Copertine

Sto imparando quali sono i canoni da seguire per scegliere una copertina.
All’inizio sono rimasta un po’ basita, ma adesso che la probabile scelta per Aksenov è stata fatta comincio a comprenderne le ragioni.
Il concetto principale che si prende in considerazione, o perlomeno che prende in considerazione il mio editor “illuminato”, è il seguente:
deve essere evocativa.

Non è indispensabile che rispetti alla lettera il contenuto del libro, ma che affascini ricordandone le sensazioni, i concetti basilari che esprime. E attiri il lettore proprio in virtù della sua capacità di evocare. Sia in bene sia in male.
Discutendone con i colleghi, poi, mi sono accorta come la questione copertina sia davvero personale.
“Che copertina brutta che hanno scelto per questo libro!” ha detto un collega una volta, prendendo in mano un testo sull’agnosticismo. Concordavo abbastanza.
Poi è arrivata un’altra collega: “Certo che questa copertina è proprio una meraviglia, a dir poco geniale!”.
Chi aveva ragione? Ma soprattutto, si sceglie sempre un libro dalla copertina?

Ora più penso alla copertina del Biglietto stellato (sempre che rimanga quella) più mi convinco che è quella giusta. E, secondo me, è stupenda.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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7 risposte a Copertine

  1. Sonnenbarke ha detto:

    Secondo me non si sceglie sempre un libro dalla copertina, ma la copertina è comunque un aspetto molto importante. A me, personalmente, capita molto spesso di prendere in mano un libro solo perché attratta dalla copertina. Poi leggo la quarta o il risvolto, sfoglio le pagine, e decido. Ma l’occhio vuole la sua parte, e spesso può essere una parte decisiva.

  2. utente anonimo ha detto:

    io adoro le copertine semplici semplici; i nuovi tascabili einaudi, solo colore e niente immagini, mi sembrano splendidi!

    andrea

  3. denisocka ha detto:

    @Sonnenbarke: faccio anch’io più o meno come te, ma ci aggiungo anche la lettura dell’incipit e quella del nome del traduttore (nel caso di autore straniero). Deformazione professionale. Non discrimino invece la casa editrice perché so che nuocerei a chi ci lavora.
    @Andrea: io, invece, quelle senza immagine non le sopporto, le trovo asettiche. Adoro invece il genere “foto invecchiata o d’autore” stile Neri-pozza, presente?

  4. Sonnenbarke ha detto:

    Beh, ma io sintetizzavo! Perché in effetti leggo anche il nome del traduttore e tutto il colophon, se non conosco già la casa editrice…

    Le copertine monocolore mi piacciono, infatti ho una passione per la Reclam – però in quel caso le trovo graficamente migliori perché su un formato piccolo il monocromo sta meglio, secondo me.
    In generale le preferisco anch’io con delle belle immagini, siano esse foto o disegni o quant’altro.
    La Neri Pozza secondo me è una delle case editrici con le copertine più belle. (Pensa che, all’università, ho fatto pure una sorta di tirocinio con il grafico di cui si servono).

  5. inachisio ha detto:

    Se non si sceglie un libro sempre e solo dalla copertina, è vero però che non si sceglie mai un libro a prescindere dalla copertina.
    Detto questo, mi pare che davvero ci sia molto di soggettivo, e chi dice di avere regole certe bara.
    Però la copertina dice molto: dice cosa rappresenta quel libro per l’editore, a che tipo di lettore pensa di proporlo, che idea ha del libro stesso.
    A me urta, per esempio, vedere copertine troppo commerciali su autori che ritengo validi e profondi. E’ solo un esempio.

    Inachis

  6. denisocka ha detto:

    @Inachis: ecco, questo mi incuriosisce. Cosa intendi per commerciale?

  7. inachisio ha detto:

    Premetto che “commerciale” in sé non ha per me un’accezione negativa. Se faccio libri è per venderli. Ma “commerciale” in questo commento allude a quelle copertine con il nome dell’autore più grande del titolo, con un’immagine scontata, lettering da Circo Togni… So che dovrei fare dei nomi, eh?! Ma sono un gentleman.

    Inachis

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