Forlì: Terza puntata

Il seminario è interessantissimo: tre traduttori e tre revisori a confronto. Ognuno parla della sua esperienza ma soprattutto tende a puntualizzare i doveri della propria e dell’altrui categoria in un mondo editoriale ideale… che nella realtà, purtroppo, non esiste. Lo ammettono loro stessi.

Fra le cose che emergono e che mi colpiscono per contrasto con la realtà:
1. Un revisore dovrebbe revisionare solo dalla lingua che conosce bene quanto il traduttore.
Giustissimo! Ma nella realtà? Ho revisionato traduzioni dal russo, dall’inglese e dal francese (e sono lingue che conosco), ma anche dal… tenetevi forte… giapponese, olandese, cinese… di cui non conosco una parola. Perché non rifiuto? Perché sono precaria e posso puntare i piedi solo con parsimonia.

2. Traduttore e revisore dovrebbero sempre collaborare per la buona riuscita del testo dando al traduttore l’ultima parola.
Sacrosanto! Ma nella realtà? Le volte che mi è capitato un contatto stretto con il traduttore il risultato è stato sempre eccellente, ma i tempi di lavorazione serratissimi spesso impediscono persino di mandargli un’e-mail o peggio ancora non ti viene nemmeno dato nessun recapito per evitare che revisore e traduttore entrino in contatto e perdano tempo a discutere su frasi, parole, soluzioni (e a volte te lo sconsigliano perché il traduttore o ha fatto un pasticcio e la traduzione va riscritta… e come glielo dici? Oppure perché “è un rompiscatole” e non ti comunicano chi è il traduttore fin quasi alla pubblicazione…).

3. Da contratto il traduttore dovrebbe avere sempre l’opportunità di leggere le bozze per opporsi a interventi arbitrari sul suo lavoro.
Come no! Il che significherebbe un terzo giro di bozze (quando se ne fanno a fatica, e non sempre due). Nella mia esperienza, non ho avuto quasi mai le bozze delle mie traduzioni da leggere e pochissime date. Lo chiedi un paio di volte, poi ti rassegni… dopo tutto sei precaria, intestardirsi è inutile, se non deleterio. Non è per cattiveria se non si danno! Non c’è tempo!

4. Un traduttore serio dovrebbe voler lui stesso svolgere sempre una prova di traduzione, anche con redazioni con cui collabora da sempre… perché non tutti i traduttori vanno bene per lo stesso libro e non c’è nulla di scandaloso nel non superare una prova.
Verissimo! Ho imparato con il tempo che anche i super professionisti spesso non passano le prove di traduzione, e questo dipende oltre che dal testo, anche da chi te le corregge. Sulla questione “richiesta della prova”, però, se lo potrebbero permettere traduttori che hanno un’entrata fissa da ruoli universitari o di altro genere, ma per chi vive solo di incarichi editoriali (con entrate non fisse) quello è lavoro non retribuito e lo svolgi sempre con pochissima serenità. E con i tempi come si fa? Una redazione non ce la farebbe mai a correggere tutte quelle prove!

E mentre loro parlano e io nella mente mi sdoppio fra il mio ruolo di traduttore e revisore, penso che gran parte di queste problematiche e complicanze derivino anche dalla precarietà dei redattori e dalle tariffe basse imposte unilateralmente…
Eppure su questo non sento una sola parola.
Confido nella seconda parte del seminario… dopo pranzo.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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5 risposte a Forlì: Terza puntata

  1. ElisinoB ha detto:

    Parole sacrosante, le tue. E se posso aggiungere un appunto da lettrice, le lacune non passano inosservate. Non sai quanti refusi o frasi infelici trovo nei libri freschi di stampa. Mentre in quelli già ingialliti sugli scaffali sono di solito impeccabili. Comunque il pressapochismo non caratterizza solo il tuo lavoro, ma in generale questa fase storica.
    Buon fine settimana, ciao!

  2. LaStancaSylvie ha detto:

    In tutto questo casino incredibile penso però che tu faccia un lavoro che ami per il quale vuoi batterti, sei quindi già a buon punto!
    LaStancaSylvie 

  3. denisocka ha detto:

     @ElisinoB: perché non mandi i refusi che trovi al sito di rerepre.org, così li mettono nella sezione Svisto si stampi?
    Riguardo al pressapochismo, qui è motivato da meccanismi perversi, non dalla cattiva volontà dei redattori. Giuro!
    @LaStancaSylvie: lo amo e lo odio allo stesso tempo perché mi sento amata e rifiutata allo stesso tempo. è brutto ritrovarsi spesso a sognare di fare altro quando si sta già facendo il lavoro dei propri sogni!

  4. ElisinoB ha detto:

    Molto interessante il sito della Rete Redattori Precari. Non lo avevo notato tra i tuoi link.
    Denise, mai metterei in dubbio la tua buona volontà. “Meccanismo perverso” è la migliore definizione che ci potevi dare.
    Un buon 8 dicembre… Sperando che tu non sia dietro una scrivania a lavorare anche oggi. Ciao!

  5. denisocka ha detto:

    @ElisinoB: cronaca del mio ponte lungo: Un paio di orette di lavoro (facciamo pure cinque o sei) ogni giorno non me le sono negate nemmeno questa volta! Non sia mai che poi mi illuda di avere una vita normale… 😉 Buona festa anche a te!

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