W la modestia!

Una delle fortune di lavorare per una grossa casa editrice è quella di poter acquistare con lo sconto i libri del gruppo alla libreria aziendale. Privilegio, questo che all’inizio non avevo, essendo riservato solo agli assunti. Ma ora che i collaboratori stanno diventando quasi più numerosi dei dipendenti, anche i signori della libreria si sono rassegnati a non chiedere più il badge aziendale.

Così ora ne compro tanti, più di quelli che io riesca a leggere.
E ne regalo tanti, più di quelli che sarebbe sensato regalare per non fare la figura della tirchia (“Be’, facile per te che regali sempre libri: li prendi con lo sconto!”).

Così l’altro giorno sono scesa in libreria per acquistare l’ennesima copia del Biglietto stellato da regalare a un’amica (insieme alla mia ultima traduzione appena uscita) e cercandolo nello scaffale dei classici mi sono accorta che tutte le copie erano andate. Il dubbio che le abbia comprate tutte io ce l’ho, ma siccome non ricordo di aver preso l’ultima, vuol dire che anche qualcun altro l’ha comprato. Bene.

Vado subito dalla signora (simpaticissima) della libreria e le chiedo se ne ha in casa qualche altra copia. Mi risponde che me ne procurerà altre due per il giorno seguente.

L’indomani, appena scendo, la signora mi blocca e mi dice che sono arrivate le copie. Corro allo scaffale, ne prendo una e torno alla cassa. Lei guarda la copertina, fa una faccia compiaciuta e mi domanda: “Ma è davvero così bello?”. Ecco arrivato il momento di diffondere la voce, far partire il passaparola, incoraggiare qualcuno a leggerlo…

Ma invece di farmi venire in mente qualcosa di fenomenale da dirle, nel mio cervello gira un solo neurone, come nella testa di Homer Simpson.
Riesco a malapena a sparare: “Sì, l’ho fatto io!”. Lei mi guarda come a dire: “Bella mia, qui tutti i miei clienti fanno i libri, mica solo tu!”.
Tento subito di correggere il tiro con: “Be’, ovviamente non l’ho scritto io, me ne sono occupata…”
Non miglioro le cose e mi rassegno ad aver perso l’occasione di incuriosire lei e le persone in coda alla cassa.
Porca miseria, che bamboccia! Possibile che non sappia mai fare pubblicità come si deve nemmeno alle cose cui tengo tanto?

p.s.: ah, dimenticavo… BUON 25 APRILE! Io per la prima volta, dopo anni in cui non me ne sono persa una, non sono andata in manifestazione… dovevo lavorare…

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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13 risposte a W la modestia!

  1. francescoj ha detto:

    Le cose belle non hanno bisogno della pubblicità: la generano da se stesse.
    Mi ha incuriosito questo libro e corro a comprarlo così poi ti commento.
    In bocca al lupo e ….abbi pazienza…arriva…arriva…
    don’t worry
    Buonagiornata!

  2. denisocka ha detto:

    @francescoj: Bene, poi quando l’hai letto fammi sapere cosa ne pensi, ok? E soprattutto… crepi il pupo!

  3. jardigno1965 ha detto:

    che la tua fosse una pubblicità negativa, all’americana ? Bellissimo post !

  4. utente anonimo ha detto:

    Ogni volta che in una qualunque libreria passo vicino ai libri da me tradotti, io li accarezzo… se non è feticismo questo… Temo quello che potranno pensare gli ignari astanti ;D

    Comunque se un libro è bello non esitare a passare parola: del resto lo faresti comunque, no? che tu ci abbia lavorato o meno…

    E ovviamente anch’io ho lo sconto presso la libreria “aziendale” 😉

  5. denisocka ha detto:

    @jardigno1965: intendi di tipo comparativo? W pepsi-no cola? A questo punto lo spero 😉
    @utente anonimo (che presumo sia Ilaria): Io ho anche un’anta della libreria di casa dove tengo con orgoglio anche quelli revisionati… e le bozze di quelli belli… e per averli (gratis) ho un tacito accordo con le redazioni per tenermi via una staffetta (nessuno me la nega mai… sarà per la faccia tosta?).

