Guerra fra poveri

In questi giorni mi sono ritrovata a scrivere a titolo personale (non sono riuscita a trattenermi) a un Arci milanese che organizza corsi, nemmeno troppo economici, di editoria con il supporto di una casa editrice romana.

In buona fede, ho pensato che forse a Roma le cose andassero diversamente e che ne avessero aperti anche a Milano ignari della reale situazione limite che viviamo io e i miei giovani colleghi.

Forse esasperata dal fatto che conosco bene il mercato editoriale di questa città, ho usato davvero frasi un po’ sibilline che hanno portato i titolari a leggerci un’accusa di truffa.

Forse non sono più davvero capace di scrivere con serenità quando si tratta del mio lavoro precario, se poi persino alcuni colleghi obiettano: “Perché cosa fanno di male?”.

E infine, forse è vero anche che nonostante la crisi (ma questa è una crisi cronica che dura almeno dal 2000), la formazione vada fatta ugualmente.

Tuttavia, continuo a pensare che sia una guerra fra poveri se alla fine mi si risponde questo:
“…nessuno, né a XXXX né a XXXX, si arricchisce sul lavoro altrui né sulle quote d’iscrizione dei corsi, casomai usa quelle entrate per continuare a esistere.”

Be’, come minimo sarò stata bandita sia dall’arci sia dalla casa editrice. 😉

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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