Gli strani meccanismi del collaboratore

In questi giorni sto traducendo un libro, la cui scadenza la mia editor di riferimento mi ha concesso di rimandare un paio di volte (la pubblicazione era stata spostata da loro e c’era spazio) in modo che potessi accettare in mezzo altri lavori. Fatto: libri accettati, portati in consegna, ormai digeriti.

Così a un mese dalla scadenza (oggi sono quindici giorni, più o meno) mi ritrovo ancora con un bel po’ di pagine da tradurre.
Per capire se ce la faccio conto le pagine che mancano, le divido per i giorni che mi restano (senza sabati e domeniche) e penso: “Sì, ce la faccio, a voglia! Ora piccolo mio, a noi due, mi dedicherò a te in via esclusiva, non ti trascurerò più!” Promesse da marinaio

Di lì a pochi giorni tizio chiama: “C’è questa cosa piccolina importantissima, la puoi fare solo tu, non dirmi di no!”.
Riconto le pagine che mancano, le divido per i giorni che mi restano (senza e con i sabati, niente domeniche) e penso: “Sì, ce la faccio, devo solo aumentare un po’ il ritmo, ma ce la faccio!”.

Poi ecco che chiama lei, la mia “collega delle imprese impossibili”: “Denise, ti ricordi vero che quelle bozze sono tue? Non mi lasciare sola, per l’amor di Dio, che l’autore ha consegnato con un mese di ritardo e a singhiozzo, gli impaginatori, con tutte quelle immagini, fanno quel che possono e prima di martedì prossimo non lo impaginano… Ho fiducia solo in te per questo argomento… lo so, lo so, non mi mandare a cagare, ce l’avevi in programma prima, ma senza il materiale dell’autore io l’editing come lo facevo?”.
Riconto le pagine che mancano, le divido per i giorni che mi restano (con i sabati, senza domeniche) e penso: “Sì, ce la faccio, devo solo aumentare il ritmo ancora di un pochino, ma ce la faccio!”.

Infine lei, la mia “coordinatrice dei miracoli” (nel senso che spesso si devono fare miracoli per licenziare i libri che affida… forse qualcuno pensa davvero che abbia poteri soprannaturali se le impone certi tempi e certe tariffe da imporre a sua volta): “Denise, quando vieni in redazione? Volevo guardare con te il piano editoriale e decidere insieme quale lavoro affidarti. Ah, devi consegnare una traduzione fra quindici giorni. Un saltino non lo fai? Ah, e poi hai le bozze di V., è vero… E dopo ti aspetta un editing di 800 pagine per S.? Dai vieni che vediamo se trovi un buco…”.

Riconto le pagine che mancano, le divido per i giorni che mi restano (con i sabati e con le domeniche) e penso: “Sì, ce la faccio, a fatica ma ce la faccio!”.
E sì, o qualcuno mi darà un giorno una possibilità di lavoro più regolare o prima o poi cambierò professione. E quanta esperienza sprecata…

AVVERTENZE: questa è la classica situazione tipo. Non accade solo a me, ma si ripete di mese in mese per molti colleghi che le alte sfere del mondo editoriale considerano interscambiabili, sostituibili con il primo stagista che passa (con tutto il rispetto per gli stagisti bravi e volenterosi, ci siamo passati più o meno tutti da quel ruolo…). La situazione comincia a essere un po’ avvilente e tanti talenti si perdono per strada proprio a causa di questo modo di trattare i collaboratori editoriali, che restano tali a vita (quando non si stufano) per volontà altrui. In editoria per chi fa materialmente il libro, la gavetta non esiste: la gavetta dura per sempre.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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6 risposte a Gli strani meccanismi del collaboratore

  1. Fos87 ha detto:

    Che tristezza.

  2. utente anonimo ha detto:

    Già…
    Giovedì 21 maggio, ore 15.00: “Ciao Alessandro, passi a prendere le bozze del correttore e quelle degli autori, così collazioni il tutto?”
    “Sì, certo. Passo per le 16.30.”
    Ore 16.30: “Ce la fai per domani mattina?”
    Ore 23.25: finito. Mentre tutti riposano e dopo aver lavorato dalle nove di mattina.
    Wow. Magari faccio l’imbianchino.

  3. tafia ha detto:

    Mal comune mezzo gaudio… non sai quante volte anch’io mi ritrovo a rifare i conti pagine/giorni, aggiungendo i sabati, le domeniche, le sere (lo ammetto, spesso capita anche per colpa mia, che vado a rilento o mi distraggo). Per non parlare di quando hai fatto il mega sprint finale con weekend barricata in casa e poi… scopri che l’urgenza non c’era più, ma nessuno ti aveva avvertita! >_

  4. denisocka ha detto:

    @Fos87: lo so che ogni tanto sono pesante e ripetitiva ma voglio che sul mio blog il concetto sia ben chiaro subito, anche a chi ci capita per caso. Chi spera di lavorare in editoria non deve avere l’idea mistificata che avevo io agli inizi, perché questo favorisce solo il suo sfruttamento… e quello degli altri colleghi.
    @Alessandro: quando ti capita di lavorare ancora alle 23.25, pensa che non sei solo. Chissà quanti colleghi sono a faticare su un libro a quella stessa ora…
    @tafia: ah, le urgenze non più urgenze non comunicate! Questa è la cosa più clamorosa di tutte! Tu ti ammazzi di lavoro e il libro resta fermo sulla scrivania di un altro che si mette in malattia oppure c’è uno slittamento nel programma editoriale e a te nessuno lo comunica… Fantastico!

  5. Fos87 ha detto:

    Ma non ti accusavo mica di essere pesante ^^
    Comunque i tuoi resoconti gettano una luce inquietante sul futuro mio e di mio fratello…Meno male che almeno lui può sperare di entrare nei servizi segreti :p (un poliziotto una volta ci disse che i laureati in lingue sono ricercati anche da polizia e servizi segreti, appunto)

  6. denisocka ha detto:

    @Fos87: a volte lo penso io di essere pesante, ma questo blog è nato proprio per sfogarmi, quindi vi beccate i miei sproloqui!
    Comunque dicevano anche a me che i laureati in lingue trovavano subito lavoro; ho fatto giusto in tempo a laurearmi e zac, bella e pronta per me questa flessibilità=precarietà del menga!

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