L’amore rende ciechi

In questi giorni, tra gli altri lavori, per una serie di problemi altrui, mi sto occupando del coordinamento di un libro di cui inizialmente mi avevano solo affidato l’editing.

Così, tempi strettissimi, trova chi ti fa le bozze, calcola i giorni, controlla i grafici (non sono stati tradotti e li traduco io), telefona alla traduttrice per i dubbi, chiedi chi te lo impagina (“Ma buttalo tu in gabbia”, e poi che fai? non sistemi l’impaginato?), intuisci le norme di un’altra redazione per istruire la correttrice, pensa alla bibliografia rimasta in sospeso, chiedi che fine hanno fatto i grafici (“Poi li inserisci tu, vero?”)… l’editing l’ho finito domenica sera anziché giovedì (come da programmi). E ovviamente qualcosa mi è sfuggito.

La mia collega, una ragazza con cui lavoriamo spesso in tandem e di cui mi fido ciecamente, fa le bozze della prima parte: per fortuna sono abbastanza pulite. Discutiamo di un paio di uniformazioni e di soluzioni per rendere più comprensibili alcuni punti e, arrivate a una certa pagina, lei mi domanda, un po’ stupita, di un mio errore veramente sciocco.

“Scusa, ma perché di quest’opera ungherese citata hai messo sia l’originale sia la versione in italiano pubblicata in corsivo? Che te ne fai dell’originale se c’è in italiano?”
“Oh, porca miseria, hai ragione…”
“Certo che quando vedi un titolo slavo, tu non capisci più una cippa, eh?”

A quanto pare, anche i miei colleghi hanno capito che davanti a certe passioni non ci si tiene…

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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8 risposte a L’amore rende ciechi

  1. utente anonimo ha detto:

    … a dir la verità la lingua ungherese non è del ceppo slavo ma è una lingua ungro-finnica… o forse sono io che non ho capito la battuta 🙂

  2. denisocka ha detto:

    Sì, sì, hai ragione, è ugro-finnico. Ma nell’immaginario dei miei colleghi tutto ciò che sta a est, indipendentemente, dal ceppo, è slavo e tocca a me… e non solo nel loro immaginario. All’Università che ho frequentato io, per esempio, letteratura ungherese era accorpata nel nostro istituto (Letterature Slave). 😉

  3. denisocka ha detto:

    E se devo dirla tutta, nella frase vera c’era “pipetta” al posto di “titolo slavo” (quindi al massimo errore mio), e “cazzo” al posto di “cippa”… mi sono presa un paio di licenze… forse era meglio se ero fedele all’originale 🙂

  4. utente anonimo ha detto:

    :):) adesso che ci penso, forse il mio commento era un po’ antipatico… aiuto, ho bisogno di un lavoro 🙂
    Ele

  5. utente anonimo ha detto:

    Questo blog è molto bello e gradevole. Complimenti. Penso che passerò spesso a leggerti. Faccio la traduttrice e redattrice part-time in Inghilterra e molte cose che dici mi toccano da vicino… Ciao, Magda

  6. denisocka ha detto:

    @Magda: in Inghilterra? Ma nel senso che lavori in una casa editrice inglese o che lavori per una delle nostre ma dall’estero? Sono curiosa, fammi capire meglio.

  7. Fos87 ha detto:

    Ungherese??? Mamma mia, è difficile? Mio fratello vuole fare il traduttore, ma dal giapponese.

  8. denisocka ha detto:

    @fos87: difficile? Non saprei dirtelo con precisione, è una lingua che non conosco.

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