  6. utente anonimo ha detto:

    Ehm, no, scusa: sono Darak e mi sono dimenticato di firmarmi (di solito lo faccio quando commento su splinder, non avendo l’account)… però il link al mio blog l’avevo messo… non sia mai che me ne dimentichi 😉

  7. denisocka ha detto:

    Oh, scusa Darak, ho pensato fosse Ilaria perché anche lei si dimentica sempre di firmare. Ero un po’ di fretta… 😉

  8. bamborino ha detto:

    Ce l'ho ma non l'ho ancora letto. Prometto che lo leggo subito, appena finito Canne al vento. E lascio un link a un nostro post che aveva fatto nascere qualche problema con, credo, un/a tuo/a collega.http://terminedellanotte.splinder.com/tag/goldacre+ben

  9. denisocka ha detto:

    @Bamborino: Benvenuto, Bamborino! Ho letto un po' di fretta, perdonami, la polemica (magari stasera con più calma rileggo tutto) ma i refusi, purtroppo, sono fisiologici… quando pochini. 😉 Le fantastiche CE che nomini erano un tempo quelle perfette, ora non lo sono più e la ragione la trovi qui: http://www.rerepre.orgLa qualità interessa ormai molto poco, altrimenti farebbero in modo di creare delle redazioni stabili nelle CE, facendo crescere professionalmente i propri lavoratori. è giusto incavolarsi, ma farlo puntando più in alto: incavolatevi con le CE!!!Ah, dimenticavo: qualche refuso "fisiologico" potrebbe esserci anche nel Biglietto Stellato… 🙂

  10. bamborino ha detto:

    Infatti per Einaudi ci siamo ricreduti pubblicamente nel blog. Comunque mi piacerebbe sapere perché, per esempio, Adelphi va benissimo in generale, ma fa casino nella Collana dei Casi. En passant, uno/a però ci potrebbe arrivare da solo/a, che la batteria del Mac va trattata come quelle dei telefoni. Un saluto. E ancora passant, ho appena preso il libro di Vollmann, e avrei da dire già sulla traduzione del titolo. Perché non Centrale Europa, visto che se non mi sbaglio poi nel testo c'è scritto così? Ma l'ho detto, che sono un rompiballe. Un saluto. E sono proprio contento di questo incontro.

  11. denisocka ha detto:

    @Bamborino: ma come non sei d'accordo sul titolo? Non sai che discussioni per quello! (scherzo). Sui titoli c'è poco da fare: sono le Grandi Leggi del Marketing a guidare nelle varie scelte… peccato che nessuno sa con certezza quali siano queste leggi… 🙂 Però, non è il caso di Vollmann: era la comunanza con il titolo originale la cosa importante… almeno credo… non me lo massacrare, per favore, ok? Invece ti racconto questa: qualche anno fa, ai miei inizissimi (2004), una CE cambiò un titolo in una cosa assurda e senza senso perché in originale c'era la parola "uccelli"… con grande "disperazione" mia (ero la revisora) e della traduttrice. "Uccelli di rovo" era stato proprio un titolo spregiudicato negli anni ottanta… 😉

  12. bamborino ha detto:

    Grande. Lo so che i titoli sono roba del marketing e non sono colpa dei traduttori. Avevo già piantato una grana in un blog per Easter Parade, grana che riapparirà puntualmente in un post a breve. Per dirne una di tanti anni fa, il film di elia Kazan America America era uscito con il titolo Il ribelle dell'Anatolia. E ripeto che sono veramente contento di questo incontro. Adesso lascio in pace. Grazie di tutto.

  13. bamborino ha detto:

    Comunque di Vollmann ho appena finito Come un'onda… e bisogna dire che è proprio un grande.

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