Dal quattro al cinque

Sono tornata a pieno regime lavorativo.
A dicembre ero terrorizzata perché non avevo nulla da fare.
Ora invece…
1 russo in chiusura giovedì;
1 altro russo, classico (non sia mai!), da chiudere in stand-by per problemi di diritti;
1 revisione iniziata il mese scorso, di un bel romanzo, da consegnare entro una settimana;
1 revisione nuova, chick-lit, da iniziare al più presto con consegna a fine febbraio;
1 traduzione, thriller medievale, con consegna primi di aprile.
E siamo a cinque.
Siccome due sono in chiusura, direi… dal quattro al cinque.

Cui dovrò aggiungere:
una presentazione del Mestiere di riflettere a Milano verso la fine di febbraio;
almeno una ufficiale di Aksenov, e altre non ufficiali, in chissà quale data;
prove e serate con il mio gruppo jazz.

Sto già cominciando a sentire il sovraccarico psicologico e fisico che mi si riverserà addosso: niente sabati e domeniche, nervi a fior di pelle, ben più di qualche notte insonne, pagamenti da sollecitare, paura di prendere anche solo un raffreddore e che salti fuori qualche, immancabile, imprevisto.

Tuttavia, preferisco di gran lunga questo stress all’inattività e al terrore di non avere lavoro.
Minano entrambi la mia salute, ma con il primo almeno porto a casa la pagnotta.
A fatica, ma la porto a casa.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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