Al limite della follia…

Ieri, in pratica, ho tentato di suicidarmi.
Non nel vero senso della parola, naturalmente, dal punto di vista lavorativo.
Questa condizione da precaria mi sta portando al limite e ieri ne ho avuto la conferma definitiva.
Sapevo di sbagliare ma mi sono slanciata in avanti come un caprone, a testa bassa, in preda alla follia pura, e ho finito per prendermela con chi non se lo meritava. Ho sbagliato i toni e l’interlocutore, e questo probabilmente mi segherà le gambe per il futuro.

Eppure, nonostante sappia di aver sbagliato con quella persona, nel mio profondo sento di potermi giustificare almeno un po’ con me stessa, per il tipo di vita che mi stanno facendo fare, perché pur di lavorare ho deciso di accettare troppo spesso condizioni che mi stavano strette, imposte unilateralmente. Non si può, e non si deve, dire sempre di sì, e quando decidi di alzare la testa devi farlo con diplomazia. Il fatto che io ieri l’abbia buttata nel cesso per un momento, un po’ mi inquieta. Io non sono così, ma mi ci stanno facendo diventare.

Direte: “Uh, che novità! Nel mondo del lavoro ne dovrai ingoiare di rospi!”.
Sì è vero, ma qui a furia di ingoiare rospi, ho finito per sputarli tutti in faccia a chi me ne aveva imposti di meno e che qualche volta, addirittura, me ne aveva tirato fuori qualcuno per permettermi di respirare. Non se lo meritava.

Ecco quello che fa una vita lavorativa non serena, e ora tremo perché questo errore potrebbe costarmi molto, molto caro.
E chi è precario, lo sa: un errore non se lo può concedere mai. Mai.

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La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
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4 risposte a Al limite della follia…

  1. tafia ha detto:

    Tasto dolente… Proprio ieri ho accettato delle scadenze da incubo a una tariffa da minimo sindacale (anche se nei giorni precedenti mi ero imposta dei limiti) perché al telefono faccio una tremenda fatica a dire di no. Perché ho il vizio di voler accontentare tutti (spesso non accontentando me) e il senso di colpa se rifiuto un lavoro, perché “meglio averne troppo che non averne” e la crisi e “soldini in più fan sempre comodo”, ecc. Perciò è ovvio che ogni tanto si esploda. E si esplode sempre al momento sbagliato, con le persone sbagliate.

  2. denisocka ha detto:

    @tafia: come ti capisco! In questo momento spero lo capisca anche la persona interessata che dopo tutto, prima di essere interna, era proprio come noi!

  3. utente anonimo ha detto:

    Accidenti Denise,
    ma che cosa hai combinato a questo tuo sventurato interlocutore?
    A volte si rischia di esplodere, già. Questo è vero anche se sei dipendente e garantito, te lo assicuro.
    E poi diplomazia o sincerità? La seconda sarebbe un bell’esercizio di igiene nelle relazioni. Sincerità forse può voler dire raccontare allo sventurato ciò che hai raccontato a noi. Chi lo sa, magari la sincerità può iniziare a pagare?
    Un abbraccio,
    Alessandro

  4. denisocka ha detto:

    @Alessandro: già fatto. Mi sono scusata con la sincerità che in fondo mi contraddistingue. Ora incrocio le dita sperando che questa persona si ricordi com’era fare il collaboratore esterno.

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