Prima puntata: Dall’università all’editoria

Premetto che la gavetta, purtroppo, è tutt’altro che finita, e probabilmente, visto il campo che mi sono scelta, non finirà mai, ma un’amica lettrice del blog era curiosa di sapere come sono riuscita a infilare, senza conoscenze, un piedino in un mondo chiuso come quello dell’editoria, così non mi resta che raccontare i miei inizi.

Mi sono laureata in letteratura russa contemporanea, con una tesi sul rapporto fra letteratura e jazz in Unione Sovietica (sì, il jazz esisteva anche lì, e quando leggerete Aksenov ve ne accorgerete). Il giorno dopo la discussione il mio professore mi chiese se ero interessata a un lavoro in Università e mi propose di partecipare alla selezione per una borsa di studio in Cultura russa (bellissima esperienza che si è conclusa dopo un anno, quando l’allora governo Berlusconi tagliò i fondi della ricerca universitaria).

Nel frattempo avevo fatto una serie di colloqui per un posto in una multinazionale di elettrodomestici vicinissima a casa. Avrei dovuto dirigere l’ufficio commerciale di Russia e Paesi dell’Est, posto a tempo indeterminato cui rinunciai una prima volta per restare in Università e una seconda (mi richiamarono un paio d’anni dopo) per continuare nell’editoria.

Così nell’ottobre del 2002 ero a spasso e pensai a cosa mi sarebbe davvero piaciuto fare nella vita. Mi diedi una risposta: lavorare nell’editoria. Mi informai sulle varie possibilità esistenti per formarsi alla professione. Corsi, corsi, corsi. C’erano master stupendi che, tuttavia, costavano cifre che non ero disposta a spendere (dovevo far entrare qualcosa in cassa, non farla di nuovo uscire!).

L’unica soluzione un corso Fse. Mi iscrissi, frequentai sei mesi di corso, cui sarebbe dovuto seguire uno stage in azienda. A lezioni terminate scoprii che, sebbene bravi nell’insegnare le tecniche editoriali, quelli che organizzavano il corso erano del tutto incapaci di trovare stage decenti. Come il resto dei miei compagni, me lo trovai da sola, con estrema fatica e un’immensa faccia tosta. Dopo vari tentativi con molte case editrici milanesi, finii per lasciare un messaggio sulla segreteria telefonica di un piccolo ma importante agente letterario.

Mi richiamò: “Patti chiari e amicizia lunga, lo stage qui è solo formativo, sono solo agli inizi, non posso permettermi di pagare un’altra persona”. Almeno era stato chiaro e onesto. Lo stage durò tre mesi, in cui imparai i nomi delle persone delle varie case editrici cui avrei potuto mandare un cv a esperienza conclusa.

E così accadde: inviai una valanga di cv. Mi risposero positivamente in tre e mi offrirono la possibilità di una prima collaborazione.

Annunci

Informazioni su denisocka

La vita dura (ma non troppo) del collaboratore esterno (ma non troppo)
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Prima puntata: Dall’università all’editoria

  1. Sonnenbarke ha detto:

    Ti ringrazio per aver raccontato la tua esperienza, Denise.
    Penso che a me manchi più di tutto la faccia tosta…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...