Non si può mai stare tranquilli

Neve non ce l’ha fatta.
Girava da qualche giorno la voce nel quartiere fra padroni di cani e non.
Ora c’è il panico.
Perché Neve, un piccolo maltese bianco, innocuo e nemmeno tanto rumoroso è stato avvelenato.
Di proposito, senza una ragione (sempre che ne possa esistere mai una).

Hanno imbevuto un osso con il veleno per le lumache e gliel’hanno gettato nel giardino. Una vera tentazione per ogni cagnetto.
Ho sempre sentito di disgraziati (cacciatori e contadini ignoranti) che lasciano in giro esche per i campi, pensando di combattere così il randagismo e salvare le loro prede di caccia o le galline del pollaio, ma che succedesse in città non me l’aspettavo proprio. Che qualcuno avvelenasse di proposito un pastrocchino bianco, che per qualcuno è molto di più di un semplice cane, ha dell’incredibile.

Di casi di cani avvelenati ne ricordo fin dall’infanzia ma di solito riguardavano esemplari tanto fastidiosi (che abbaiavano feroci a chiunque passasse) che il motivo per cui accadeva, sebbene indecente, era facilmente individuabile.
Ma così ha ancora meno senso.

Che razza di sadico è uno che fa una cosa del genere?
Ne parlavo con un altro ragazzo del quartiere, il padrone di Bimba, una cavalier king amica di Bruska, e ricordavamo di aver trovato negli stessi giorni, sotto il cestino di fronte a casa mia, un gruppetto di ossa con del pane imbevuto di viola. Ci è sembrato strano e nonostante non ci fosse ancora stato il caso di Neve, abbiamo tenuto lontane le cagnette e con dei fazzoletti abbiamo buttato via tutto.

A quanto pare qualcuno si diverte a fare del male ai cani della zona.
Ma si renderà conto che:
1. quel tipo di sadismo può essere sintomo di una crudeltà ben più grave (lo prova ogni biografia di serial killer)?
2. uccidendo il cane provoca enorme dolore alla famiglia in cui la bestiolina vive?

Ora, per esempio, c’è una bambina che non sa darsi pace: piange dalla mattina alla sera e non riesce ad andare a scuola.
Addio Neve. Ti auguro un paradiso di tante crocchette, biscottini per cani, palline e giochini, e magari anche qualche bistecca, una cuccia deluxe, scarpe da morsicare, carezze infinite sulla testa e grattini sulla pancia.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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