I misteri del marketing 3… Cambio titolo?

In questi giorni sto rivedendo la revisione di una revisione di una traduzione.
Insomma un revisore ha fatto un po’ un pasticcio (o forse il traduttore all’inizio) sotto certi aspetti di accuratezza e ci sto rimettendo le pezze.

Tra le varie cose da controllare, siccome il testo è pienissimo di citazioni, stavo andando a caccia per capire se per gli autori più famosi c’erano già traduzioni accreditate da poter usare (lavoro che avrebbe dovuto fare a monte il traduttore, o al posto suo il revisore, segnalando poi alla redazione le fonti usate e le traduzioni sue).

Così mi sono ritrovata a riflettere sulla tendenza, o vizio, che hanno negli ultimi anni le case editrici di stravolgere completamente i titoli. Per ragioni di marketing, dicono.
E calcolavo che in questi anni su:
11 traduzioni che ho firmato finora, hanno cambiato il titolo a 10, di cui solo 3 riconducibili un po’ all’originale;
25 revisioni di narrativa (conto solo quella perché per altri generi è già più giustificabile), ne hanno cambiati 20;
bozze, troppe per ricordarmi.

E penso:
1- se la tendenza è cambiare il titolo a opere che tanto chissene, non hanno un valore tale da essere rispettate, ma serve un titolo accattivante per suggestionare il lettore e supplire al contenuto, io faccio proprio tanti libri di spessore zero;
2- se anche solo fra dieci anni mi ricapiterà un lavoro simile, una grossa “caccia alla fonte“, con libri tradotti da noi negli ultimi dieci-vent’anni, come farò dai semplici titoli in italiano a ricondurre ogni opera al suo originale?

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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5 risposte a I misteri del marketing 3… Cambio titolo?

  1. babystarsower ha detto:

    l’ho finito! Come “cosa?”! Il biglietto!!! E’ delicato e commovente come me lo ricordavo, ma ora ha sicuramente una marcia in più!

  2. utente anonimo ha detto:

    Se ti può consolare, in una traduzione non mi è stato cambiato solo il titolo… ma anche l’incipit. Inventato di sana pianta!
    Per il punto due c’è sempre da augurarsi che i vari cataloghi (italiani ed esteri) si ricordino di mettere anche il titolo originale (quello di Francia se ne dimentica spesso).

  3. denisocka ha detto:

    @baby: Sono felice che ti sia piaciuto. Ci sarà presto una presentazione a Milano. Non mancare!
    @utente anonimo: eh, che vuoi farci, sono i misteri del marketing editoriale… capisco il titolo, ma perché l’incipit? Che esagerazione!

  4. utente anonimo ha detto:

    Ops, ho dimenticato di firmarmi. L’incipit è stato cambiato… per far il paio con il titolo (ugualmente di fantasia), ahimè. 😉
    Ilaria

  5. inachisio ha detto:

    E’ sempre interessante leggere i tuoi post. Riguardo alla questione titolo, mi pare di poter dire che ormai molti libri sono “oggetti a sé” (e lo dico con sofferenza), slegati dalla loro storia nelle precedenti vite pluirilingue. Ci sono, è vero, dei casi in cui la traduzione in italiano rende male, ma più spesso credo che questi cambio titolo siano dovuti alla presunzione del marketing di aver capito così bene i clienti da permettersi di giocare un po’ a fare gli autori. Ops, l’ho detto! Non me ne vogliano i colleghi.

    Inachis

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