, per esempio, a suo tempo l’hanno negata… Bo’, mi sembra che l’unica soluzione per tornare a un’editoria di qualità, onesta e sensata, sia solo quella di ripensare tutti, senza far finta che non esistano, ai meccanismi perversi che coinvolgono i lavoratori del libro e cercare delle soluzioni. Utopia?

  5. LaStancaSylvie ha detto:

    Mannaggia, senza corsi specialistici non funziona, eh? Cavolo, è che ‘sti ragazzi li facciamo solo studiare … Un bello stage che è meglio di un corso?
    LaStancaSylvie

  6. ElisinoB ha detto:

    È sempre interessante leggerti: ogni volta imparo qualcosa. Gabbie, colophon… Per me potresti aprire una rubrica sul funzionamento di una casa editrice, una sorta di ABC per chi, come me, ne sa ben poco. Io troverei esilarante.
    Dopo queste tue riflessioni sorge spontanea una domanda. Un giovane italiano, sveglio e con ottime conoscenze di un paio di lingue straniere, non avrebbe più possibilità all’estero se volesse entrare nel mondo dell’editoria?
    Un salutone, ciao!

  7. denisocka ha detto:

    @LaStancaSylvie: sì, se  lo stage fosse veramente formativo e a scopo di inserimento. Partiamo dal presupposto che uno stagista viene a supplire un vuoto (a volte copre persino illegalmente una maternità, ecc.) offrendo lavoro a zero o bassissimo costo e diventa produttivo in brevissimo tempo. Inoltre, la tappa dello stage è solo un modo per avere una possibilità futura di collaborare da precario. Per arrivare allo stage quindi devi sapere già molto ed è un corso/master a insegnartelo. Per ottenere uno stage senza corso devi avere qualcuno che ti imbuchi, e torniamo alla questione conoscenze… Il dorato mondo dell’editoria… ancora sicuri di voler fare il redattore?
    @ElisinoB: se spiego tutto poi i corsi da fior di euro a che servono? Ora rispondo alla tua domanda: il redattore deve conoscere bene la lingua in cui si pubblica di conseguenza per un italiano sarebbe impossibile fare il redattore all’estero. Per altri lavori editoriali forse è possibile, ma non credo che l’editoria di altri paesi sia messa meglio della nostra, viste ad esempio le rivendicazioni dei redattori in Francia.

  8. Spontaneamente ha detto:

     grazie mille per il post! l ho aspettato pazientemente e solo ora l ho visto…
    Hai risposto esaurientemente a tutte le mie domande! ora mi tocca solo ritornare a studiare!

  9. utente anonimo ha detto:

    ho letto quello ke avete scritto…..e devo dire ke ….siete solo dei vigliacchi frignoni!! io ho sempre vissuto con il principio di azzardare nella vita, e di certo nn avro paura di buttarmi in quello in cui credo!! ogni lavoro ha pregi e difetti……ma questo nn deve impedirti di fare ciò che ti piace!!! oggi come oggi…in una società così difficile e incasinata….è importante capire quello che vuoi fare per tutta la vita e non avere paura di farlo….ci saranno sempre ingiustizie….incertezze….quelli più bravi di te….ma non importa quanta gavetta dovrò fare…..stringerò i denti perchè diventare redattore è il mio sogno!!! poter leggere e publicare libri….sarà per me un'onore, potrò permettere agli altri di esprimere tutti i loro sentimenti e qualche volta immmedesimarmici!! ho sempre nutrito un profondo legame con essi…..coloro che mi hanno fatto conoscere il mondo in mille colori….con tante di quelle sfumature….mi hanno fatto divertire….commuovere….intristire…..riflettere……a volte sono stati anche confortanti!!! io dico sempre che per fare un lavoro ci vuole una profonda passione altrimenti la tua vità diventerà grigia vuota…..e non importa quanti soldi puoi guadagnare……sarài sempre insoddisfatto!!!:-) con questo ho finito….e concludo dicendo: buona fortuna, e che vinca il futuro reddatore più tenace!!!!:-)

  10. denisocka ha detto:

    Primo, sarebbe il caso di firmarsi.
    Secondo, ne riparliamo fra qualche anno, quando avrai toccato con mano e ti sarai reso/a conto della realtà editoriale.
    In ogni caso, in bocca al lupo, sperando che il lupo crepi e tu non sia uno/una dei tanti che verrà mangiato in un sol boccone, perché da quello che scrivi le premesse ci sono tutte.

  11. denisocka ha detto:

    Ah, dimenticavo: se vuoi davvero fare il redattore, inizia a: non usare in nessun caso o contesto lingua da sms (niente ke, nn, ecc.); attenzione agli errori (un'errore), agli accenti (perchè) e all'uso della punteggiatura (i punti di sospensione sono solo tre e dopo l'ultimo punto si stacca con uno spazio; qualche maiuscola dopo alcuni segni di interpunzione non sarebbero male).
    Non pensare che voglia fare la maestrina saccente, non è la mia ambizione, ma chi riceve lettere di presentazioni e cv fa molto caso a queste cose nella scelta delle persone cui dare una possibilità fra gli innumerevoli aspiranti. 🙂 E imparare a riconoscere e correggere i propri errori è il primo passo per diventare un buon redattore.

  12. utente anonimo ha detto:

    Ciao, mi chiamo Chiara e sono una studentessa di Giurisprudenza,so che è ancora presto (sono al primo anno)ma mi interesserebbe davvero molto entrare un giorno nel mondo dell'editoria per questo ti volevo chiedere se una laurea di legge mi possa servire a trovare lavoro in questo ambiente..gli studi che sto facendo mi piacciono ma speravo di trovare sbocchi differenti oltre al classico avvocato e via dicendo..

  13. denisocka ha detto:

    @Chiara: Le case editrici giuridiche, se non sbaglio, sono più abbordabili rispetto alle classiche, quindi in bocca al lupo!

  14. Maria cristina ha detto:

    Ciao ,ho trovato l’artcolo molto interessante ed illuminante in alcuni punti!ho visto che il post è di otto anni fa ma magari sei disponibile per fare due chiacchiere virtuali e darmi qualche consiglio.
    Sperando di ricevere risposta
    Ti saluto
    M.C.

    • denisocka ha detto:

      Maria Cristina, ciao, sono ormai prevalentemente traduttrice e lontana dalle aberrazioni dell’editoria italiana in tema di precariato. Vivo le aberrazioni dell’ambiente traduttorio, ma quella è una storia leggermente diversa. Non so come potrei esserti utile. Ma se vuoi, scrivi pure alla mia e-mail.

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